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Museo Archeologico di Napoli: potenzialità in parte inespresse per un patrimonio inestimabile

News | 30 Agosto 2017

Il 2016 è stato un anno foriero di successi per il turismo italiano che, in netta controtendenza rispetto al contesto europeo, dove invece si registra anche nel 2016 un calo dei visitatori nei musei, dimostra finalmente di essere in grande crescita. Una notizia che neanche dovrebbe sorprendere un territorio ricco di cultura come il nostro dove si concentrano città d’arte come Napoli, Palermo, Roma, Firenze, Venezia e chi più ne ha più ne metta. Durante l’anno passato l’Italia è stata visitata da 56 milioni di turisti stranieri e nello stesso anno i musei statali italiani hanno ospitato ben 45.5 milioni di visitatori per un incasso di circa 175 milioni di euro e un incremento rispettivamente del 4% (1.8 milioni di visitatori) e del 12% (+20 milioni di euro) rispetto al 2015.

La Campania, come accade ormai da alcuni anni, si trova ad essere una delle regioni protagoniste di questa costante crescita turistica. Anche nel 2016 si trova al secondo posto delle regioni con il maggior numero di visitatori con ben 8 milioni di euro incassati per i musei statali e un aumento dei flussi del 14.2% rispetto ai dati del 2015. Eppure, nonostante questa importante crescita, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, è posizionato solo in 11esima posizione nella classifica nazionale, con 452.431 ingressi nell’anno 2016 (contro i 381.632 del 2015).

Il museo napoletano è con ogni probabilità uno dei più importanti musei archeologici del mondo e certamente quello più sottovalutato, almeno in base ai numeri fatti registrare nel tempo. Il Mann vanta infatti il più ricco e pregevole patrimonio di opere d’arte e manufatti di interesse archeologico del Paese ed è da sempre considerato il polo con la più importante esposizione di reperti di epoca romana del mondo. Eppure, nonostante la dinamica direzione di Giulierini, che in pochi anni ha prodotto risultati davvero notevoli, il museo napoletano è ben distante dai suoi omologhi internazionali, che pur vantano collezioni di valore inestimabile.

Senza volerci addentrare in tecnicismi che proprio non ci competono, e senza neanche voler stilare inutili classifiche sui tesori conservati nei musei più importanti del mondo, lascia un po’ con l’amaro in bocca costatare che nel 2016 il Louvre di Parigi ha fatto registrare 7 milioni e 400 mila visitatori, mentre il Met di New York ne ha contati 7 milioni tondi tondi e il British Museum 6 milioni e 420 mila . Sia chiaro, i numeri fatti registrare da questi tre musei internazionali sono una conseguenza diretta dell’indiscusso richiamo turistico delle tre città in oggetto, Parigi, New York e Londra, clamorosamente superiore, ahinoi, al pur positivo turismo campano. Eppure, il discreto successo di Pompei, richiamo internazionale di valore universale, che ha visto staccare nel 2016 ben 3 milioni e 283 mila ingressi, deve far riflettere.

Insomma le potenzialità sembrano esserci tutte, bisognerebbe solo sprigionarle, magari con una campagna pubblicitaria mirata e di respiro internazionale, capace di far conoscere oltre ogni confine il prestigio e i gioielli inestimabili custoditi tra le mura del polo napoletano.

Il patrimonio del Museo Archeologico di Napoli necessita di essere ulteriormente valorizzato, lo dice la sconfinata storia di questo angolo di mondo, lo dice la sua geografia ineluttabile. Il Mann, con ogni probabilità, non raggiungerà mai i numeri del Louvre di Parigi o quelli del British Museum di Londra, eppure il suo posto è quello, e le attuali classifiche nazionali e internazionali di visitatori certamente non rispecchiano i valori in gioco.

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 30 Agosto 2017 e modificato l'ultima volta il 30 Agosto 2017

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