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Mimmo Beneventano, “persona impegnata, imbattibile contro la violenza camorristica”

Nun te scurdà | 7 Novembre 2020

Le sue poesie, oggi, a quarant’anni dal suo assassinio, sembrano conservare ancora il sapore della profezia. I suoi versi sono portatori di senso e aggiungono valore ad una vita spesa inseguendo il bene e la giustizia. Mimmo Beneventano, medico di origini salernitane, vive ad Ottaviano e svolge la sua professione all’ospedale San Gennaro di Napoli.

Chi lo ha conosciuto, racconta spesso del suo innato impegno al servizio degli altri, di coloro che erano incatenati da situazioni di particolare difficoltà. Uno stile, quello di Mimmo Beneventano, testimoniato dalla sua militanza nelle associazioni cattoliche del suo territorio o nei contesti di frontiera, come il Belice nel post-terremoto.

Il suo desiderio di lottare contro le disuguaglianze sociali, di gridare, come scrive nella sua poesia “Io urlo”, “per coloro che non han più voce perché l’han persa urlando e piangendo o per quelli che han dimenticato di averla“, si candida e viene eletto consigliere comunale nelle liste del Partito Comunista Italiano ad Ottaviano nel maggio del 1975. Viene rieletto nelle successive elezioni nel giugno ’80.

Una posizione che lo lancerà nel lurido vortice delle attenzioni della Nuova Camorra Organizzata e lo condurrà alla morte.

Cemento e rifiuti: la denuncia di Mimmo Beneventano

Un uomo della statura morale e della passione per la cosa pubblica come Mimmo Beneventano non poteva, certo, scendere a compromessi. A differenza di molti ominicchi che la politica locale, di tanto in tanto, ci pone davanti, Mimmo proprio non riusciva a girarsi dall’altra parte davanti a illeciti e soprusi.

Si trova prestissimo, allora, a contrastare i progetti di cementificazione speculativa sul quale si fondavano le attività della criminalità organizzata. E già in quegli anni, osteggiava le dinamiche legate allo sversamento illegale di rifiuti che, come noto, rappresentano una vera miniera d’oro per la criminalità.

Un personaggio troppo scomodo per quel territorio. Una presenza di pura contraddizione in un sistema che apprezza chi si offre a diventare ingranaggio della macchina del malaffare e contrasta fortemente chi, invece, sceglie camminare, a testa alta per la sua strada.

Cosi, la voce di Mimmo viene messa a tacere per sempre. Era il 7 novembre 1980. Alle prime luci dell’alba di quel venerdì mattina, Mimmo Beneventano viene assassinato mentre sta salendo il macchina per andare a lavoro. Aveva 32 anni.

Mimmo, vittima della criminalità mafiosa

Il processo di I grado, avviato nel 1986, come riportato dalla Fondazione Mimmo Beneventano, si conclude con la sentenza di ergastolo per Raffaele Cutolo e altri sei imputati. Nel processo d’appello gli ergastoli saranno cancellati con la formula dubitativa. Nel 2012 il Ministero dell’Interno riconosce Mimmo vittima della criminalità mafiosa.

Nel 1989, nasce ad Ottaviano il Circolo di Legambiente intitolato a Mimmo per continuare le sue battaglie contro le aggressioni al patrimonio naturale e culturale e per sviluppare e sostenere comportamenti civili e una reale coscienza ambientalista.

Numerose sono, inoltre, le rappresentazioni, gli eventi e le iniziative che ancora vengono realizzate nel suo ricordo. Oggi, però, vogliamo ricordare la testimonianza del “medico buono”, come molti amavano definirlo, condividendo le parole della sua poesia “Io urlo”, tratta dal libro “Rabbia e Destino” di Mimmo Beneventano.

Io lotto e mi ribello.
Mi sono votato ad un suicidio sociale.
Non nella droga, come molti,
troverò il rimedio per un
mondo più giusto. Non parlo
per me, son cosi poca cosa.
Grido per coloro che non
han più voce perché l’han
persa urlando e piangendo
o per quelli che han dimenticato di averla.
Urlo e mi strazio perché
nemmeno l’eco io sento.
Chiedo forse l’impossibile e
la grandezza di questo ideale
spegne a poco a poco
tutto il mio vigore.
Nessuno lasci il suo posto
per ascoltare il mio canto del cigno:
a nessuno voglio sottrarre tempo.
Fate solo un cenno con gli occhi:
mi sentirò più forte
e non soltanto illuso. 

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 7 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 8 Novembre 2020

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