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MIGRANDA MATESE

Il campo naturalistico d’eccellenza in tutto il Sud

Ambiente, Attualità, Battaglie, Cultura, Senza categoria, Storia, Turismo | 7 Settembre 2015

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Sì è recentemente conclusa la VI edizione del campo naturalistico “Migrandata 2015”, svoltosi sulle sponde del Lago Matese. L’evento è stato organizzato dall’associazione ARDEA (Associazione per la Ricerca, Divulgazione e l’Educazione Ambientale) e dal CEDA “Matese” Rete INFEA Campania (Legambiente Matese), e realizzato grazie al contributo dell’Assessorato all’Ecologia della Regione Campania, del Parco Regionale del Matese e del Comune di Castello del Matese. Il campo, organizzato e gestito da giovani ricercatori e volontari campan, innamorati della Natura così come della loro terra, rappresenta un punto di riferimento per la ricerca ornitologica (e non) del nostro territorio.

        

In una delle aree più interne della Campania, al confine con il Molise, si estende il Parco regionale del Matese. Questa poco conosciuta oasi di biodiversità prende il nome dall’omonimo lago il quale giace a circa mille metri di altezza in una posizione fortemente scenografica.  Alle spalle della sponda nordorientale si ergono imponenti il monte Miletto e il monte Gallinola (rispettivamente 2050 e 1923 m. s.l.m.) che, incontrastati, dominano il paesaggio rendendo la vista mozzafiato.  Non è solo la bellezza paesaggistica però a rendere speciale questi luoghi: essi sono abitati da una grandissima diversità di specie animali e, in particolare, di uccelli. Sono moltissime le specie che abitano tra lago e dintorni durante tutto l’anno, altre occupano questi luoghi in particolari stagioni mentre molte altre ancora scelgono il lago e le sue sponde come punto di riposo durante la migrazione.

E’ particolarmente per lo studio di quest’ultime che, dal 2009, è svolto, durante gli ultimi giorni di Agosto, il campo di ricerca scientifica“Migrandata – Matese”.

Tale campo, che vede la partecipazione in diversi turni di decine di volontari (campani ma non solo), rappresenta oramai da anni un punto di riferimento per gli studiosi di Natura di tutto il Sud Italia. Tra le moltissime specie di uccelli a essere catturate, censite, monitorate e studiate tramite la metodologia dell’inanellamento scientifico è la rondine (Hirundo rustica) a ricoprire il ruolo di protagonista.

Un gran numero di questi uccelli (secondo le stime dei ricercatori del campo fino a 100 000 ogni sera) cala alle ultime luci del giorno sull’esteso canneto che cresce lungo le sponde del lago. Durante il periodo in cui si svolge “Migrandata” le rondini, che, si tuffano tra la vegetazione in cerca di un ricovero notturno, possono finire tra le reti che i ricercatori hanno sapientemente posto tra le canne.

Le rondini però non hanno nulla da temere, quando il sole scompare alle spalle delle montagne, le decine di volontari che compongono lo staff, si affrettano a raggiungere le reti per liberare gli uccelli, porli momentaneamente in sacchetti di tessuto e portarli alla tenda dove inanellatori professionisti svolgeranno il loro compito durante il quale nessun danno sarà arrecato agli animali.

Il momento del tramonto e della “rondinata” (cattura delle rondini), sono tra gli attimi più affascinanti del campo. Un gran numero di visitatori assiste ogni sera a questo show. In tanti, soprattutto bambini, ammirano a occhi spalancati lo spettacolo naturale di un cielo vermiglio che si riempie all’improvviso di migliaia di vocianti rondini. La curiosità dei visitatori è soddisfatta dai volontari più esperti che, con grande professionalità, rispondono a tantissimi quesiti che riguardano ogni aspetto della vita di questi uccelli.

Mentre alcuni volontari si dedicano al “pubblico”, altri si alternano al campo base aiutando gli inanellatori nel loro compito. Questo consiste nell’applicare a ogni uccello di un anello dotato di una serie numerica unica la quale permetterà, nel caso in cui l’animale venga ricatturato o osservato da vicino, di ricostruire quali sono gli spostamenti che esso ha compiuto aiutando a gettare luce su quell’interessantissimo (e solo parzialmente compreso) fenomeno naturale che è la migrazione. Oltre all’applicazione dell’anello i ricercatori raccolgono preziosi dati riguardo lo stato fisiologico delle rondini (come ad esempio il peso,  lo stato delle riserve di grasso, etc.) che aiutano a monitorare la salute di questi uccelli.

Studi a lungo termine, come quello portato avanti dai ricercatori di “Migrandata”, sono fondamentali per monitorare lo stato di salute delle popolazioni di rondini, in preoccupante declino a causa dell’uso indiscriminato di pesticidi, della riduzione dell’habitat e del disturbo antropico ai siti di nidificazione.

Non è però unicamente la rondine ad essere oggetto delle attività di studio, sono tantissime le specie di uccelli monitorare durante il campo. Inoltre, esso è animato da una moltitudine di attività parallele che hanno come obiettivo lo studio di altri organismi (tecniche di censimento entomologiche, la raccolta di dati su rettili anfibi, la valutazione della qualità delle acque con l’utilizzo di indicatori biologici, etc.).

“Migrandata” viene ripetuta ormai da sei anni ed è proprio la sua continuità a dare un grande valore scientifico a questa attività. Assicurare tale continuità non è stato facile per i ricercatori dell’associazione Ardea Onlus (www.ardeaonlus.it); in anni dove nessuno era disposto a stanziare i fondi per l’iniziativa hanno deciso di autotassarsi in modo da finanziare autonomamente il progetto che hanno così fortemente, e a ragion veduta, a cuore.

Il progetto ha un’enorme importanza anche perché grazie ad esso avvengono incontri  tra ricercatori ed appassionati di Natura di tutta la regione facendo si che esso costituisca anche una fucina dove possano nascere nuove idee per la tutela, la conservazione e la valorizzazione responsabile delle bellezze della regione e del nostro Sud in generale.

A essere a cuore all’associazione però non c’è solo la ricerca scientifica ma anche la divulgazione naturalistica. Questa punta a sensibilizzare il maggior numero di persone riguardo la natura, le sue meraviglie ed i rischi ai quali, ogni giorno di più, essa è esposta.  Per questo l’apertura verso i visitatori è considerata dai ragazzi dell’associazione come un punto di forza del campo.

A partire da quest’anno però, l’opera di divulgazione operata da “Migrandata”, non si conclude con la chiusura del campo. L’associazione Ardea, con il contributo del “Ceda Matese Legambiente” e della Regione Campania, ha realizzato un fumetto nel quale sono raccontate e illustrate, in maniera accessibile e divertente la storia, gli obbiettivi e le avventure del campo di monitoraggio. La storia, ideata da Rosario Balestrieri (presidente dell’Associazione Ardea ed esperto ornitologo napoletano), è stata realizzata dalle talentuose mani del giovane disegnatore Andrea Accennato (facente parte dell’emergente collettivo di artisti napoletani “ControlZetaLab”). L’obiettivo di quest’opera è un’ampia distribuzione tra le scuole dell’area matesina in modo da sensibilizzare i giovani del luogo riguardo le immense ricchezze del proprio territorio.

Il campo è terminato solo da alcuni giorni ma i ricercatori hanno da subito iniziato a elaborare i dati raccolti durante l’ultima Migrandata:  sono state censite  84 specie di uccelli e 30 di queste sono state inanellate. L’ammontare di individui marcati, in sei anni di progetto, è giunto a 11.128 esemplari  di ben 55 specie diverse. Questi numeri evidenziano chiaramente la grande importanza rivestita dal Parco regionale del Matese come area di tutela ambientale.

Come afferma il comunicato ufficiale “questa esperienza punta a crescere e radicarsi nel territorio matesino con la realizzazione  di un osservatorio permanente per il monitoraggio dell’avifauna del Matese e di un polo di formazione per chi voglia avvicinarsi all’ornitologia e all’educazione ambientale,  sperando che quanto prima  quest’area possa divenire un Parco Nazionale, includendo anche i territori del versante molisano”.

Il Matese, con la sua biodiversità, rappresenta uno dei punti di eccellenza naturalistica della Campania;  esperienze come quella di “Migrandata Matese”, rese possibili grazie all’amore incondizionato verso la natura e verso la propria terra di ricercatori e volontari, dovrebbero rappresentare inoltre un esempio e un punto di riferimento dal quale partire per uno sviluppo sostenibile del nostro territorio.

Valerio Giovanni Russo 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 7 Settembre 2015 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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