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MERAVIGLIE RESTITUITE

Recuperato alla fruizione il tempio di Pietravairano, simbolo di identità collettiva

Arte e artigianato, Attualità, Beni Culturali, Storia, Turismo | 17 Agosto 2016

tempio Pietravairano

Il teatro tempio di Pietravairano è stato scoperto nel 2001 da Nicolino Lombardi, dirigente scolastico, studioso di storia locale e appassionato di  veicoli ultraleggeri. Fu proprio in un suo volo che mentre attraversava Pietravairano scorse la cinta muraria su San Nicola.

Quei ruderi erano la punta di uno dei più belli e rari esempi di impianti del tipo teatro tempio, accertati in Sud Italia.

Lombardi individuò l’antico santuario costruito da un tempio ed n teatro, posti su due terrazze a quote differenti, all’altezza di circa 500 metri: una scenografia già di per sè straordinaria, accentuata ancor di più dal meraviglioso panorama.

I romani (in età repubblicana) lo realizzarono quale simbolo di potenza da mostrare ai popoli della zona. Per fare questo scelsero la cima di un monte in modo che potesse essere ammirato da tutti: Pentri, Sanniti, Sidicini e da tutti coloro che si trovavano sulle strade che conducevano verso il Lazio, la Puglia e il Molise.

Secondo gli storici il tempio era un’area di culto fortificata dedicata alla dea Mefitis (in epoca sannitica) e a Giunone in epoca dello splendore dell’impero romano. Un centro dove oltre a venerare la dea si svolgevano attività culturali e politiche delle popolazioni sannitiche che occupavano l’area. In età romana, il tempio fu completamente trasformato con la costruzione di un ampio teatro, scavato direttamente nella roccia nel quale andavano in scena diversi spettacoli.

L’area si presenta in questo modo oggi: sulla terrazza superiore troviamo c’è il tempio, un edificio a pianta rettangolare detta tuscanica: è costituito da un’anticamera (pronao) che permette l’accesso a tre ambienti molto simili (cellae) dove, probabilmente, si trovavano le statue delle divinità adorate in questo luogo.A una ventina di metri più in basso c’è invece il teatro, di cui si conservano la cavea semicircolare, ricavata sfruttando il pendio naturale della collina, e la scaena (la struttura dov’era rappresentata la scenografia) situata lungo il margine meridionale della terrazza, rinforzata da quattro torrette.
La cavea ha uno sviluppo lineare di circa 800 metri e si suppone avesse una capienza non superiore ai 2000 posti a sedere. Nell’angolo Est del tempio, è stata portata alla luce  ancheuna cisterna che doveva essere, in origine, la cava da dove è stato prelevato parte del materiale di costruzione.

La tecnica edilizia impiegata per la realizzazione del complesso è l’opus incertum, diffusasi a partire dal II a.C., realizzata con blocchi di calcare di varie dimensioni, legati da malta.

Il santuario di Pietravairano, insieme a quello molisano di Pietrabbondante, rappresentano un raro esempio di tempio a tre celle in ambiente sannitico, di epoca tardo-repubblicana (II-I secolo a.C.): sono la testimonianza materiale della conquista romana del territorio della Campania settentrionale.

L’associazione teatro-tempio può essere stata adottata anche per il sito archeologico di Callifae, l’odierna Roccavecchia di Pratella.

Probabilmente il centro urbano di Teanum Sidicinum, l’attuale Teano, ha avuto un ruolo importante nella trasmissione dei modelli monumentali e scenografici dell’architettura romana nel cuore del Sannio, secondo una direttrice che raggiunge l’area appenninica, come provato dagli impianti di Pietrabbondante.

Nella sua veste di santuario di altura, a controllo di un’importante via di comunicazione, è facile pensare che il complesso teatro tempio di Pietravairano rappresentasse un punto di riferimento per le popolazioni circostanti, disperse sul territorio.

Era dunque un forte simbolo di potere e di identità collettiva.

La sua fruizione oggi è stata comunque consentita anche grazie a una sinergia durata fino oggi e a costo virtuoso per la collettività: comune, Università di Lecce e Provincia di Caserta dal 2012 al 2014 hanno messo a disposizione due operai che materialmente hanno eseguito gli scavi, l’università del Salento ha fornito la consulenza scientifica sotto la guida dei professori Gianluca Tagliamonte e Francesco Sirano, coadiuvati da Luciano Rendina e da quattro studenti. La Provincia di Caserta fornì una squadra di lavoratori forestali per la sistemazione e la messa in sicurezza del sentiero che conduce al Tempio. E anche i privati hanno contribuito: a Pietravairano concessero gratuitamente la propria abitazione nella quale alloggiavno gli archeologici. La struttura, posta nel centro storico, fu utilizzata anche come laboratorio per lo studio e la catalogazione dei ritrovamenti. I risultati, dopo qualche mese dall’inizio degli scavi, sono stati subito buoni: una grossa fetta di teatro, vasi, decorazioni e tombe, tornarono alla luce. L’intervento partì dopo la concessione giunta dal Ministero che autorizza gli scavi fino a tutto il 2014, e così è stato con i primi quattro scavi. Poi si è proseguito sotto la guida dell’Università del Salento in virtù di una concessione triennale (2012-2014) rilasciata dalla Direzione Generale per le Antichità del MIBACT, sempre con la direzione di Tagliamonte, il coordinamento di Luciano Rendina e l’assistenza di due giovani ricercatori tarantini. Il risultato è stato eccezionale e sotto gli occhi del mondo.

Il tempo di Pontevairano oggi è fruibile: si è finito di scavare e restaurare nel 2016 e con i suoi 2500 metri quadrati di monumento restituiti alla fruizione pubblica in 15 anni, rappresenta anche per questo un record assoluto.
Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 17 Agosto 2016 e modificato l'ultima volta il 17 Agosto 2016

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