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Napoletani al massacro mediatico. Dopo i fatti di Roma chi ha realmente pagato?

Sport | 7 Maggio 2014

SSC Napoli v Cagliari Calcio - Serie A

NAPOLI, 7 MAGGIO – Da quattro giorni non si parla d’altro. Sulla questione sono state dette tante cose, eppure c’è un’aria strana in giro, quella di un caso irrisolto.

Partiamo dalla sera della finale. Ascoltando i presenti in Curva Nord, prima ancora che scoppiasse il caso “Genny ‘a carogna”, già aleggiava un certo dissenso, causato dalla circolazione di alcune voci riguardanti degli scontri tra la tifoseria napoletana e quella fiorentina. Più precisamente, nell’area di servizio di Pongiano, in provincia di Rieti, un pullman di tifosi appartenenti al Napoli Club di Bologna sarebbe stato aggredito da un gruppo di supporters viola. A farne le spese tre tifosi azzurri, rimasti feriti e successivamente soccorsi dal 118. Solo in alcune testate giornalistiche è stato però trattato tale fatto di cronaca, e di tifosi viola puniti con Daspo o provvedimenti simili neanche l’ombra. Agli scontri di Rieti si sono poi aggiunti i fatti più noti di Roma delle 19:30, gettando nel totale sconforto i tifosi partenopei, in collera nei confronti delle autorità, ree di aver mal gestito determinate situazioni. Eppure i supporters azzurri si sono attenuti alle norme previste per la trasferta di Roma, seguendo i vari percorsi obbligati. Ma di come la loro sicurezza sia stata ugualmente violata è ormai risaputo. Se si considerano tutti i precedenti avvenimenti, non è difficile immaginare l’aria che si respirava in quelli della Nord, in ansia per le condizioni di un loro compagno.

Il prefetto tenta l’approccio con gli ultras azzurri. L’accoglienza non è certamente delle migliori; non ci si poteva certo aspettare un tappeto rosso di benvenuto con le frustrazioni accumulate nel pre-partita. La reazione è sbagliata, i cronisti RAI gridano alla vergogna, esacerbando il fatto agli occhi del pubblico da casa, quasi o del tutto all’oscuro dei precedenti accadimenti. Ci pensa il capo ultras Gennaro De Tommaso, meglio noto come “Genny ‘a carogna” a stemperare gli animi furibondi dei supporters azzurri. Scende dalla barriera di protezione e accetta di parlare con le autorità, accompagnate da Marek Hamsik. Di quel colloquio è stato detto e ridetto l’inverosimile. La realtà dei fatti è che il capitano azzurro sia andato a rassicurare i tifosi sulle condizioni di Ciro Esposito, fino a quel momento dato per morto. I cronisti RAI, interpretano le immagini del colloquio che arrivano da Roma. Sottolineano la vergogna degli avvenimenti, acutizzati dalla maglia “Speziale libero”, indossata da De Tommaso. Nonostante non sia passato in tv, parallelamente anche il Ds Pradè stava avendo un colloquio con i tifosi viola appoggiati sulle barriere, ma non si è gridato allo scandalo.

La prova, che gli Ultras partenopei avrebbero voluto soltanto rassicurazioni sulla vita di Ciro, sta nel fatto che, a partita inoltrata, dopo il primo gol degli azzurri, molti di loro abbiano abbandonato lo stadio per precipitarsi in ospedale, a sincerarsi dello stato effettivo in cui versava il loro compagno. La trattativa non è mai esistita. La richiesta dei partenopei era di non giocare nel caso in cui la vita di un loro amico fosse stata in pericolo, ciò anche nel rispetto della famiglia di Ciro. Di comune accordo, si è deciso di non esibire coreografie o intonare cori. Gli unici cori scanditi, quelli soliti beceri, inneggianti al Vesuvio da parte degli Ultras fiorentini. Ma anche in questo caso nessun provvedimento, nei giorni successivi alla partita.

Il risultato ottenuto da tutta questa storia è un Daspo di 5 anni a Gennaro De Tommaso, un altro di 3 anni a Massimiliano Mantice, anche quest’ultimo arrampicatosi sulle grate dell’Olimpico. Ancora poco chiari i motivi che hanno portato ad una misura così dura. Sembra alquanto inappropriato punire drasticamente qualcuno (scelto come interlocutore dai funzionari dello Stato e dalla Questura di Roma) solo per essersi arrampicato sulle barriere di sicurezza o per aver indossato la maglietta. Se fosse per la maglia, bisogna capire la fattispecie di reato. Può sicuramente essere doloroso agli occhi della famiglia Raciti, ma non rappresenta di per sé un crimine. Inoltre, lo stesso  Ciro Esposito, ferito mortalmente, è in stato di arresto per rissa, con il mantenimento di una misura di sicurezza, fino al suo ritorno in salute, che permetterà di ascoltarlo. Ha dato, invece, esito negativo l’esame stub compiuto su Daniele De Santis.  Il test del guanto di paraffina serviva per individuare le tracce di polvere da sparo che rimangono sulle mani, ma sono state rilevate sulla mano dell’indagato solo due particelle sulle tre necessarie per rendere positivo il test. Si tratta comunque di esami in fase preliminare.

Intanto al San Paolo, durante la partita Napoli-Cagliari, si vive un’atmosfera poco abitudinaria, lontana dal clima di festa, che si respira durante le sfide casalinghe.  C’è poca voglia di festeggiare, anche durante il giro di campo con la Coppa Italia. Da Roma oltre alla vittoria sul terreno di gioco, i tifosi azzurri hanno portato a casa più di una sconfitta. Come se non bastasse, le polemiche dei giorni immediatamente successivi hanno ferito nel profondo il cuore e la passione dei partenopei. Un “roboante” silenzio ha pervaso gli animi degli oltre trentamila spettatori per tutta la durata della partita. Solo striscioni dedicati a Ciro Esposito: “Ciro tieni duro” dice uno striscione in Curva B, semplicemente “Ciro” recita quello apparso in Curva A. Nessuna protesta, nessun clima ostile come avevano pronosticato le autorità. Neanche le magliette “Speziale Libero” si sono viste; il pubblico del San Paolo ha risposto con la signorilità che lo contraddistingue, a dispetto di ciò che pensa tutto il resto d’Italia, pronti a puntare il dito contro Napoli e i napoletani. I cori sono tutti per il ragazzo di Scampia, le cui condizioni sono ancora gravi, e qualcuno all’indirizzo dei tifosi romanisti. In particolare da sottolineare la promessa di tutta la Curva A “Non finisce così”.

Oltre il danno la beffa; arriva la decisione del Giudice Sportivo Tosel, in merito alla finale di Coppa Italia. Due turni a porte chiuse per l’intera struttura di Fuorigrotta. Dopo il massacro mediatico sui napoletani degli ultimi giorni, questa è un’ulteriore ingiusta pena da pagare.

 

 

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 7 Maggio 2014 e modificato l'ultima volta il 7 Maggio 2014

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