martedì 21 gennaio 2020
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MIRACOLO DI SAN GENNARO

Quell’inutile e odioso scetticismo di chi non crede

Identità | 19 Settembre 2019

Oh, vi prego. Continuate pure a raccontarci che questo miracolo è una fantasia, un inganno bello e buono, ‘na truffa della Chiesa Cattolica e dei suoi preti.
Per favore, mostrate pure, almeno oggi, quella spocchiosa e saccente espressione mentre affermate che voi, in quella ampolla, ci vedete solo il riflesso di un popolo di “voccapierti”, ingenui creduloni che non hanno mai saputo distinguere la realtà dalla fantasia.
E poi, per essere ancora più sicuri, andate a ripescare le dichiarazioni di eminenti professori e scienziati i quali, puntuali come il miracolo, continuano a produrre analisi e teorie sul fenomeno più caratteristico di questa città.

Continuate a farlo, dunque, voi che siete certamente più colti e intelligenti e avete bisogno di questa festa per ricordarlo a voi stessi, a Napoli e all’Italia intera (volendo esagerare, ovviamente).

Eppure, ci permetteremo di affermare, se lor signori si sentono disposti ad accogliere punti di vista differenti, che il prodigio del sangue di San Gennaro non è necessariamente legato a una questione di fede, sulla quale, tra l’altro, poco avremmo da discutere. Esso è momento identitario, ampissimo spazio nel quale il popolo napoletano sente di appartenere ad una tradizione comune, occasione utile per alimentare la speranza, sognare una città diversa e migliore e vivere l’ebbrezza di affidarsi a qualcosa di più grande di noi.

Quel sangue attraversa le arterie di questa città, si muove da via Duomo e attraversa Spaccanapoli, Raggiunge San Martino e riscende per Posillipo. E poi Mergellina, Fuorigrotta, San Giovanni…
Quel sangue tiene insieme l’impossibile, unisce quartieri che mai entrerebbero in contatto, uno accanto all’altro cittadini troppo diversi, gente di periferia e borghesi, scugnizzi e figli di papà che, almeno oggi, possono ricordare di appartenere alla stessa mamma.

Certo, per un’esigenza di chiarezza scegliamo di sottolineare che, no, i napoletani non sono degli ignoranti creduloni. Piuttosto, popolo di sognatori, poeti, cantautori autenticamente rappresentati da quel sangue, custodito nelle ampolle più famose al mondo. Quello stesso sangue che riempie le vene di Parthenope.

Continuare a voler screditare il prodigio. Gettare perfide affermazioni sul sangue di san Gennaro, significa offendere l’intelligenza e la sensibilità di un popolo il quale, con uno slancio poetico e passionale, vuole continuare a credere che quello sia veramente il sangue del santo vescovo di Benevento e che il miracolo è il segno di predilezione e simbolo di unione del paradiso celeste con l’unica città degna di essere definita come il paradiso terrestre.
Sì, perché a Napoli e ai napoletani, tutto può essere concesso.

A voi, dunque, esperti improvvisati e tuttologi da strapazzo, l’invito, almeno oggi che è festa, di imparare dal sangue di San Gennaro: pure lui, almeno tre volte l’anno, riesce a restare sciolto. Rilassatevi, se potete. E festeggiate con noi.

Rocco Pezzullo

L’immagine in evidenza è un dipinto dell’artista Gennaro Regina

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 19 Settembre 2019 e modificato l'ultima volta il 19 Settembre 2019

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