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MIELE DI PALERMO

La battaglia solitaria di Claudio Meli contro un’omonima multinazionale belga

DueSicilieOggi, Economia | 31 Dicembre 2013

miele meli

Il 29 Dicembre, su segnalazione di Antonio Balestra sulla pagina Fb di Compro a Sud, riceviamo e sosteniamo una richiesta di aiuto in favore dell’azienda Miele Meli, del sig. di Claudio Meli.

L’azienda Miele Meli è una piccola ma interessante realtà imprenditoriale di Palermo, dedita alla produzione artigianale, e non sottoposto ad alcun trattamento, di miele di “Ape Nera”, una particolarità della zona che, in quanto preziosa biodiversità, meriterebbe di essere sostenuta e preservata.

L’azienda infatti ha attivato una collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico per la Sicilia e con l’Istituto Sperimentale Zootecnico per la Sicilia per un progetto di biomonitoraggio ambientale a livello regionale attraverso la loro ape autoctona: l’Apis Mellifera Sicula. Tale collaborazione mette a disposizione dell’azienda un’equipe di medici veterinari specializzati che attestano la naturalità e genuinità del prodotto e degli apiari. In breve, il titolare dell’azienda potrebbe vedersi costretto a ritirare il proprio marchio dal mercato con conseguente danno economico e commerciale, a causa di una omonimia della sua ditta con una multinazionale belga del settore, la MELI NV.

Pur avendo il proprietario, come si legge dal suo post, provveduto a depositare il marchio alla camera di commercio, con conseguente pubblicazione nel bollettino del Ministero dello Sviluppo Economico – Dipartimento per l’Impresa e l’Internazionalizzazione, il suo marchio non è stato ancora registrato a causa dell’opposizione del colosso belga, sulla base di una possibile confusione tra i due nomi dalla quale la ditta palermitana potrebbe a loro avviso trarre beneficio.

Va specificato che la MELI NV non si è opposta al logo presentato, completamente diverso dal proprio, bensì al nome dell’azienda: fatto sta che l’azienda palermitana è stata registrata banalmente sotto quello che risulta all’anagrafe essere il cognome del titolare. Ora noi non sappiamo se in punta di diritto esistano o meno i presupposti per tutelare gli interessi della piccola impresa palermitana, e del resto è lo stesso titolare dell’azienda, nel post scritto di suo pugno, a sottolineare che le consulenze legali cui ha fatto appello hanno ammesso una notevole difficoltà nel perseguire tale scopo. Ciò che ci preme denunciare, come sottolineato dallo stesso Claudio Meli, è l’assoluta indifferenza ed inerzia del Ministero dello Sviluppo Economico nell’intervenire e farsi carico della questione, almeno ipotizzando una possibile via d’uscita.

Alla denuncia del sig. Mieli ne aggiungiamo un’altra di nostra, ricordando che ben diversa è stata la premura del ministero competente nel caso dello sforamento delle quote latte da parte degli allevatori padani: certo in quel caso si trattava di un caso di maggiore entità, che riguardava molti più produttori. Ma era anche un caso di palese e preannunciata violazione di una disposizione europea, mentre nel nostro caso si tratta di quella che potremmo definire una “pastoia” burocratica, legata ad un banale caso di omonimia. Stesso discorso vale anche per le sezioni “locali” dei cosiddetti partiti nazionali, del tutto assenti quando si tratta di difendere gli interessi produttivi delle aziende meridionali, come abbiamo constatato e denunciato sia nell’ormai famoso caso della Pomì che nel caso del panettone Bauli con limoni di Sorrento, che del marchio IGP non presentava alcuna traccia.

Lorenzo Piccolo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 31 Dicembre 2013 e modificato l'ultima volta il 11 Novembre 2020

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