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MISTERI SVELATI

Codice Voinych: decifrato, forse, il manoscritto proveniente dal castello Aragonese di Ischia

Arte, Beni Culturali | 27 Giugno 2019

Tra le leggende e i racconti che vedono come protagonista il castello aragonese di Ischia, sede oggi dell’istituto europeo di restauro, c’è anche quella legata ad uno strano codice che sarebbe stato scritto proprio qui e redatto in una lingua sconosciuta fino a qualche settimana fa.

Ovvero finchè uno studioso dell’università di Bristol, Gerard Cheshire  non ne ha annunciato la decodifica.

La datazione del codice

Il codice viene acquistato da un antiquario nel 1912 quando il castello di Ischia viene venduto a privati.

Da allora gira il mondo approdando poi all’università di Yale che lo possiede tuttora.

Secondo alcuni studiosi il codice Voinych è stato redatto durante il 1400 proprio nel castello di Ischia.

La sua attribuzione è molto incerta  sebbene le datazioni al C14 (metodo di datazione dei materiali organici attraverso l’isotopo carbonio 14) ne confermino la realizzazione tra il 1404 e il 1438, .

Questa ipotesi sembra plausibile anche perchè in una delle pagine del manoscritto c’è il racconto illustrato di una missione di salvataggio realizzata da Maria di Castiglia, luogotenente del regno e donna dalle straordinarie doti politiche nel 1444.

L’inchiostro secondo delle ipotesi sarebbe meno antico, se così fosse il manoscrtitto sarebbe stato redatto dopo il 1400 su una pergamena risalente però a questo periodo.

La lingua sconosciuta del codice

Il mistero avvolge da un secolo anche la lingua in cui è scritto il testo.

Nei decenni si sono susseguite innumerevoli ipotesi che conteplano una forma di cirillico scomparsa fino ad una lingua romanza.

Alcuni studiosi hanno parlato di proto-romanzo ovvero di una lingua “madre” di tutte le lingue romanze, parlata più che scritta, che l’evoluzione di queste ultime avrebbe fatto scomparire.

Il dibattito è stato sempre molto intenso ma certo la comune discendenza dal latino non dovrebbe rendere così inaccessibile la lingua del codice per cui forse l’ipotesi del proto-romanzo è davvero complicata da seguire.

C’è da aggiungere che i fautori del proto-romanzo ne collocano la sua affermazione in epoca tardo imperiale, quindi troppo tempo prima la redazione del manoscritto.

Le illustrazioni misteriose del codice

Le illustrazioni del codice non servono certo a fare chiarezza nel fitto garbuglio che rappresenta.

Al primo sguardo, infatti, potrebbe apparire logico pensare ad un erbaio ma a ben vedere le piante illustrate per quanto verosimili non esistono.

In alcune di queste sono state riconosciute piante tipiche dell’ America  che però non era stata ancora scoperta (o meglio conosciuta dagli Europei) al momento della redazione del codice.

Dubbi simili suscitano le molte illustrazioni di donne intente in riti(?) sconosciuti.

Stephen Skinner uno studioso di esoterismo in un libro pubblicato un paio di anni fa sostiene che le donne fossero impegnate nel mikveh, rito ebraico di purificazione prescritto alle donne dopo il parto o il mestruo.

La figura di Maria di Castiglia

Certo le raffigurazioni femminili sono forse la cosa più interessante soprattutto se le si legge contestualizzandole nel tempo e nel luogo.

Il codice sarebbe stato scritto da alcune monache domenicane per  Maria di Castiglia moglie di Ferdinando V, e una di queste illustrazioni la vedrebbe intenta a trattare affari di stato mentre fa il bagno nelle acque termali dell’isola.

Quello che sappiamo per certo è che Maria di Castiglia non fù estranea alla conduzione del regno portando avanti un mirabile opera  diplomatica per la pacificazione dei regni di Castiglia e di Aragona.

Decodificato? Forse no

Insomma la notizia della decodifica del manoscritto Voinych non poteva che fare scalpore riportando l’attenzione su un mistero irrisolto.

La metodologia usata da Gerard Cheshire per decifrare il codice, lascia però molti dubbi e che potrebbero invalidarla.

In primis, sembra che Cheshire non abbia giustificato in alcun modo la presenza adel manoscritto a Ischia.

Questo lo decontestualizza e certamente fa perdere di importanza ad una ricerca che non tiene conto del luogo di origine e/o del contesto di un opera.

Inoltre non sarebbe chiaro il procedimento utilizzato per l’individuazione del valore fonetico dei grafemi utilizzati.

Cheshire sarebbe partito dalla interpretazione di una delle illustrazioni e dalla sua didascalia per tradurre il testo.

Ma certo interpretare una illustrazione regge fino ad un certo punto come metodo scientifico.

Ischia isola dai mille racconti

Quello che è certo è che ancora una volta, Ischia si dimostra capace, come tutto il nostro sud di essere protagonista della storia e dei suoi misteri più affascinanti.

Quanta ricchezza in una terra sola e quanta siamo in grado di portarne in giro per il mondo.

Strane connessioni, infinite rotte riportano sempre a questo pezzetto di Mediteranneo dove divinità generose hanno messo terre ardenti incastonandole tra il cielo e il mare più belli.

Simona Sieno

Un articolo di Simona Sieno pubblicato il 27 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 29 Giugno 2019

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