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MOSTRE

Inaugurata Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei

Beni Culturali | 10 Maggio 2019

Inaugurata nella Palestra Grande del Parco archeologico di Pompei la mostra “Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei”. Un progetto che prende già forma nel 2016 quando Annamaria Mauro, funzionario del Parco archeologico, affascinata dalla mostra Vanity a Mykonos, propone al professor Massimo Osanna, allora direttore generale di Pompei, di replicare l’esposizione nel sito archeologico, completandola ovviamente con i monili preziosi provenienti non solo dai depositi interni, ma anche da Paestum, dal parco archeologico di Ercolano, da Longola e dalle necropoli della valle del Sarno.

Progetti nati da collaborazioni internazionali

Un progetto nato nell’ambito della collaborazione con l’Eforia (la Soprintendenza) delle Cicladi iniziata nel 2015 per uno scambio di know – how , di esperienze di ricerca e di valorizzazione dei rispettivi patrimoni culturali.
È trascorso qualche anno dalla primitiva idea che non riusciva a trovare concretezza innanzitutto per una mancanza di spazi espositivi di una mostra di tale livello.
L’Antiquarium pompeiano non era abbastanza capiente e il braccio della Palestra grande dove è stata inaugurata “Vanity” non era ancora stato progettato per essere sede di mostre temporanee.

Un architetto greco dà forma alla Vanity pompeiana

L’architetto scelto per l’allestimento è lo stesso della mostra a Mykonos, Stelios Kois, che qui si è ispirato alla tragedia che ha colpito la colonia romana sepolta dal Vesuvio. Piccole casette nere, simbolo delle case pompeiane ricoperte dal materiale vulcanico, nascondono all’interno dei veri e propri scrigni, che hanno la parvenza di porta bijoux con tanto di cassetto da estrarre per leggere le didascalie dei monili. Le teche esaltano, in questo modo, l’eleganza dell’allestimento.
L’istinto, guardando gli oggetti, quasi tutti in oro, è quello di toccarli, ma un vetro trasparente impedisce di raggiungerli.

Il pavimento, così come alcune pareti, rappresentano invece affreschi di donne pompeiane ma scolorite, con una filigrana sgranata, affinché la bellezza di queste figure femminili non vada a sovrapporsi alla bellezza, quella vera, degli oggetti in mostra.

Nuovo percorso per i visitatori in visita alla Palestra grande di Pompei

Per “Vanity” è stato allestito anche un nuovo percorso per i visitatori. Un ingresso dalla Palestra grande che finalmente non immette il fruitore solo nel portico ma anche nella zona centrale, con la possibilità di ammirare da vicino la natatio (la piscina) e i platani intorno.
Le vetrate del braccio del Ginnasio in cui ora ci sono i gioielli sono scure all’esterno e trasparenti, oseremmo dire invisibili, all’interno, così la natura esteriore non è solo una cornice ma un tutt’uno con la mostra.

Bellezza che si sovrappone e confonde ad altra bellezza.

I gioielli esposti secondo criteri di provenienza e arco cronologico con un concept innovativo

Il criterio espositivo è “geografico”: da un lato le Cicladi e dall’altro la Campania con epicentro Pompei, e copre un arco cronologico che va per l’area cicladica dalla tarda età del bronzo fino al I secolo avanti Cristo mentre per i siti campani dall’età del bronzo fino all’eruzione del 79 dopo Cristo.
Il concept dell’architetto è innovativo e contemporaneo e gioca sul contrasto tra gli involucri scuri che contengono le teche e la lucentezza abbagliante di bracciali, orecchini, collane, fibule ecc..

Gli ori che raccontano: status sociale, biografie ma anche storie di misoginia

Se da sempre i gioielli fanno sognare e sospirare le donne , oltre ad essere un vezzo ma anche un modo per manifestare ricchezza e potenza, sono anche stati pretesto di commenti misogini da parte di Marziale, Giovenale, Seneca e tanti altri. Un coro contro le donne che si caricavano eccessivamente di gioielli. Si asseriva che le donne con questi gioielli addirittura rovinavano i patrimoni degli uomini.
Gli oggetti di lusso raccontano la società antica, i rapporti di classe, gli scambi culturali e di mode. A Pompei ad esempio i gioielli rinvenuti addosso alle vittime ci raccontano la biografia delle persone e l’appartenenza alla “middle – class”, tranne in alcuni casi specifici come nella villa B di Oplonti in cui il livello degli ori è qualitativamente superiore. L’oro era il materiale prezioso per eccellenza considerato tale anche dalla gente comune che aveva preziosi in questo metallo se pur non ricca come si potrebbe immaginare: “L’oro è il figlio di Zeus, che non tarme né vermi mangiano. L’oro scorre dalla sua stessa forza.” – diceva Pindaro nelle sue odi.
Le conquiste di Roma nel Mediterraneo trasformano totalmente i gusti, le mode e anche il senso della morale. Arrivano pietre preziose da luoghi diversi, come gli smeraldi dall’Egitto.

Info e costo della mostra

La mostra, che mette a confronto materiali preziosi e semipreziosi provenienti da Delos e dalle altre Cicladi con quelli di Pompei e di altri siti campani, è a cura del già direttore generale di Pompei, Massimo Osanna, e di Demetrios Athanasoulis, Eforo delle Cicladi.
Sarà aperta al pubblico dal 10 maggio al 5 agosto 2019 compresa nel prezzo del biglietto di ingresso al Parco archeologico e negli stessi orari di apertura del sito. Il costo complessivo della spesa, che comprende anche l’allestimento permanente del braccio della Palestra Grande che sarà utilizzato come sede espositiva per altre mostre, è di un milione di euro. Cifra che comprende anche l’assicurazione e il trasporto dei gioielli, come la manodopera per l’allestimento che è composta dal personale interno del parco proprio per mantenere i costi contenuti.
Il catalogo, che si ispirerà per la grafica a quello di “Vanity” a Mykonos, giungerà in un secondo momento. Problemi tecnici legati ai tempi lunghi di allestimento e a ritardi che si sono sommati a causa del ponte festivo e della Pasqua ortodossa in Grecia hanno fatto slittare la pubblicazione.

In attesa del nuovo direttore generale

Molti speravano che durante questa inaugurazione potesse anche essere svelato il nome del nuovo direttore generale. Ma pare si dovrà attendere la settimana prossima per conoscere i nomi dei prescelti a guidare i siti museali e archeologici del Mibac di prima e seconda fascia.
Nell’attesa non ci resta che invitarvi a visitare questa nuova mostra che pone l’accento su un tema quanto mai attuale come la “vanità” fatta oggi, forse, più di selfie che di gioielli.

Susy Martire

 

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 10 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 10 Maggio 2019

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