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MOZZARELLA DI BUFALA

Perché è legale produrla a Treviso (levando la dicitura “campana”)

Agroalimentare, Battaglie | 6 Ottobre 2015

mozzarella treviso

E’ un furto legalizzato, quello dei nostri prodotti tipici, ma segnaliamo questa notizia perché ci è stata segnalata da un nostro lettore sulla pagina fb di Identità Insorgenti e ne approfittiamo per chiarire, ancora una volta, che produrre mozzarella di bufala in altre regioni, grazie alle leggi italiane e europee, è possibile.

Gli scippi ai nostri danni, infatti, sono fatti a uso e consumo del nord. Nulla di illegale, dunque, per l’azienda agricola Tre Comuni, di tre fratelli trevigiani: Eros, Ivan e Miscel Minato che producono in Veneto la mozzarella di bufala e ne vanno anche fieri.

“Poco più che ragazzi, furono introdotti al mestiere di allevatori dal padre Bortolo che si occupava di bovini e per passare poi anche al mestiere di casari. Il signor Bortolo era stato portato dalle circostanze a mandare uno dei figli, poco più che diciassettenne, in quel di Capua, in Campania, dove i migliori mastri casari italiani hanno generosamente scelto di tramandargli i segreti della mozzarella di bufala. Ma solo dopo anni di prove sul campo, studi e tentativi, finalmente il marchio Tre Comuni fu registrato alla camera di commercio di Treviso. Era il 19 giugno 1992”.

Sulla bufala trevigiana, del resto, vivono in tanti. L’azienda dei Minato conta 18 dipendenti e 950 capi di bestiame distribuiti in 3 allevamenti che – si legge sempre sul loro sito – offrono sempre una mozzarella fresca di giornata, ovvero di latte di bufala munto nelle 12 ore precedenti.

Ancora una volta dobbiamo constatare che c’è una precisa volontà politica e commerciale di trasformare in “italiano” ciò che è meridionale, ma mai il contrario.

Il DOP di quello che chiamiamo “oro bianco” prevede la dicitura “Mozzarella di bufala campana”: il che non esclude l’esistenza commerciale di bufale friulane, venete, lombarde. Basta scrivere “di latte di bufala” ed il gioco è fatto.

La dicitura di “Mozzarella di latte di Bufala” consente insomma ad aziende di altre parti del paese di produrre e legalmente sotto il nome di mozzarella un formaggio che spessissimo in realtà ha ben poco a che fare con il nostro prodotto di eccellenza. Provate però a fare la stessa cosa col parmigiano reggiano e il prosciutto San Daniele, la cui produzione in termini legali è invece legata alla zona di nascita del prodotto. Vi arresteranno…  Ma ci rendiamo conto che le istituzioni campane, distratte da tutt’altro, a tutelare le tipicità manco ci pensano. Per cui ecco fiorire anche sulla grande distribuzione mozzarelle del nord un po’ ovunque.  A conferma di una precisa volontà di mortificare una tipicità tutta campana.

 

 

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 6 Ottobre 2015 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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