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MEMORIE UTILI

Il Colera a Napoli e i napoletani “colerosi”. Quando i porta-malaria eravamo noi

Razzismo | 8 Settembre 2017

A volte bisognerebbe ricordarsi la propria storia.
La storia recente, quella dei nostri genitori, di cui serba memoria solo qualche coro da stadio, qualche aneddoto e che mi fa pensare alla cicatrice sulla spalla destra di mia madre.
Era il 1973.
All’epoca i neri non erano ancora un problema sanitario. C’era qualcun altro che – tutto sommato – era abbastanza sporco, brutto e cattivo da far pauraa tutta la nazione e a giustificare i segni della crisi economica (quella degli anni ’70, quella vera, che in fondo ci portiamo ancora addosso).
I Napoletani. Gli sciagurati crminali, accusati di “epidemia colposa”.
Mentre la nostra gente protestava, chiedeva interventi sanitari, diritto alla salute, qualcuno rideva, ci indicava col dito, chiedeva di mettere in quarantena la città, di ghettizzarla “perché finché si infettano tra di loro va bene, ma non venissero a casa nostra” (all’epoca “casa nostra” era l’Italia e i barbari eravamo noi).
Oggi – quando, alla fin fine, il nostro privilegio bianco ci consenta addirittura di fare un dibattito su quanti vaccini gratis preferiremmo avere – gli appestati sono altri. Quegli altri, come facevamo noi, chiedono diritti, assistenza medica, diritto alla vita.
Noi gi rispondiamo chiedendo ghetti, frontiere, perché le loro malattie non le devono portare a casa nostra.
“Colerosi, terremotati, con il sapone non vi siete mai lavati”.
Lo stiamo cantando noi. Abbiamo trovato qualcuno più sporco, che ci fa sentire improvvisamente puliti. E finalmente, questo coro, possiamo cantarlo noi.

 Andrea Salvo Rossi
Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 8 Settembre 2017 e modificato l'ultima volta il 8 Settembre 2017

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