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La mozzarella di bufala friuliana di Genagricola SPA, holding agroalimentare di Generali Assicurazioni

Il Pezzotto del Giorno | 21 Gennaio 2015

PEZZOTTOBASE

La notizia non è delle più recenti, risale infatti a fine estate scorsa, ma vale più che la pena di essere ripresa. Un’azienda agricola friulana, la Genagricola di Latisana (Udine), già in possesso di una mandria di circa 550 bufale, apre un caseificio per la produzione “artigianale” di mozzarella di bufala, da vendere nelle provincie di Udine, Pordenone e Gorizia. La notizia è ripresa da varie testate locali, tra cui in particolare Il Friuli.it e il Messaggero Veneto.
Fosse “solo” per questo, si tratterebbe dell’ennesimo “pezzotto” dell’oro bianco della Campania, oltre ad esempio ai già noti Capovilla di Castello D’Aviano (Friuli), Casarotti di Casirate D’adda (Bergamo), e Latteria di Soligo SAC (Treviso), quest’ultima oggetto di una campagna stampa promossa dalla regione Veneto, finanziata con fondi europei per l’agricoltura destinati per oltre l’80% al solo nord, in cui tale fantomatica “mozzarella STG” veniva annoverata tra i tradizionali formaggi veneti certificati.

2A lasciare basiti in tale vicenda è il fatto che la Genagricola SPA, con sede legale a Trieste in Piazza Duca degli Abruzzi, è una holding agroalimentare del Gruppo Generali Assicurazioni, la più grande compagnia di assicurazioni dell’Italia-Unita-SPA, terzo gruppo economico del paese per fatturato, nel cui azionariato compaiono tra gli altri Mediobanca SPA e il Gruppo Caltagirone. E che un gruppo economico di tali dimensioni si lanci in  un’operazione del genere, dovrebbe far capire quanto fa gola dal punto di vista commerciale l’ennesima sottrazione di un’eccellenza della nostra terra. Del resto non è un caso se il gruppo Pezzetta, che ne cura la commercializzazione, parlava già ad Agosto di probabile lancio nella grande distribuzione, come Despar, Coop e Pam.

Altro aspetto deprimente sono i toni trionfalistici con cui titolari e stampa locale parlano di ciò che, nei fatti, non è nulla di più se non l’ennesimo pezzotto del sistema coloniale italiota a nostro danno. “Un grande progetto: creare e far conoscere la mozzarella di bufala made in Fvg“: così Marco Pezzetta, titolare dell’azienda distributrice, su Il Messaggero Veneto. Le parole dell’articolista, Maurizio Cescon, sfiorano le più alte vette della commedia dell’assurdo: “Un “marchio” ormai non solo tipicamente campano, ma che si sta sviluppando anche nell’estremo lembo del nostro Paese. (…) Sarà il consumatore a decretarne, o meno, il successo”. 

Verrebbe loro da chiedere: se imprenditori campani avessero fatto altrettanto con il prosciutto San Daniele, avreste usato gli stessi toni trionfalistici? Ai cari meridionali che soffrono di Sindrome di Stoccolma nei confronti del nord suggeriamo invece di fare un respiro molto profondo, e poi di provare a spiegarci come diamine fanno a provare sudditanza psicologica nei confronti di chi si esprime in questi termini.

Se invece vi state chiedendo se il tutto sia possibile e legale, la risposta è sì. Il DOP del nostro oro bianco prevede la dicitura “Mozzarella di bufala campana”, il che non esclude l’esistenza commerciale di bufale friulane, venete, lombarde e quant’altro.  Nel loro caso invece il DOP è “Prosciutto di San Daniele“, punto. La differenza salta all’occhio.

Insomma gira e rigira, considerata anche la non brevettabilità sancita per sentenza del termine “Limoncello”, la morale della favola è sempre la stessa. Parafrasando la battuta di un famoso film,  potremmo dire che prima e unica regola del Club Colonia Italica è: tutto ciò che arricchisce il nord depredando il sud è legale. E ne vanno pure fieri.

Lorenzo Piccolo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 21 Gennaio 2015 e modificato l'ultima volta il 22 Gennaio 2015

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