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MONDIALI 2014

Il calcio militarizzato: vietati i cortei. Mentre abbattono le favelas

Senza categoria | 15 Maggio 2014

polizia brasiliana mondiali

“I Mondiali saranno un momento di gioia per tutto il Brasile”. Con queste parole Dilma Rousseff, presidentessa del Brasile, aveva accolto le squadre partecipanti alla Confederation Cup. Pochi giorni dopo, il popolo brasiliano cominciò una serie interminabile di proteste che misero a soqquadro intere città del Paese carioca, facendo conoscere a tutti gli enormi problemi del Brasile, nonostante i parametri neoliberisti lo facessero considerare un Paese in grande fase di sviluppo. Sviluppo economico, forse, ma di certo non sviluppo sociale: le croniche diseguaglianze non sono state rimosse, scuola e sanità sono state completamente abbandonate dai programmi del governo brasiliano.

L’immagine che il Brasile diede di sé l’anno scorso non è stata certamente tra le migliori. Pertanto quest’anno il governo brasiliano non ha intenzione di consentire alla popolazione di manifestare e denunciare l’incredibile mole di problemi che, lungi dal risolverli, l’assegnazione del Mondiale ha causato: morti sul lavoro, aumento dei servizi, innalzamento del costo della vita, abbattimento di interi quartieri e diaspore di popolazione, segregazione degli indios. Come se non bastasse, a poche settimane dal calcio d’inizio del Mondiale, il sistema di sicurezza brasiliano si è riorganizzato e ristrutturato: alla fine saranno trentamila i militari impegnati, tra esercito, marina e aviazione. A questi vanno aggiunti i reparti della polizia brasiliana, che nell’ultimo anno si è resa protagonista di atti indegni e inumani: massacri di cittadini inermi, omicidi, stupri, torture. Tutto coperto dall’impunità che il governo “progressista” della Rousseff ha garantito alle squadre d’azione carioca. Ufficialmente, tale dispiegamento di forze viene giustificato per contrastare il traffico di droga e l’immigrazione illegale; in realtà, è davvero plausibile che l’obiettivo dello Stato sia quello di evitare scene simili a quelle della Confederation Cup dell’anno scorso. Non si vuole assolutamente consentire che le manifestazioni di protesta della popolazione possano tenersi ed essere magari amplificate dai mass media che saranno presenti in Brasile per seguire il Mondiale. L’idea che si possano verificare nuovamente blocchi stradali, scontri fuori agli stadi, assalti ai bus fa tremare le vene ai polsi della Rousseff e del suo governo, che in questo sono sostenuti apertamente dalla Fifa e dai tantissimi sponsor che hanno investito in questo Mondiale e che hanno intenzione di non vedere deturpato il loro investimento dalle manifestazioni della plebaglia carioca.

E’ il Mondiale, bellezza… e passa come un tank sui diritti e sulla libertà delle persone.

 

Antonio Lucignano

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 15 Maggio 2014 e modificato l'ultima volta il 15 Maggio 2014

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