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MODELLO LOMBARDO

Se l’indagato è Fontana per Salvini è persecuzione

Attualità | 26 Luglio 2020

L’efficientissimo «modello lombardo».

Era il 7 giugno quando Report ci raccontò che in Lombardia una società (Dama Spa) di proprietà della moglie e del cognato del Governatore Fontana, si era aggiudicata ad Aprile un appalto per la fornitura di camici alla Regione da 500.000 euro, con affidamento diretto.
Le smentite arrivarono subito: era una semplice donazione.
Sì, però allora perché c’era il preventivo, la conferma d’ordine, le modalità di pagamento e la fattura emessa?
Per un semplice errore, tagliò corto Andrea Dini (il cognato di Fontana). Non c’era lui in ufficio quel giorno, ma appena ha saputo ha provveduto a stornare la fattura.
Fontana, dal canto suo,dichiarò di non sapere nulla; che tra l’altro è la sua cifra distintiva da sempre.
Di preciso scrive: «Non sapevo nulla della procedura e non sono mai intervenuto in alcun modo»
Dà mandato ai suoi legali di querelare il Fatto Quotidiano (che aveva anticipato la notizia) e diffida la trasmissione dal mandare in onda il servizio.
https://milano.repubblica.it/…/attilio_fontana_moglie_cami…/

Per Report la situazione puzzava un po’. Vuoi vedere che quando i giornalisti hanno cominciato a fare domande (nei giorni precedenti) loro hanno cercato di correre ai ripari?
Malpensanti.

Intanto la Procura di Milano decide di indagare; e cosa viene fuori?

1) Fontana sapeva tutto, dall’inizio. Ad informarlo il suo assessore Raffaele Cattaneo, il capo dell’unità di emergenza impegnato a reperire camici ovunque. E non segnalò certo la cosa, pur essendoci un chiaro conflitto di interesse.

2) Quando scoprì che Report indagava, pensò di fare un bonifico personale al cognato di 250.000 euro dal suo conto. In modo da poter eventualmente dire, successivamente, che gli era sfuggito che il cognato vendeva camici alla Regione, ma lui aveva provveduto a mettere di tasca sua i soldi per rimborsare l’azienda e farglieli regalare.

E quei soldi da dove venivano? Da un conto in Svizzera di due società create alle Bahamas nel 2005 intestate alla madre (dentista) dove Fontana era in una «soggetto delegato» e nell’altra «beneficiario economico». Poi la madre finì e lui «scudò» quei soldi ( 5 milioni e 300.000 euro) avvalendosi della legge per favorire il rientro di capitali illecitamente detenuti all’estero.

Per fare questo bonifico dal conto in Svizzera si rivolge all’Unione Fiduciaria, che gli amministra il «mandato fiduciario misto» la quale blocca il pagamento perché non ci vede chiaro e segnala alla Banca d’Italia l’operazione, segnalazione poi girata a Gdf e Procura.
Fontana nel frattempo però aveva cambiato idea e chiede di sospendere il bonifico.

Il cognato di Fontana intanto dice che si trattava fin dal principio di una donazione. Ma appare strano che la fornitura di 75.000 camici prevista non fu completata (ne erano stati dati 50.000). E, anzi, Dini prova a vendere quei 25.000 camici restanti a una casa di cura, peraltro a prezzo maggiorato (9€ anziché i 6€ preventivati alla Regione).
Voleva recuperare qualcosina.

Conclusione: Fontana è ora indagato per l’ipotesi di «frode in pubbliche forniture».
https://www.corriere.it/…/camici-regione-lombardia-governat…

Ah, è poi arrivato il commento del leader della Lega, Salvini:
«Ne abbiamo abbastanza di queste indagini a orologeria e a senso unico. La Lombardia, i suoi morti e le sue istituzioni meritano rispetto, siamo stufi – Fontana è indagato perché un’azienda ha regalato migliaia di camici ai medici lombardi. Ma vi pare normale?».

Che significa in sostanza: «lo so che non c’entra una mazza con le carte, le indagini, le intercettazioni, ma il mio popolo non ha bisogno che si entri nel merito delle cose. Tanto manco le legge. Dico che non è vero anche se è vero. A loro, in fondo, è sempre andato bene così».

Maurizio Zaccone

Un articolo di Maurizio Zaccone pubblicato il 26 Luglio 2020 e modificato l'ultima volta il 26 Luglio 2020

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