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MONOPATTINI

Abbiamo provato il nuovo servizio di sharing a Napoli

Attualità | 10 Settembre 2020

Chi cammina per le strade di Chiaia,  per via Toledo o Corso Umberto avrà notato che sono arrivati i monopattini elettrici in città: si scarica l’app, si sblocca il mezzo via internet e si parte.

Il comune di Napoli ha infatti attivato il servizio di sharing in alcune zone della città e, come spesso accade quando c’è qualcosa di nuovo, l’opinione pubblica si è divisa.

Il monopattino non può essere una soluzione ma è un servizio in più

Sia chiara la doverosa premessa: il monopattino non è la panacea dei mali della mobilità partenopea né può essere visto come una soluzione alle criticità storiche. Non è un’alternativa all’auto ma è semplicemente un servizio in più, simpatico, alla moda, green. Sarebbe sbagliato e grave dare un ruolo diverso a questo simpatico aggeggio.   Mobilità sostenibile è anche integrazione fra vari mezzi e sistemi di trasporto: in questo contesto lo “sharing” di mezzi elettrici di piccole dimensioni o di biciclette può essere utile nella gestione dell’ “ultimo chilometro”, un mezzo che una persona prende all’uscita da una metro o alla stazione di un bus per spostarsi di poche centinaia di metri.

Può far sorridere che si pensi ai monopattini elettrici in una città, in una regione, in cui il trasporto pubblico locale fa acqua da tutte le parti. I bus sono pochi, la metro ANM ancora oggi non garantisce frequenze degne di tal nome (ma nei prossimi due anni le cose dovrebbero migliorare con i nuovi treni in consegna), anzi, a volte non garantisce il percorso dell’intera tratta Piscinola-Garibaldi,  le linee su ferro EAV sono troppo spesso candidate come peggior linea ferroviaria d’Italia (anche qui, si attendono nuovi treni).

Ha senso mettere in strada i monopattini?   Sì, se si vuole ragionare in ottica di una mobilità quanto più sostenibile, a patto di dare il giusto peso alla cosa e di non dimenticare che la sostenibilità sta principalmente nel potenziamento del TPL e nella progressiva sostituzione dei mezzi inquinanti con quelli di nuova generazione, per quanto riguarda i bus.

Il monopattino finirà a mare…

A Milano le bici del bike-sharing sono finite più di una volta nei navigli, in città il primo pensiero è al monopattino sugli scogli del lungomare o lanciato dal ponte di Castel dell’Ovo.

Le due preoccupazioni principali legate alla tipologia di sharing (senza zone definite di sosta, si può lasciare il monopattino là dove si vuole) sono l’atto vandalico e il fatto che possano restare in mezzo a un marciapiede in zone affollate.

Per ovviare un minimo a queste possibilità, sono state individuate della zone di divieto di parcheggio (via Toledo, la zona di Piazza del Plebiscito, via Partenope, il borgo marinari ad esempio) e se si prova a terminare la corsa là, l’app avvisa subito che, qualora si sia deciso di fermarsi davvero, verranno addebitate 10 euro aggiuntive in automatico. Un deterrente, basterà?

Il monopattino a Napoli: la prova su strada

Per poter provare uno dei 900 monopattini bisogna scaricare l’app Helbiz. Una volta registrati, bisogna scegliere se fare una ricarica da almeno 10 € (carta di credito o g-pay) o indicare una carta di credito come metodo di pagamento. A questo punto si può individuare sulla mappa il monopattino più vicino. L’app indicherà anche lo stato della batteria e l’autonomia in km (circa 10 km con batteria carica). Una volta arrivati al monopattino, basterà scannerizzare direttamente dall’app il QR code sul manubrio e si potrà iniziare il giro. L’uso è intuitivo: si inizia con una spinta di piede, poi si preme sulla levetta del “GO” e il monopattino parte. In aggiunta c’è una levetta per fermare tutto e un freno. Facile.

Chi va in monopattino deve rispettare le regole del codice della strada e, qualora si sia in area pedonale, il limite è di 6 km/h, che sale a 25 su strada. Il casco è consigliato ma non è obbligatorio per i maggiorenni. Chi non ha 18 anni potrà usare il monopattino solo con casco e se munito di patentino am.

Su asfalto il comportamento del monopattino è buono: nessuna vibrazione, agile e leggero. In salita il mezzo sembra comportarsi bene.  Sui sampietrini le ruote molto piccole trasformano tutta l’esperienza in una vibrazione continua, simile ma forse superiore a quella percepita da chi è abituato a percorrere queste strade in bici. Sul basolato il mezzo è quasi inguidabile a causa delle forti vibrazioni e conviene non andare troppo veloci. Questo può costituire un deterrente.

Quanto costa un giro in monopattino a Napoli

Il problema vero dello sharing dei monopattini elettrici sta nel costo: 1 euro allo sblocco e 0,20 centesimi al minuto. Per fare il giro via Cervantes – piazza Municipio – Via Santa Brigida – via Verdi – via Cervantes sono stati spesi 2,2 euro, complice l’attesa al semaforo collocato in prossimità di santa Brigida.  Fare tutta via Crispi fino al PAN viene 2,2 euro.

Per ovviare un minimo al costo di utilizzo Helbiz prevede un’offerta a 30 euro/mese con numero illimitato di corse di massimo 30 minuti (a patto che siano intervallate fra loro di almeno 20 minuti), sfruttabili anche nelle altre città in cui il servizio è presente con monopattini o bici.  Un abbonamento mensile ai mezzi ANM costa 35 euro. Potrebbe essere interessante proporre il servizio all’interno di un abbonamento integrato, un qualcosa in più e a un costo ridotto per chi già si abbona ad ANM.

Quali strade si possono percorrere

Al momento è possibile utilizzare i monopattini elettrici in sharing solo in determinate zone della città: a piazza Garibaldi, lungo il rettifilo, per Toledo ed in tutta la zona vicina al mare, nel tratto da piazza Municipio a Mergellina, con via Toledo, via Chiaia, via dei Mille e così via fino a via Schipa a far da strade di confine.  Off limits il centro antico e i quartieri spagnoli, per restare fra le zone vicine a quelle di utilizzo.

La sensazione è che in queste settimane in tanti proveranno i monopattini in sharing ma non è dato sapere quanto saranno utilizzati una volta scemata la curiosità. Vedremo.

Fabrizio Reale

Credits foto Sergio Valentino

Un articolo di Fabrizio Reale pubblicato il 10 Settembre 2020 e modificato l'ultima volta il 10 Settembre 2020

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