lunedì 16 luglio 2018
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MONDIALI 2018

Cara Nazionale di calcio, ma perché non mi manchi per niente?

Sport | 19 giugno 2018

Da qualche giorno è iniziato in Russia il Mondiale di calcio, da sempre la competizione sportiva più importante per chi ama il football. In campo in questi giorni abbiamo già visto giocare tutti i grandi campioni. Quelli più attesi in parte hanno rispettato le aspettative della vigilia (vedi Cristiano Ronaldo e Dries Mertens), in parte le hanno disattese (vedi Messi e Neymar).

Abbiamo visto giocare Nazionali di calcio ad oggi sconosciute al mondo del football (Arabia Saudita e Panama su tutte) e la grande assente come è noto è l’Italia. Ma mai come in questa edizione del mondiale la Nazionale azzurra non sembra poi mancare così tanto agli appassionati, in particolare a Napoli.

Perché? Come mai non c’è grande nostalgia e non si sente la mancanza nel capoluogo partenopeo delle gesta sportive dell’Italia ?

Personalmente, avendo 43 anni, ho visto tutte le edizioni del Mondiale dal 1982 ad oggi. Ovviamente, come tanti altri tifosi, ricordo la vittoria a Spagna ’82 col 3-1 in finale rifilato ai tedeschi al Santiago Bernabeu e ricordo il trionfo ai rigori contro la Francia a Berlino nel 2006.

Al tempo stesso ricordo anche alcune clamorose sconfitte, come quella patita dalla Nazionale italiana a Napoli, stadio San Paolo, nel luglio del 1990, quando ai rigori l’Argentina di un certo Diego Armando Maradona buttò fuori gli azzurri allenati da Azzeglio Vicini. L’Italia, ospitando la competizione, veniva data da molti come la super favorita per la vittoria finale di quel Mondiale.

Proprio in quel match giocato al San Paolo molti a Napoli si divisero: tantissimi, la maggior parte, ovviamente tifarono per l’Italia, ma tanti altri non lo fecero. Allo stadio San Paolo, non a caso, apparve uno striscione che sintetizzò il conflitto interiore di una intera Città. La frase diceva: “Diego nei cuori, Italia nei cori”.

Poco prima di quel match, in quello stesso stadio, il 29 aprile 1990, Napoli e i Napoletani avevano festeggiato il secondo trionfale Scudetto partenopeo ed in tanti non riuscirono qualche mese dopo a fare pienamente il tifo per la Nazionale italiana. Ed inoltre non riuscirono a tifare convintamente contro il loro “messia”, quel ‘Pibe de Oro’ che tanti successi calcistici ha regalato al popolo napoletano.

Non a caso, da sempre fortemente sintonizzato col cuore e con l’idem sentire dei tifosi partenopei, Dieguito prima del match Italia-Argentina disse: “Trovo di cattivo gusto chiedere ai napoletani di essere italiani per una sera, dopo che per 364 giorni all’anno li trattate da terroni”.

Parole che infiammarono la vigilia del match e che dopo la sconfitta ai rigori dell’Italia scatenarono le ire di Roma, con lo stadio Olimpico che nella successiva partita, la finale Argentina-Germania, fischiò l’inno dei sudamericani mandando su tutte le furie Maradona che in diretta tv, come si capì chiaramente dal suo labiale, gridò per reazione: “Hijos de puta”.

La mia mente corre oggi proprio agli episodi di quel Mondiale di Italia ’90 perché avverto che in tanti a Napoli non sentono minimamente la mancanza della Nazionale nella massima competizione calcistica.

Napoli è da sempre una Città di football, dove un intero Popolo si immedesima in una Squadra e dove una Comunità di Cittadini riesce ad essere tale soprattutto se c’è di mezzo il calcio e la Maglia biancazzurra. Oggi più che mai secondo me, in termini sportivi, il Napoli è l’unica vera “Patria” dei napoletani.

Paolo Trapani

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