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Cai Guo – Qiang: Explosion Studio con polemiche a Pompei

Eventi | 22 Febbraio 2019

Storia di una giornata “esplosiva”. La possiamo chiamare così la giornata trascorsa a Pompei in attesa della performance di Cai Guo – Qiang che odia farsi chiamare artista “cinese”.

L’attesa

Un disguido tecnico fa slittare lo “spettacolo” pirotecnico previsto per le 12 alle 15 del pomeriggio. E così giornali, tv, fotografi e ospiti presenti si disperdono in seguito all’ufficialità della notizia. Pare che lo slittamento sia da attribuire a un tavolo sindacale che ha fatto partire in ritardo l’allestimento dell’opera di Cai, a cui ha lavorato insieme al suo staff dalle 17 del giorno prima. Quasi 24 ore per dare vita alla sua “Explosion Studio”.

Explosion Studio

Un’esplosione artistica che aveva il proposito di rievocare l’eruzione del 79 dopo Cristo che seppellì Pompei, ma anche la sua scoperta. Al centro dell’arena dove una volta combattevano i gladiatori, c’erano tele di diverse dimensioni e copie di antichi oggetti legati alla vita quotidiana ma anche enormi sculture, repliche dei famosi Ercole Farnese, Venere Callipigia, Atlante farnese e Pseudo Seneca del Museo archeologico di Napoli collocati su una tela di 32 metri per 6 supportata da una piattaforma.
Come ha ricordato lo stesso artista prima della vera e propria esplosione, Explosion Studio si è sviluppata in tre momenti: la “Tela della civiltà” con la distruzione di manufatti in maniera violenta, come furono colpiti i pompeiani; fuochi che hanno imitato l’eruzione vulcanica con un forte boato. Fase percepita dai presenti come un enorme nuvola di fumo con un “Sospiro” finale , mentre l’ultima fase è stata lo “scavo”.
Tra i fumi sono venute fuori opere distrutte e colorate, altre bruciate e immagini e colori impressi nelle tele. Explosion Studio vedrà la sua naturale continuazione nella mostra al MANN “In the Volcano”.

In the Volcano al MANN

Le opere “scavate” dopo l’esplosione all’anfiteatro verranno traslate al museo in una mostra itinerante per le sale. Ci sarà una installazione sul soffitto di 32 metri nella sala cosiddetta del Toro farnese. Il viaggio nelle sale si concluderà con una barca ancorata alla parete e affiancata dagli affreschi di Pompei. Il progetto vede come protagonisti il Parco archeologico di Pompei, il Museo archeologico di Napoli e il supporto organizzativo della Fondazione Morra. Il curatore della mostra al Mann è Jérome Neutres.
“Quando l’eruzione del Vesuvio seppellì le antiche civiltà greca e romana, la natura creò un capolavoro avente come medium la catastrofe, preservando eredità monumentali come una capsula del tempo-spazio – dichiara Cai Guo-Qiang – L’energia repressa del vulcano si accumula fino a quando non può essere più contenuta, portando a un’esplosione sfrenata! Un tale stato naturale può anche essere trovato nella natura umana e nella nostra condizione sociale, e anche in risonanza con la natura dei miei decenni di lavoro con la polvere da sparo… Per questo progetto, ho cercato di lasciare che gli ormoni prendessero il comando, per creare qualcosa che avesse un tocco di ferocia. In un periodo in cui le persone spesso si sforzano di essere eccessivamente civilizzate, lucidando con cura, “ripulendo” le loro opere e persino i concetti che tentano di spiegare il significato dei loro lavori. Non posso semplicemente inscenare un’eruzione incontrollata, richiamando il vulcano e il giorno del giudizio di Pompei? Un evento del tutto inaspettato, qualcosa che arriva proprio sulla nostra strada! “

L’arte come creazione

Cai si è formato all’accademia teatrale di Shangai. Plasmato dalla sua formazione teatrale mette in scena le sue opere ponendo in relazione l’opera con lo spettatore. Celebra la bellezza e la gioia che sono proprie della creazione e non della distruzione. Anche la performance a Pompei, celebra la sua rinascita, la sua seconda vita quando viene disseppellita. La materia in movimento, potremmo dire, parafrasando un concetto espresso più volte nella mostra [email protected]
Massimo Osanna, già Direttore del Parco, presente alla conferenza stampa in quanto il progetto condiviso con il Mann era stato messo in campo quando lui era ancora in carica dice: “Mao Zedong ha dichiarato che “il cielo protegge con amore coloro che non vorrebbe vedere distrutti” e Cai Guo – Qiang sembra ricordarci che anche a Pompei, se dal cielo caddero lapilli e ceneri mortali, la vita vi sarebbe continuata, eternandosi nel mito come nella storia, nel reperto come nella favola, impregnandosi in quella “materia archeologica” che è nostro dovere continuare a disseppellire, studiare, preservare… per raccontare e, raccontandola, trasmetterla a tutti coloro che vorranno continuare a essere, con noi, i meravigliati protagonisti e i responsabili custodi della Storia fatta delle storie che essa contiene in sé”.
La direttrice ad interim, Alfonsina Russo, gli fa eco: “ Pompei è un luogo del contemporaneo. […] Pompei, sospesa nel tempo, ha da sempre catturato l’immaginazione e lo spirito creativo di artisti di ogni epoca, ricordandoci che quel tragico evento del 79 d.C. si è impresso nella memoria collettiva per l’eternità, non solo per la sua storia e testimonianza unica di un’epoca, ma anche per il profondo senso di fragilità e di impotenza a cui ci rimanda costantemente”.

Serviva la performance di Cai a Pompei? Alcuni ne sono rimasti delusi perché non all’altezza delle sue precedenti imprese.

Complice il vento contro di chi guardava frontalmente, l’esplosione è sembrata solo una grande nube, ma la meraviglia di colori scaturita al suo dissiparsi è stata una “scoperta” come forse quella di chi vide i primi “cocci” rotti di Pompei.

Pompei, la città che risorge e che colpisce l’immaginario degli artisti

Gli artisti sono colpiti da una città che risorge di continuo, che evolve pur restando se stessa, la fine come un nuovo inizio. La gioia dello “scavo” e l’incredulità, la meraviglia davanti a qualcosa che non si capisce ma che colpisce. Non è quello che accadde ai primi scavatori? Lo stupore e al contempo il disagio davanti all’antico che però per loro era completamente nuovo.

Susy Martire

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 22 Febbraio 2019 e modificato l'ultima volta il 22 Febbraio 2019

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