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Mezzo Governo in Campania per dividere un intero popolo

News | 20 Novembre 2018

Incontri e scontri. Possibilità di dialogo e occasione di protesta e contestazione. Conferenza stampa dei ministri presenti e dichiarazioni in diretta, poco dopo, di chi ha avvertito il bisogno di raccontare la propria versione dei fatti.

La giornata di ieri vissuta tra Caserta e Caivano può rappresentare un importante punto di svolta, non solo per la lotta al fenomeno terra di fuochi, ma anche e soprattutto per la vita di una comunità che si riscopre divisa in se stessa.

Don Patriciello in prefettura e i comitati in piazza.
L’immagine evoca, già da sola e senza il bisogno di essere interpretata, un contrasto dalle radici profonde. Da un lato, dal palazzo della prefettura di Caserta, il parroco di Caivano si affaccia su una piazza in fermento e agitazione. Riconosce i volti storici della resistenza in terra dei fuochi. Un percorso condiviso dal lontano 2005 e che forse, nella definizione degli stili personali di ciascun attivista, sognato proprio con questo diverso epilogo. La Chiesa campana sceglie la via del dialogo. Siede ai tavoli istituzionali e si dichiara disposta a confrontarsi con chiunque venga identificato come possibile interlocutore. Una parte dei comitati, invece, coerente con le proprie scelte ed ideologie, discrimina i buoni dai cattivi e non è disposta a parlare con chiunque.

Una divergenza di stile che, nella storia della battaglie in questi territori, ha creato non poche difficoltà. La più recente si è manifestata in occasione della visita di Salvini a Napoli.
Il ministro dell’interno chiama padre Maurizio. Vuole incontrarlo. Il sacerdote accetta e pretende che, insieme a lui, venga ricevuto anche il dott. Antonio Marfella.
La decisione non va proprio giù, in particolare, alla “Rete di cittadinanza e comunità” di cui è parte anche l’attivista Vincenzo Tosti: in un comunicato indirizzato al sacerdote, da sempre compagno e anima ampiamente riconosciuta della lotta, la Rete comunica una forte presa di distanza “da una scelta che non rappresenta affatto la nostra storia e che si pone in netta discontinuità non soltanto con le politiche territoriali che abbiamo sempre perseguito, ma con quella stessa idea di umanità che ogni giorno decliniamo nel nostro agire”.

Dunque, Salvini esaspera una differenza di stile già latente e si pone quale spartiacque della vicenda: ci vogliamo bene, ci rispettiamo, ma ciascuno continui per la sua strada. Il “divide et impera” è sempre stato interesse dei governanti. Nel dividere la Lega è sempre stata maestra. Sarebbe importante azione di contrasto e bel segno comunitario evitare di cedere sotto questi colpi, costituirsi in formazione compatta ed andare avanti insieme. Comunque e nonostante tutto.

La lega e i Cinque stelle
Non bisognava certo attendere la conferenza stampa di ieri per raccontare di un’alleanza, sancita da un contratto, che iniziata già male rischia di finire peggio.
Oltre le parole e i faticosi tentativi di raccontare giustificazioni, quella di Matteo Salvini è un’assenza pesante. Poteva essere questo un momento propizio per accomodarsi accanto all’alleato di governo, smettere di lanciarsi frecciatine e messaggi su Facebook, come nemmeno le peggiori coppie di adolescenti che decidono di separarsi fanno più, ed esprimere con chiarezza il proprio punto di vista sulla questione smaltimento rifiuti.

Proprio in occasione dell’appuntamento napoletano, dopo l’incontro con don Patriciello, l’esponente del Carroccio aveva dichiarato la possibilità di costruire, in Campania, un inceneritore per ogni provincia. La corsa alla smentita della controparte grillina non si è fatta attendere. Inizia Di Maio, solo pochi minuti dopo, e conclude il ministro Sergio Costa ieri. Non se ne parla. Gli inceneritori non sono la soluzione.

Un governo diviso in se stesso, tenuto insieme a fatica dalla mediazione del Presidente del Consiglio: l’avvocato del popolo è stato promosso a giudice di pace. Una versione aggiornata di Lorenzo il Magnifico, ago della bilancia  tra il settentrionale Salvini e il meridionale Di Maio.

Ma la sua assenza in conferenza stampa  lascia comunque perplessi. Nemmeno un salutino veloce ai giornalisti per dire che, sì, è tutto risolto, la crisi è rientrata e si può tornare a star tranquilli? Neanche questo.

I ministri e il presidente della regione Campania
L’incontro tra i ministri e il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca meriterebbe un intero volume tra i tomi di antologia politica. In alternativa, anche un film della categoria “commedia comica” potrebbe andare bene.
Mezzo governo arriva in Campania per firmare un protocollo d’intesa. De Luca ne firma una parte. Poi va via. Ritorna perché richiamato da Conte (che per l’occasione deve svestire gli abiti di Lorenzo il Magnifico ed indossare quelli della fidanzatina sedotta e abbandonata). Riprende l’incontro e si cerca di trovare l’accordo. Tutto è bene quel che finisce bene.

In Conferenza Stampa, alla domanda della giornalista, Conte assicura che quanto accaduto con “il governatore” non ha importanza, non è “giornalisticamente rilevante” e si impegna ad offrire un sorriso rassicurante.
Sorride perché ancora non sa che De Luca ha organizzato la sua conferenza stampa in diretta Facebook. Racconta la sua versione dei fatti. “È propaganda. “Si sono firmati una parte del protocollo d’intesa da soli”. “Un circo equestre, occasione solo per le foto da presepe natalizio”. Lo stile è inconfondibile e chiaro. La sia versione di fatti, pure.
Non è l’imitazione di Crozza, ma la situazione nel complesso – se non fosse drammatica per la delicatezza dell’argomento – farebbe già ridere solo così.

La fame della piazza e il politichese di Di Maio
Almeno ha smesso di piovere. Ci si può serenamente dedicare all’abbraccio della piazza in attesa a Caivano. Bagno di folla, acclamazioni, applausi. È il momento, adesso, di raccontare ai cittadini quanto accaduto e spiegare gli accordi raggiunti.
In una manifestazione rilanciata con l’hashtag #TerraMia ci si aspetterebbe questo, ma niente.

Le urla che hanno caratterizzato lo stile del Movimento torna in auge. Nel calderone si matte di tutto: dai vitalizi agli elettrodomestici Whirlpool. Tutto è buono – purché debitamente urlato nel finale di ogni frase – per strappare l’applauso.

Ma il fenomeno di Pomigliano sembra aver smarrito la brillantezza che lo ha caratterizzato in campagna elettorale. Urlare le proposte elettorali è più facile che raccontare le azioni di governo. Adesso comincia a capirlo. Non mancano, nella piazza, nemmeno le urla di chi presenta le proprie personali difficoltà al ministro del lavoro per il quale “uno vale uno” solo quando non interrompe il discorso preparato e non sposta l’attenzione sulle cose promesse e non ancora realizzate.

In questo Paese governare diventa sempre più complicato, soprattutto quando appartieni ad un Movimento che vuole continuare a dare l’impressione di essere “nato dal basso”, fai accordi con la Lega e non sei riuscito a portare a termine – finora – quasi nessuna delle più importanti promesse presentate in campagna elettorale.

La giornata si chiude sulle note e la voce di Pino Daniele. Ricapitolando: arrivano in piazza con i cartelli recanti la scritta #TerraMia, parlano di tutt’altro, vanno via con un colosso della musica partenopea.
L’ultima spaccatura. Questa è bestemmia pura. Sacrilegio ed opportunismo. Salvini se la ride accanto alla sua Isoardi in occasione di una cena al Quirinale. Padre Maurizio lascia la piazza di Caivano, forse un po’ deluso dalla piega che ha preso il comizio. I comitati hanno fatto battaglia in piazza a Caserta opponendosi ai salviniani presenti.

Domani è un altro giorno. Per tutti.

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 20 Novembre 2018 e modificato l'ultima volta il 20 Novembre 2018

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