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MERCOLEDI ESCE "IODIO"

Ilaria Puglia: "Napoli, ti amo e ti odio. Il mio libro atto liberatorio contro l'indifferenza"

Cultura, NapoliCapitale | 16 Dicembre 2013

iodio 1

Ilaria Puglia è una sorella per me. Per correttezza d’informazione devo dirvelo e devo – contro ogni mia regola giornalistica – scrivere per forza questa intervista parlando in prima persona. Mercoledì 18, alle 19,30 presenta il suo nuovo libro, a Napoli, al Dea Cafè di viale Michelangelo 85/b, “Iodio – idiosincrasie, umori e malumori di una giovane donna napoletana”. La casa editrice è la Neapolis Alma Edizioni  e il volume, già nei principali canali di vendita online (Amazon, Ibs, ecc), sarà disponibile presso tutte le Feltrinelli, oltre che presso la stessa casa editrice con spese di spedizione gratuite. Ilaria ed io ci conosciamo da 22 anni. Abbiamo diviso momenti cruciali, nel bene, nel male, il mio matrimonio e il mio divorzio (il mio ex marito era il suo compagno di studi universitari) e la sua maternità, i miei giornali e la sua università, le nostre storie d’amore e le amiche “scambiate, la vita insomma, anche nei miei quasi tre lustri romani. Non ci siamo mai perse. Perché lei da Napoli, unica delle mie amiche di quando avevo vent’anni (oggi quasi tutte tornate qui) non è mai andata via. E adesso ci ritroviamo, di nuovo, fianco a fianco, in battaglie come quella per la Terra dei fuochi. Passionali, incazzate, battagliere, rompicazzo. Amiche per questo e per altri milioni di ragioni.

Iodio… ovvio, sei un’intollerante. Cosa odi di più di Napoli?

La totale, assoluta, mancanza di prospettiva di normalità. Che è anche quello che, in fondo, Adorio di più

Infatti alla fine odi ma sei una di quelli che ha scelto di restare. Perché?

Perché il mio motto, da un po’ di anni a questa parte, è “resistere”. E “vincere”

La terra dei fuochi è diventata il leit motiv della tua vita e della tua professione e, conoscendo la tua passionalità, non mollerai. Cosa ti senti di dire agli indifferenti, a parte “iodio”?

Con gli indifferenti non ci parlo. Non abbiamo argomenti. E’ che l’indifferenza non la contemplo affatto. Non la conosco. Pure nei miei confronti: difficile che sia indifferente a chi mi incontra sulla sua strada, o mi ami o mi odi. Vie di mezzo non ce ne sono. Uno con l’assenza di indifferenza ci nasce. E a volte è una maledizione. Insomma: campate meglio voi indifferenti, forse. Ma mi diverto più io.

Lavori, buttando il sangue, con Gianpaolo Longo, Giuliana Caso, Mariateresa Belardo, e altri, a Parallelo Quarantuno, piu’ che un giornale on line una mission? Più che iodio è un atto d’amore… o no?

Una mission senza dubbio. Un giornale che abbiamo creato Giampaolo e io perché non ce n’era un altro così, un altro dove scrivere così. E’ la cosa più bella e libera che ho creato con un amico. Dopo i miei figli, che ho brillantemente creato con mio marito. Atto di amore e di resistenza, assolutamente! E sono orgogliosa, orgogliosissima dei miei colleghi paralleli!

Grazie, visto che  sono anche io della partita…ma torniamo a Iodio: raccoglie tutte le puntate della tua rubrica su Parallelo o hai aggiunto altro? Su cosa ti soffermi di più? Qual è la volta che hai fatto incazzare più gente?

Ho aggiunto altro, pochi Iodio inediti. Mi soffermo sui comportamenti, soprattutto. Non si contano le volte che ho fatto incazzare più gente…. ogni volta che dico la verità, credo. La confondono con la brutalità. Ma è solo perché non sono abituati alla sincerità. Forse faccio incazzare quando dico che non sono democratica. Ma non lo sono affatto. Sono in tanti a non esserlo, credo, ma io lo ammetto.

Sei più odiata o più adorata? Perché ti amano io lo so, sono del gruppo, anche se ci pigliamo a capate a volte. Secondo te invece perché ti odiano (perché ti “iodiano”, si sa)?

Più amata! Mi odiano perché con me si può discutere per giorni, non mi stanco mai. Perché non sono incasellabile, forse. Quelli che amano discutere mi amano, anzi, mi adoriano, troviamo alla fine sempre un punto in comune. Quelli che mi odiano mi odiano e basta, non mi iodiano. Iodiare è respirare. Se mi odi vuol dire che vai in apnea.

Da sempre ti volevo scrittrice (e i primi passi da giornaliste li abbiamo fatti insieme molti e molti anni fa per poi prendere strade diverse e ritrovarci). Questo è il tuo secondo libro… il primo era sul Napoli, l’altro tuo grande amore. Quanto sei cambiata e cosa è cambiato da allora per te?

Che adesso mi sento una giornalista. Scrittrice mai. Mi diverto a scrivere, certo, ma per me un libro è un romanzo, costruito, con una trama, una fatica, dei personaggi che fai parlare, attorno a cui costruisci una storia. Credo che non ne sarei mai capace. E’ cambiato che il primo libro l’ho scritto a due mani, forse guidata da Mimmo (Carratelli, ndr). Qui sono tutta io, libera.

Napoli… la ami, pur odiandone degli aspetti. Cosa le manca? Cosa ci manca? Cosa vorresti per la tua città, il tuo territorio, la tua gente, i tuoi figli? Cosa affievolirebbe la tua rabbia? Il tuo “iodio”.

Per i miei figli un futuro. Spazi da condividere, spazi in cui stare, possibilità, opportunità. Per me solo che i napoletani la prendessero più a cuore. Meno alibi e più fatti. Più passione, più voglia di buttare a mare tutto il marcio – e ce n’è tanto – e salvare la parte buona, che non è solo quella bella. E non dover faticare per tutto.

Questo libro a chi lo devi, a chi lo dedichi? Perché – domanda di rito, concedimela – dovremmo comprarlo (ma a me lo regali, eh)…

Ahahhahah! Lo dedico a me. Che nell’ultimo anno mi sono liberata di un pilastro enorme, per abbattere il quale, due anni fa, o forse tre, ho addirittura costruito un blog. Lo dedico a me che sono rinata, anche grazie a te, tanto tempo fa… (ovvio che te lo regalo, pupa!) Lo devo a me stessa. E a Giampaolo, che da direttore mi ha permesso di scrivere gli Iodio e pubblicarli su un giornale. Poi ci sono i ringraziamenti… ma quelli li si legge nel libro! Iodio è una pillola, come una medicina. E’ la volta che non ne puoi più e decidi di liberarti, è il mantra che ti accompagna nei dieci secondi che separano la sopportazione dall’esplosione, è un grido zen, l’urlo liberatorio del guerrigliero moderno vittima della metropoli, della pioggia, dei parrucchieri, delle scarpe, della guerra dei botti, della burocrazia, delle suocere, delle commesse, di una società insopportabile che si combatte con tenacia per migliorarla, trasformarla o mandarla a quel paese, in caso di estrema necessità. E’ indignazione, verità, purezza. Per me, lo dico ancora una volta, è respiro. Liberazione.

E’ Ilaria Puglia, insomma.  Iodio dirvelo, ma quest’intervista non è una marchetta per un’amica, signori. Che sapete che non ne sono capace. E questo di Insorgenza è un sito libero  anche dai miei personali condizionamenti. Quest’intervista racconta di una donna che combatte e resiste, qui a Napoli. Di una donna che trovo spesso anche sul nostro campo di battaglia, al di là della nostra amicizia. Insomma: accattatavill. Giuro che ne vale la pena solo per conoscere meglio ‘sta femmina (e la sua scrittura): incazzata, come noi. Combattiva. E vincente, fosse solo per questo suo non arrendersi mai.

Lucilla Parlato

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 16 Dicembre 2013 e modificato l'ultima volta il 16 Dicembre 2013

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