martedì 26 marzo 2019
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MUSICA E IDENTITA'

Intervista con i Sud Sound System: "Ragazzi, riprendetevi la vostra terra"

Cultura, DueSicilieOggi, Identità | 30 Settembre 2013
I Sud Sound System dietro le quinte del "Pummarò Festival" con la nostra intervistatrice e la maglietta "Sud Ribelle"
I Sud Sound System dietro le quinte del “Pummarò Festival” con la nostra intervistatrice e la maglietta “Sud Ribelle”

“Se nu te scierri mai delle radici ca tieni, rispetti pure quiddre delli paisi lontani”. (Se non dimentichi mai le tue radici, rispetti anche quelle dei paesi lontani). Così cantavano, nel lontano 2003, i Sud Sound System, nell’ emblematico ritornello del loro brano più famoso, “Le radici ca tieni”.
A distanza di dieci anni, i Sud Sound System dominano ancora la scena musicale nazionale ed internazionale, con venti anni di carriera alle spalle, otto album incisi, molteplici raccolte e live, migliaia di copie vendute. Considerati la migliore band reggae in Italia, i Sud Sound System sono i pionieri del raggamuffin, genere musicale che mescola i ritmi reggae jamaicani alle ballate salentine di pizzica e taranta. Identità, senso di appartenenza ed attaccamento alle proprie origini sono il fulcro, il cuore pulsante della loro musica. “Noi abbiamo il Sud nel nome del nostro gruppo, cosa altro c’è da aggiungere?” esordisce Nandu Popu, voce del gruppo, insieme a Don Rico e Terron Fabio. I tre artisti cantano, rigorosamente in dialetto salentino, l’amore per la propria terra, con lo scopo di insegnare a tutti, attraverso i testi dei brani, a difenderla, a non piegare mai la testa di fronte ai soprusi e a denunciare chi la deturpa. Li abbiamo incontrati prima al Pummarò festival, a Sant’Antonio Abate e successivamente la nostra conversazione è continuata nel loro “habitat naturale”: lo studio di registrazione, sito in Salento, la Jamaica del Sud Italia.

Nando. avete celebrato il vostro ventesimo anniversario. Ma come si prospetta il presente dei Sud Sound System e l’imminente futuro?

Si, venti anni insieme. Per l’ occasione e’ uscita anche una compilation con i “best of” degli ultimi dieci anni, che presenta due brani inediti ” Vola via” e “Mai come ora” (featuring Rubens), più il remix del nostro brano più celebre “Le radici ca tieni” insieme alla band jamaicana T.O.K. Siamo reduci dal tour estivo, appena terminato, accompagnati dalla Bag a Riddim Band. Un tour che ci ha visto esibirci in tutta Italia ed anche all’estero, dalla Spagna, alla Francia. Abbiamo portato un po’ di Salento in ogni tappa. Ora, dopo questa lunga tournée, abbiamo in porto un nuovo disco, a cui stiamo già lavorando costantemente, dove l’identità sarà ancora una volta il fulcro intorno al quale girerà la nostra musica.

“Gli ulivi di queste brulle e arse pianure posano come divi esibizionisti che ostentano le proprie forme sicuri di essere unici”. E’ un frammento estratto dal tuo libro “Salento, fuoco e fumo”(Laterza, 2012). Come mai hai pensato di scrivere questo libro?

Salento, fuoco e fumo” é il mio primo libro, un viaggio in mountain bike tra le vie del Salento. Oltre alle precise descrizioni dei posti, il libro è ricco di messaggi. Ad esempio, il racconto su uno sporco affare riguardo ai rifiuti tossici. Quindi, la denuncia all’ abusivismo ed alle ecomafie. Altri argomenti presenti sono la famiglia, l’emigrazione, la questione meridionale. L’ esperienza da scrittore è stata bella e, sicuramente, nuova. Essendo artisti, tutti pensano che sia facile per noi scrivere, in quanto già lo facciamo con i testi delle canzoni. Dal mio punto di vista, posso dire che scrivere un libro è un approccio completamente diverso, ma molto stimolante. La scrittura è una valvola di sfogo che ti permette di buttare giù, nero su bianco, tutto quello che hai dentro. Infatti, non lascerò la penna. Ho cominciato già a scrivere il mio secondo libro, che parlerà di piccoli bulli e Sacra Corona Unita”.

Nando, l’ identità, la denuncia della realtà sociale e politica che ci circonda, sono temi predominanti nelle vostre canzoni. Esempi pregnanti sono testi come “Casa mia” e ” Le radici ca tieni”. La musica può essere veicolo di sensibilizzazione delle masse e di consapevolezza. Qual è il messaggio rivolto ai giovani del Sud?

La storia ha insegnato ai figli del Sud che sono inferiori ed ai figli del Nord che sono superiori. Purtroppo, molta gente ci ha creduto. Ma non è vero, siamo come tutti gli altri. Non dico neanche che siamo migliori, ma siamo tutti uguali. Però quest’ uguaglianza viene negata, innanzitutto dalle leggi e dai politici, che hanno trasformato il Sud in una pattumiera. Parlo in primis per i ragazzi della terra dei fuochi, di Taranto: ma come si fa a vivere in quelle terre? Come si fa? Qui non c’è soltanto la mano della mafia, ma sono anche le fabbriche del Nord che ci hanno portato i veleni. Tutto il Sud e’ inquinato. Alle generazioni future sento di dire due cose: per prima cosa riprendetevi la terra vostra e seconda cosa, uniamola insieme!

Eugenia Conti

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 30 Settembre 2013 e modificato l'ultima volta il 30 Settembre 2013

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