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MORTI IGNORATE

Petrolchimico di Siracusa, due vittime in un incidente sul lavoro che non fanno notizia

Diritti e sociale, Imprese, Italia, Lavoro | 10 Settembre 2015

priolo_petrolchimico

A Siracusa, al Petrolchimico, continuano nel silenzio le morti sul lavoro. Morti che fanno poca notizia Morti che hanno delle precise responabilità, secondo Legambiente e la Fiom, in quanto frutto di una miserabile politica di gestione degli appalti di manutenzione che strozza e taglia soprattutto sulle spese della sicurezza. Morti i cui nomi non hanno manco volti e che saranno presto dimenticate. Morti che come sempre si verificano sui territori martoriati del Sud.

Ieri due operai sono stati coinvolti in un grave incidente che si è verificato al polo petrolchimico di Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa. Si tratta di due giovani, Salvatore Pizzolo, 37 anni e Michele Assente, 33, di Melilli, paese della provincia e che sarebbe presto diventato padre di un bimbo, che lavoravano in un’azienda metelmeccanica dell’indotto, all’interno dell’impianto Versalis, ex Icam, in una vasca nel reparto etilene. Secondo una prima ricostruzione sarebbero caduti in un pozzetto durante un’ispezione. I due operai sono morti dopo un lungo e disperato tentativo di rianimarli da parte del personale del 118. Il magistrato ha disposto il sequestro dell’area.

Secondo il comunicato dell’Eni, di cui fa parte la Versalis, i due lavoratori sarebbero stati investiti da vapori di idrocarburi mentre ispezionavano un pozzetto della rete fognaria della raffineria, utilizzando videocamera e robot. Dopo l’esalazione, il primo sarebbe caduto all’interno del tombino, l’altro si sarebbe calato nel tentativo di salvarlo.

I segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil, Paolo Zappulla, Paolo Sanzaro e Stefano Munafò, che oggi hanno convocato uno sciopero in tutte le fabbriche dell’area, hanno chiesto al prefetto Armando Gradone la convocazione urgente di un tavolo per la sicurezza, con tutte le aziende committenti del polo industriale. Magari a pensarci prima non ci si sarebbe trovati a questo punto. Che i sindacati convochino uno sciopero a ogni morto ci domandiamo a cosa serva se non a rigarantire il loro ruolo di cani da pecora.

“Questo ennesimo incidente – commentano Giuseppe Giaquinta di Legambiente Priolo ed Enzo Parisi di Legambiente Sicilia – è l’ulteriore conferma che le morti sul posto di lavoro nel petrolchimico non sono una fatalità ma la colpevole conseguenza di una miserabile politica di gestione degli appalti di manutenzione che strozza e taglia soprattutto sulle spese della sicurezza. Una scelta criminale di cui pagano le conseguenze i lavoratori con la propria vita, i cittadini e l’ambiente. Alle istituzioni tutte chiediamo di indagare non solo le cause e le responsabilità di questi ultimi “omicidi bianchi” e perseguire i responsabilità ma anche di individuare e fermare coloro che hanno stravolto il sistema degli appalti fino a farlo diventare uno strumento di ricatto e di morte”.

A sua volta la Fiom denuncia che «negli ultimi anni per via della crisi l’azienda ha ridotto gli investimenti sulla sicurezza nella Raffineria, si fa sempre meno manutenzione negli impianti e gli appalti vengono assegnati con ribassi che riducono la sicurezza: tutto ciò crea dei rischi». «Le condizioni di lavoro soprattutto per gli operai dell’indotto sono peggiorate – accusa Tonino Recano della Fiom – Un operaio che entra col badge in Raffineria è abbandonato a se stesso, è sempre più complicato fare dei controlli».

«Accertare subito le responsabilità; seguiremo con grande attenzione l’evolversi della situazione e i risultati dell’inchiesta, senza fare sconti a nessuno – gli fa eco Emilio Miceli, segretario generale della Filctem-Cgil -. Purtroppo in Italia i lavoratori in appalto sono ancora considerati di serie B, con scarsi diritti e tutele. Non c’è alcun dubbio: è urgente una severa riflessione sulla sicurezza e sul controllo degli appalti».

Insomma sulla pelle dei più deboli sempre, e sempre per il Dio Profitto. Le polemiche postume non servono e ci domandiamo perché l’allarme sicurezza o sul controllo degli appalti i sindacati lo lancino sempre quando ormai è troppo tardi. Anche perché di Salvatore e Michele nessuno parlerà più da domani. E saranno altri morti dimenticati, altre famiglie devastate. E naturalmente ancora una volta su un territorio del Sud martoriato, uno dei tanti. E non si sa più se essere più addolorati, più disgustati o più incazzati.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 10 Settembre 2015 e modificato l'ultima volta il 10 Settembre 2015

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