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Mena Morlando, la venticinquenne uccisa a Giugliano dalla mano armata della camorra

Nun te scurdà | 14 Dicembre 2020

Saranno stati cento metri o poco più. Un piccolo tratto di strada dalla sua abitazione di Giugliano fino alla lavanderia verso la quale si stava recando.

Filomena Morlando, venticinque anni, percorreva via Monte Sion, nei pressi dell’antica Chiesa di Sant’Anna nel cuore della popolosa Giugliano quando esplode e si consuma, in pochi attimi, l’agguato nel quale ha perso, da innocente, la vita.
Era il 17 dicembre del 1980. In quegli anni era in atto una guerra intestina tra camorristi che volevano tutti mettere le mani sugli appalti dello smaltimento delle macerie e delle ricostruzioni in seguito al terremoto che ha sconvolto la Campania nel novembre di quello stesso anno.

Diremmo che Mena sia morta “per sbaglio”, perché si è trovata nel posto e nel momento sbagliato, ma questo non renderebbe giustizia a Filomena e alle numerose vittime innocenti della camorra.

Filomena Morlando, i suoi sogni, la sua vita, la sua quotidianità erano, invece, nel posto giusto. Senza logica resta, invece, la presenza di criminali senza scrupoli che credono di poter utilizzare le nostre città come teatri per le loro sporche rappresentazioni.
Nella vicenda di Mena, erano Francesco Bidognetti  e gli affiliati al clan Mallardo, allora alleati con la Nuova Camorra Organizzata di Cutolo, ad essere nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Come sempre, d’altronde.

Il corpo di Mena utilizzato come scudo umano

Quando Francesco Bidognetti è in soggiorno obbligato a Giugliano in Campania, la NCO di Raffaele Cutolo detta ancora legge nel contesto criminale di questi territori.

Il 17 novembre 1980, l’obiettivo dei killer è proprio il boss emergente del clan dei casalesi. Quello che poi sarebbe diventato il famoso “Cicciotto ‘e mezzanotte”, aveva 29 anni e ancora una lunga storia criminale davanti a sé.

I sicari appartenevano alla banda camorristica rivale, quella legata alla NCO alla quale il clan Mallardo di Giugliano era affiliato.
Ci sono voluti molti anno per ricostruire la dinamica della vicenda che ha portato alla morte di Mena Morlando.
Sembrerebbe, infatti, che il boss si sia fatto scudo di Mena per ripararsi dal fuoco nemico. Così, la ragazza con il sogno di diventare insegnante della scuola pubblica, finisce sotto i colpi infami della camorra.

Mena muore sul colpo. Vana sarà, infatti, la corsa in ospedale. Quegli indumenti che portava con sé e che sarebbero stati trattati con i detergenti della lavanderia, resteranno per sempre sporchi, macchiati anche dal sangue innocente di una giovane vittima. Sangue che, si spera, nessuno proverà mai a cancellare dal tessuto della memoria.

Nel solco della memoria

Eppure, qualcuno aveva provato a cancellare il ricordo di Mena Morlando, a rendere meno limpido il racconto della sua terribile uccisione.
Nell’immediato, certa stampa aveva provato a raccontare l’omicidio di Mena utilizzando la narrazione dell’omicidio passionale. Accade spesso, infatti, che in seguito ad atti imperdonabili, come quello dell’assassinio di Mena, saltino fuori versioni infamanti la vita e il ricordo delle persone innocenti.

Una pratica che la camorra conosce bene e che ha spesso utilizzato come ulteriore arma per tentare, oltre alla vita, di spegnere anche la fiamma del ricordo delle vittime innocenti.

Per questa ragione, quello della famiglia Morlando è stato un vero e proprio calvario. Non è bastato perdere una figlia, una sorella, una parente. Bisognava ancora infliggere ulteriore dolore ad una famiglia dilaniata dalla sofferenza per la scomparsa di una donna giovanissima, animata da speranze e sogni che nessuno mai vedrà realizzati.

Il rischio è stato anche quello di far cadere Mena e la sua vicenda tra le spire dell’oblio collettivo. Ma la caparbietà dei familiari, in particolare dei fratelli, e l’azione appassionata, tra gli altri, del magistrato Raffaele Cantone, originario proprio di Giugliano, hanno contribuito a rinvigorire e restituire dignità alla memoria di Mena Morlando.

A lei, infatti, è stata intitolata nel 2010 una strada del comune di Giugliano in Campania. Qualche anno più tardi, nel 2014, il presidio cittadino di Libera sceglie di intitolarsi con il nome di questa vittima innocente della camorra. Lo stesso è accaduto per il presidio Libera di Salerno.

Oggi, dal 2016, la Sala Consigliare del comune di Giugliano è intitolata a Filomena Morlando e la sua storia è stata riportata nei libri “Solo per Giustizia” di Raffaele Cantone e “Come nuvole nere” di Raffaele Sardo.

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 14 Dicembre 2020 e modificato l'ultima volta il 14 Dicembre 2020

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