fbpx
sabato 30 maggio 2020
Logo Identità Insorgenti

Mondo Napulitano

50 sfumature di città, una questione d’Identità (Insorgenti)

Mondo Napulitano | 30 Aprile 2017

Sei lettere. Tre sillabe.

NA-PO-LI.

50 sfumature di città.

Raccontarla non è semplice. Viverla non è facile. Difenderla senza cadere nella retorica e nel compiacimento? un’impresa.

Napoli racchiude in sé  i gironi dell’inferno dantesco ma anche le cantiche del paradiso, in un eterno contraddittorio che non dà diritto di replica. E’ così e basta. E’ una femmina sensuale, ciaciona, prosperosa che si muove sinuosa , ammicca seducente e ti volta le spalle, ancheggiando strafottente. Si  volta. Un attimo. Per vedere se la segui. E tu. La segui. Sbavandole dietro. Immaginando le lussurie che ti promettono quei colori luminosi, quei paesaggi mozzafiato, quei profumi di cibo che aleggiano nell’aria aprendo una voragine nello stomaco. Quella fatalità del vivere napoletano che apre, invece una voragine. Nell’anima. Una donna stuprata dal tempo e dagli affanni,  sfruttata da papponi senza scrupoli che l’hanno spesso abbandonata alla fredda luce  di un fuoco che non riscalda. Se provava a ribellarsi. Se provava a  rifiutare di assecondare un gioco malevolo. Perché è stata sempre usata, lei ma ha saputo perdonare, specchiandosi nell’azzurro del suo mare per rifarsi il volto. Nascondendo le cicatrici putride e infettate che le solcano il corpo. Quelle cicatrici che nessuno medico riesce a guarire del tutto. Troppi coloro che si improvvisano infermieri, fingendo di curarla e mirando al solito “passaggio”. Quelle cicatrici, quelle striature che le attraversano il corpo e la segnano dolorosamente devono restare lì, comode, per ricordarle quello che è, che deve essere per il resto del mondo accecato dai pregiudizi. Quella degli stereotipi, quella della puttana vecchia che serve per tenere a bada gli altri. Sotto controllo. Quella mignotta non si deve curare, lei e la sua paranza, la si può usare per “selfillazzarsi” col “vir ‘o mar quant è bello” ma che poi deve tornare lì, al suo posto. Per prenderla all’occorrenza quando serve al padrone di turno. Che tralascia a vantarsi delle sue bellezze cantate e stracantate che nessuno ci crede più, per far da megafono al potere. Una sorta di sovraesposizione, di assuefazione al bello. Ma non è più tempo di servilismi: si deve raccontare altro. Quello che ribolle. Come la lava dormiente del vulcano. Che tanti vorrebbero ci sputasse addosso.

C’è un giovane. Una realtà. Identità. Che la ama così com’è.  Solo. Indipendente. Che guarda oltre. Che decodifica la realtà al di là dei luoghi comuni. Che mette l’orecchio a terra e capisce da dove arriva il tam tam. Che annusa l’aria e sente che la lieve brezza del cambiamento spira. Morbida. Dal mare. Che è avanti mille anni. Perché guarda oltre. Legge tra le righe e porge una mano. A quella vecchia, malandata ma sempre bellissima donna. Una città che non ha bisogno di chirurgia estetica, perché si racconta con gli occhi dell’amore e non del servilismo. Narra della realtà dei vicoli e delle piazze che urlano la loro storia, la sussurrano davanti un caffè sospeso, la agitano in mille fazzoletti bianchi a difesa della laicità di un tesoro e di un Santo che è patrimonio esso stesso di identità e voglia di riscatto. Un giovane che cammina a piedi nudi nei quartieri popolari, gioca a pallone coi scugnizzi e si pone al centro: uno sguardo al mare; uno alla collina, soffiando nelle orecchie di chi sa ascoltare e vuole partecipare al cambiamento.

Una realtà che non parla di Gomorra per compiacere il paese di quelli che benpensano, ma cammina per le strade e parla con la gente , la “magnifica gente” di questa città per ascoltarne la voce, i desideri,  la voglia di cambiare , di non essere identificati con quei luoghi comuni   infarciti  di razzismo e degrado. Che ci sono, ma ci sono anche tanti che lo combattono. Un pezzetto alla volta. Senza l’aiuto di nessuno. Perché siamo soli. Perché la voce identitaria fa paura.  Perché è più forte del megafono istituzionale.

Una  tradizione rivendicata senza autocompiacimento, ma con la crudezza di chi sa che ci sono  tante cose da cambiare ma forte è la voglia di fare, forte è la “voglia d’alluccà” chiù forte  della malavita, di rimboccarsi le maniche e scuotere per le spalle tutte le intelligenze che dormono e non sanno da che parte cominciare.

Un’Identità che parte dalle radici e pesta i piedi a terra e urla: noi ci siamo. Vi raccontiamo la nostra Napoli. Quella dalle cinquanta sfumature  dell’iride: colorata dalle tinte dell’accoglienza e della pace,  vive come il substrato culturale che ribolle di vita e di cultura;  radicate come la storia e la cultura di una Napoli sotterranea che ode il sussurro di voci fantasma; moderna perché è proiettata al futuro; generosa con le mille associazioni che sono dalla parte dei più deboli; istituzionale perché abbiamo un sindaco che non è allineanto e ha una sua idea della politica. Che è un’arma non convenzionale di massa. Popolare. Una città in cammino contro l ’omertà e la connivenza. Identità non a caso. Identità frutto di storia e tradizione millenaria. Che non sconfina nel meridionalismo da quattro soldi (sempre più diffuso) ma difende il meridione che non è un parassita ma una risorsa dalla quale si può e si deve ripartire. Perché abbiamo anticipato tante tendenze. tanti eventi. perché , sebbene giovani, abbiamo già una storia: conosciamo quello che eravamo e possiamo capire dove cerchiamo di andare. Per tracciare una strada. Per raccontare  la realtà a modo nostro senza filtri e barriere architettoniche mentali. E’ tutta una questione d’ Identità. Perché noi siamo unici. Siamo Identità insorgenti.

Monica Capezzuto

Un articolo di Monica Capezzuto pubblicato il 30 Aprile 2017 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

Articoli correlati

Attualità | 23 Marzo 2020

CORONAVIRUS

Napoli: municipio per municipio farmacie e spesa a domicilio, ecco l’elenco

Mondo Napulitano | 20 Aprile 2019

Don’ t touch ‘o casatiello

Mondo Napulitano | 10 Giugno 2018

MONDO NAPULITANO

Razzismo in love al centro storico di Napoli

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi