fbpx
domenica 29 novembre 2020
Logo Identità Insorgenti

MONDO ACCADEMICO

Nazione napulitana e italiana: convegno all’Università

DueSicilieOggi, Eventi, Storia | 12 Marzo 2015
regno di napoli
Nazione napoletana e nazione italiana: il 14 e 15  aprile 2015 le università di Napoli e Fisciano lanciano due giorni di convegno per interrogarsi su un tema cruciale di quest’epoca: la definizione dell’Italia come “nazione multinazionale” dove convivono più idee di nazione e patria (in primis quella napoletana, appunto, che è il fulcro di questa due giorni).
“L’unificazione della penisola – si spiega nella brochure dell’evento – non ha solo fatto emergere i dislivelli di statualità tra le formazioni politiche preunitarie (e già questa è un’affermazione discutibile, ndr) ma anche il pluralismo, difficilmente componibile, dei sensi di appartenenza nazionale. Ciò è tanto più vero nel caso di una plurisecolare nazione-Regnum come il Regno di Napoli, la cui identità forte è andata costruendosi su tre pilastri fondamentali: la lunga durata del sentimento di fedeltà monarchica, il primato della Capitale, il protagonismo dell’iniziativa politica delle istituzioni pubbliche rispetto a quella delle forze economiche e sociali. Un fenomeno consolidato nell’epoca borbonica, quando, insieme alle parallele ridefinizioni degli altri stati regionali, si formularono anche alternative alla realizzazione dell’unità nazionale italiana”.
Identità, conflitti, appartenenze, saranno al centro della due giorni che si aprirà a Napoli, il 14 aprile, presso la società Napoletana di Storia patria, per un incontro che vede protagonisti Università di Salerno, Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione, Dipartimento di Studi Umanistici-Dottorato di Italianistica, Società Napoletana di Storia Patria, Società Salernitana di Storia Patria, e che si chiude il 15 aprile dalle 9  a Fisciano, Università degli Studi di Salerno.

“Scopo del seminario – si spiega ancora – è quello di approfondire i caratteri della nazione napoletana tra Sette e Ottocento, attraverso le voci della cultura politica meridionale, e il difficile passaggio dalla nazione napoletana alla nazione italiana. La transizione – si ammette –  non si è configurata come passaggio lineare ‘da…a…’, piuttosto come una difficile coesistenza tra due sentimenti diversi di patria o come conflitto tra di essi. Il ritorno di interesse storiografico sui problemi delle origini della nazione, frutto di una oramai decennale discussione internazionale, consente di osservare i percorsi politici e culturali interni alla società meridionale e collocarli in una storia di lungo periodo in cui poterono formarsi, in un contesto fluido, appartenenze ed identità alternative”.

Si parlerà anche di movimenti meridionalisti: “Precisare i confini e i significati della nazione napoletana consente, inoltre, di raggiungere due obiettivi: la ricostruzione di un concetto-valore, che, per lo meno fino al 1848, ha rappresentato una realtà storica e un mito identitario per poi trasformarsi in invenzione della tradizione; l’identificazione delle fonti dei movimenti che oggi, con un attributo assai generico e onnicomprensivo, si definiscono neoborbonici o duosiciliani. Si tratta di un elemento che, in forme diverse, ha segnato non solo la storia meridionale, ma tutta quella italiana, come espressione minoritaria nella tradizione e nella cultura, affiorata nelle crisi più forti e nei momenti di rivendicazione del Mezzogiorno, ma anche presente in molti segmenti del più importante contributo intellettuale dell’ex regno alla storia italiana, il meridionalismo”.

Veramente questa è una grande malattia, per chi, come noi, ritiene il cosiddetto “neoborbonismo” una della cause che frenano lo sviluppo di una massa critica e politica seria. Ma sarà interessante capire il mondo accademico in che modo affronterà l’argomento.

Il seminario, diviso in tre sessioni, prevede 8 relazioni e numerosi interventi di molti tra i maggiori storici italiani. Lascia ben sperare solo perché quanto meno perché obbliga il mondo accademico a farsi delle domande serie su un senso di nazione, quello del popolo partenopeo, che non è certamente italiano. E nonostante le annunciate conclusioni (o sconclusioni) di  chi alla fine sul meridionalismo a livello accademico ha sempre marciato,  mantenendosi saldamente nazionalista, come Giuseppe Galasso.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 12 Marzo 2015 e modificato l'ultima volta il 12 Marzo 2015

Articoli correlati

DueSicilieOggi | 2 Ottobre 2019

IL PIANO

Sud, il ministro per il Mezzogiorno vuole investire nella scuola

Arte e artigianato | 29 Gennaio 2019

TRADIZIONI IDENTITARIE

Festa di Sant’Agata di Catania: la terza per importanza nel mondo

Attualità | 31 Dicembre 2018

FESTE E AMAREZZE

Da Matera a Potenza, da Napoli a Bari: Capodanno in piazza (e problemi rinviati al 2 gennaio)

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi