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MONUMENTANDO

Oggi a Napoli torna a vivere la “fontana delle zizze”. La sua storia tra Vesuvio e Partenope

Arte e artigianato, Attualità, Beni Culturali, Identità, NapoliCapitale | 13 Luglio 2015

Fontana delle zizze. Napoli

Sarà il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris oggi lunedì 13 luglio che alle ore 18,00 inaugurerà i​n via Giuseppina Guacci Nobile, nei pressi dell’Università Federico II, ​ di Corso Umberto,​ la fontana “Spina Corona” totalmente restaurata.

 L’intervento rientra nel  progetto Monumentando, un bando fatto dal Comune di Napoli nei mesi scorsi che prevedeva la scelta dello sponsor (contraente) mediante procedura aperta da aggiudicarsi con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa ed ammettendo alla partecipazione imprese produttrici di beni e servizi, persone fisiche, enti, associazioni, società e agenzie di intermediazione pubblicitaria dove qualunque tipo di soggetto pubblico o privato poteva assumere il ruolo di sponsor, tranne che per gli interventi di restauro eseguiti invece da imprese qualificate sorvegliate dalle Sovrintendenze di riferimento. Oggi non a caso saranno presenti le due restauratrici Maria Rosaria Vigorito e Barbara Balbi.

La fontana della Spinacorona (detta “delle zizze”) è una delle fontane di Napoli; si erge nel centro antico, e nel centro antico, addossata alla chiesa di Santa Caterina della Spina Corona.

Le sue origini sono incerte. La sua presenza è attestata per la prima volta in un documento del 1498 relativo alla distribuzione idrica in città: la Platea delle acque. Fu restaurata e modificata per volere del viceré don Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga su disegno di Giovanni da Nola nella prima metà del XVI secolo, come attestato dalla presenza dello stemma di Carlo V.

L’opera scultorea costituisce una testimonianza del passaggio dai gusti medievali alle prime forme e decorazioni barocche. Il soggetto principale è la sirena (icona mitologica di Napoli) che è in procinto di spegnere le fiamme del vulcano Vesuvio con l’acqua che le sgorga dai seni (il tutto è spiegato in una lapide di marmo con l’incisione Dum Vesevi Syrena Incendia Mulcet): la rappresentazione sta ad indicare che la bellezza di Napoli impedisca al Vesuvio di sommergerla nelle sue fiamme.

L’originale statuetta della sirena dagli anni venti del XX secolo è custodita presso il Museo nazionale di San Martino, mentre come sua sostituta vi è una sua identica copia, riprodotta e scolpita da Achille D’Orsi. La ricca vasca rettangolare in marmo bianco è abbellita da altorilievi, ghirlande ed ulteriori stemmi del viceré. È coronata dalla raffigurazione del Vesuvio e dalla sirena Partenope.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 13 Luglio 2015 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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