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NAPOLETANI ADOTTIVI

Da Benitez lezioni di calcio e di amore per Napoli

Identità, NapoliCapitale, Sport | 15 Maggio 2014
Benitez affacciato da Palazzo Reale
Benitez affacciato da Palazzo Reale

Che Rafa Benitez non fosse un allenatore come tanti lo si era capito già dal suo arrivo in città la scorsa estate, e di certo non solo per questioni di “palmares”.

Dopo aver allenato e vinto nei campionati più importanti d’Europa, lo spagnolo poliglotta(parla ben 5 lingue) sceglie Napoli per una nuova avventura che da subito si intuisce essere avventura prima di tutto umana e poi sportiva.

Più che con le solite “portatemi a vedere il San Paolo” o “voglio mangiare la pizza”, Rafa esordisce dal suo profilo Twitter chiedendo “quali sono i dieci luoghi da non perdere a Napoli?”, rivolgendo l’appello direttamente a quelli che sarebbero diventati i suoi nuovi tifosi e con esso il desiderio di conoscere i monumenti più prestigiosi e rappresentativi della Capitale.

Nasce così un legame tutto speciale tra Rafa e il popolo napoletano: lo spagnolo riesce finalmente a mettere d’accordo tutti i tifosi, facendosi apprezzare non solo per il gioco sfavillante e votato all’attacco, ma soprattutto per l’amore mai celato verso la sua nuova città e i suoi abitanti.

E così Benitez approfitta da subito di ogni momento libero per scendere in strada, camminare tra la gente, farsi avvolgere dal calore partenopeo facendo foto coi tifosi e concedendo autografi, sempre col sorriso sul viso, sempre entusiasta.

Smessi i panni del tecnico, Rafa diventa turista per conoscere Napoli e le sue infinite bellezze, i napoletani gli inviano migliaia di messaggi e suggerimenti su dove andare in città, su cosa mangiare o cosa vedere e lui li ascolta: visita così in pochi mesi, insieme alla sua famiglia, il Palazzo Reale, si affaccia da esso su piazza del Plebiscito, si reca alla Cappella S.Severo, ove resta folgorato dal “Cristo Velato”, scende nei cunicoli misteriosi della “Napoli sotterranea”  e resta incantato di fronte al fascino intramontabile di Pompei.

Napoli adotta Rafa e lui, felice, ricambia con messaggi d’affetto costanti e ricorrenti in ogni intervista, in ogni dichiarazione: sembra essere diventato più un ambasciatore per Napoli che non il semplice allenatore del Napoli, invita tutti a venire in città, non smette mai di decantarne le bellezze artistiche e le bontà culinarie, non smette mai di ricordare quanto il calore partenopeo sia unico al mondo come unica è la sua tifoseria.

Due giorni fa Benitez è stato anche ospite della Federico II dove ha incontrato gli studenti dei Licei campani in occasione della premiazione della terza edizione del Premio Giambattista Vico, e da lì ha lanciato un messaggio importante e preciso: “Oggi siete studenti ma dovete sapere che da voi dipende il futuro di questa città. Ricordatevi sempre che voi siete il futuro di Napoli”.

Un invito a restare a Napoli dunque, a studiare e migliorarsi per migliorare lei, per donarle il futuro che merita, per salvarla: un impegno per e sul territorio che altro non è se non un messaggio identitario vero e proprio, proferito da un tale, non napoletano e che per mestiere si occupa di calcio, che però tanto avrebbe da insegnare a tutta la classe politica napoletana e meridionale.

Ci spiace solo che Rafa non abbia detto nulla in difesa dei suo tifosi, aggrediti fisicamente e mediaticamente in quel di Roma per la finale di Tim Cup, ma siamo certi che in quel caso la decisione si stata imposta dall’alto per non creare altre tensioni tra Napoli Calcio, Lega e Istituzioni e soprattutto forse per evitare di surriscaldare ulteriormente gli animi della tifoseria napoletana, giàmessa a dura prova da quanto accaduto.

“Il Napoli non è né di Mazzarri e nè mio, il Napoli è dei napoletani, della città e dei tifosi”… ma tu ormai sei a tutti gli effetti napoletano, Rafa, anzi sei molto meglio dei tanti napoletani che offendono la propria città, che la deturpano, che la maltrattano, sei molto più napoletano tu dei tanti ascari che non perdono occasione per denigrarla, per accusarla, per ripudiarla. Ce ne vorrebbero di napoletani come te, Rafa, ce ne vorrebbe davvero di gente che, come te, viene qui scevra di pregiudizi, con l’umiltà che solo i grandi sanno avere e che con quella stessa umiltà sembra volerci  ricordare quanto siamo fortunati a vivere qui, a godere di tanta meraviglia e quanto sciocchi siamo invece a non rendercene conto… continua così, Don Rafè.

Floriana Tortora

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 15 Maggio 2014 e modificato l'ultima volta il 26 Settembre 2014

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