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Monte di Pietà, parla l’acquirente, Amoroso: “Turismo e apertura al pubblico: il patrimonio di Napoli resterà alla città”

Beni Culturali | 26 Marzo 2021

“Non è conclusa, ma è in fase molto avanzata, la procedura d’acquisto del Monte di Pietà, acquisto che con mio padre ci stiamo occupando da anni”. La conferma arriva da Alfredo Amoroso, imprenditore napoletano impegnato su più fronti, sempre legati alla città. Che ci tiene a precisare un punto anzitutto: “Questo investimento non è stato fatto a fini speculativi e comunque faremo in modo che il Monte di Pietà sia fruibile a cittadini e turisti, valorizzando la sua storia, anche se una parte sarà destinata ad albergo”.

Nato nel 1593 in seguito a un decreto di Carlo V che stabiliva prestiti senza scopo di lucro ai poveri, il Monte di Pietà nacque con la finalità di eliminare la piaga dell’usura.

Negli anni scorsi è stato oggetto di una forte battaglia, che ha visto protagonista anche la nostra testata insieme a innumerevoli associazioni culturali cittadine. Nel 2017 – quando fu messo in vendita da Banca Intesa – ci fu una mobilitazione per cercare di non sottrarre un pezzo di storia  alla fruzione pubblica. Amoroso insiste: “Non succederà, l’obiettivo è proprio opposto”.

Il nostro obiettivo è restituire il Monte di Pietà alla città

Non ci sta, il giovane imprenditore partenopeo, a passare per speculatore. “Io sono identitario, credo molto a questo progetto e alle sue finalità. Il nostro obiettivo è restituire comunque alla città il Monte di Pietà, renderlo visitabile e accessibile, al di là della parte destinata al turismo”.

Fermo restando che, come ha precisato Banca Intesa ieri, essendo il bene vincolato, come da norma, il notaio subito dopo il rogito avvertirà la Soprintendenza che a sua volta notificherà agli enti pubblici la notizia, cosicché questi possano esercitare entro 60 giorni il diritto di prelazione stabilito dalla legge.

Un investimento di circa 30 milioni di euro per il Monte di Pietà

Amoroso spiega anzitutto che l’immobile sta per essere acquisito con una società creata ad hoc. la Monte di Pietà Napoli srl il cui socio di maggioranza è il padre Michele e dove Generazione Vincente spa, un’agenzia per il lavoro, proprietà della famiglia, ha una quota del 20 per cento. “L’investimento per il solo acquisto delle mura, frutto di una gara a cui la società ha partecipato con la sua offerta, è di 8 milioni e 580mila euro. Ma l’investimento totale, per il restauro dell’edificio e della Cappella, sarà di circa 30 milioni di euro”.

Non solo. E’ scontato, perché questo la legge prevede, che nessuna pietra sarà spostata se non con l’ok della soprintendenza, a cui è stato già presentato negli anni scorsi, e prima della venuta dell’attuale titolare La Rocca, il progetto di restauro.

“S’, è vero, una parte del Monte diventerà albergo di lusso con la costruzione di alcuni negozi all’interno dell’ingresso, ma quello che è per noi importante è il progetto di restauro della cappella e dell’intero complesso per restituirlo alla città di Napoli, aprendolo alla fruzione pubblica, magari con visite guidate e comunque recuperando la sua storia e rendendo accessibili le sale con affreschi e dipinti che portano firme prestigiosissime”.

3-4 anni sono i tempi per restituire il Monte alla città

3-4 anni sono i tempi per restituire il Monte alla città, secondo i futuri proprietari. Nel frattempo gli Amoroso –  che sono comproprietari anche del Napoli Basket, squadra in evidente crescita, che gioca nel campionato nazionale A2 – lavorano anche a un altro progetto, stavolta a Materdei, dove stanno cercando di recuperare l’Istituto Giambattista de La Salle, per riqualificarlo come istituto per la formazione e per altre attività, riaprendone anche l’auditorium.

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 26 Marzo 2021 e modificato l'ultima volta il 26 Marzo 2021

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