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Mozzarella di bufala con latte emiliano: l’ennesimo furto delle nostre eccellenze targato “italia”

Senza categoria | 21 Febbraio 2015

PEZZOTTOBASE

Più che “Le Delizie mozzarella di bufala” chiamatelo “Le Furbizie“, per non dir di peggio: l’inserto pubblicitario comparso in queste ore sull’edizione bolognese de La Repubblica, il grande giornale italiano che copia le “notizie” da Lercio.it, ha dell’incredibile, o almeno dovrebbe averne se non fossimo la colonia interna dell’Italia-Unita-SPA.
11016553_10205039053369127_2011662583_nIn sostanza il Caseificio Le Delizie, un’azienda specializzata nella commercializzazione di latticini e formaggi freschi con sede a Bologna, pubblicizza la vendita di mozzarella di bufala prodotta con “manifattura campana” – il che si immagina dovrebbe garantirne la bontà, dato che questa come tutte le nostre eccellenze non sono mai stati in grado neanche di copiarle in modo decente – ma con latte di bufala “nostrano”, ovvero dell’Emilia Romagna. “Tutti i prodotti fatti con latte di bufala nostrano” è ribadito a chiare lettere nell’inserto.
A parte la stridente contraddizione con lo “spirito” dell’azienda, che sul proprio sito scrive di “selezionare da sempre il miglior latte locale“, ma in questo caso ha evidentemente deciso di fare un’eccezione, ci troviamo di fronte all’ennesimo furto di eccellenze del sud targate italia: infatti in questo caso il problema di fondo è la mancanza – voluta – di opportune tutele dei prodotti tipici del sud, che consente alle aziende del nord di fare quello che gli pare.
Nel caso di specie il disciplinare della mozzarella campana prevede la dicitura “Mozzarella di Bufala Campana DOP”, il che consente l’esistenza di mozzarelle di bufala emiliana, lombarda, friulanaveneta o quant’altro, mentre non ci è dato sapere di analoghe “scappatoie” quando si tratta di prodotti del nord. Non ci risulta infatti che esista un disciplinare del Parmigiano Reggiano di mucca emiliana DOP, che consenta l’esistenza e la pubblicizzazione del parmigiano napoletano o palermitano.

Non chiamatelo “razzismo“, poiché il nostro oro bianco ha un tale mercato da far gola a tutti, a partire dalla grande industria ormai straniera, come nel caso della Galbani di proprietà Lactalis, e soprattutto poiché c’è la precisa volontà politica di stampo nordista di sottrarci tale eccellenza, come dimostrato dall’emendamento del leghista Zaia, o come denunciato dal sostituto procuratore Donato Ceglie.
E non chiamatela neanche “psicosi” poiché analisi tedesche a parte, che hanno dimostrato l’assoluta bontà del prodotto campano, non possiamo certo sentirci rassicurati, in termini di inquinamento, da un prodotto “padano”, considerate le condizioni ambientali disastrose in cui versano le loro lande. Del resto è l’Agenzia europea dell’ambiente ad affermare che la Pianura Padana è la peggiore d’Europa in termini di qualità dell’aria.
Abituiamoci a chiamare le cose col loro nome: nel caso della mozzarella c’è la precisa volontà politica e commerciale di trasformare un’eccellenza napoletana prima in “italiana”, e poi magari addirittura in settentrionale, come sta accadendo alla pizza, al provolone, al limoncello e chi più ne ha più ne metta.
Del resto cos’altro aspettarsi da chi ci ha rubato banche e industrie per trasferirle di peso al nord, e da un secolo e mezzo vive sfruttandoci e chiamandoci “terroni”: sono queste le ragioni per cui, in attesa di liberarci da questo indecente sistema coloniale, auguriamo a questo genere di iniziative una sentita quanto rapida chiusura definitiva delle serrande.

Lorenzo Piccolo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 21 Febbraio 2015 e modificato l'ultima volta il 21 Febbraio 2015

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