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NAPOLETANI IN SVIZZERA

Tifosi o appestati? E la chiamano “civiltà”

Europa, Razzismo, Sport | 25 Ottobre 2014

tifosi

Mentre ieri tutti i giornali, le tv e siti web di informazione sportiva facevano a gara a chi la sparasse più grossa sulle contestazioni a suon di spranghe, pietre, finestrini rotti e quant’altro ai danni – a detta loro- del pullman del Calcio Napoli dopo la sconfitta di Berna, e che invece testimoni presenti sul posto e da noi ascoltati hanno assolutamente smentito, nessuno pare si sia preso la briga di stigmatizzare il trattamento ricevuto dai tifosi azzurri nella tanto civile Svizzera.

Pare infatti che per “accogliere” i tifosi partenopei e soprattutto per ricondurli al di là dei propri-sempre civilissimi- confini, sia stato messo in atto un dispositivo che dalle 23 fino alle 2 ha visto impegnate sull’autostrada A2 pattuglie della polizia cantonale ticinese, delle polizie comunali e delle Guardie di confine.

Una mobilitazione a dir poco straordinaria, visto anche il pericolo praticamente nullo di scontri tra opposte fazioni di tifo, e che per questo ci sembra dovuto più a ragioni di tipo “razziale” che calcistico.

E non è tutto. Bus, minivan e auto con a bordo i tifosi napoletani sono stati letteralmente scortati oltre il confine svizzero impedendo loro ogni sosta; le uscite dell’A2 nonché le aree di servizio da Airolo fino a Chiasso sono state sorvegliate impedendo ai tifosi di accedervi e facendoli proseguire, sempre sotto sorveglianza, in territorio italiano.

Solo ad alcuni veicoli bisognosi di carburante, sempre sotto scorta, pare sia stato “concesso” di fare rifornimento presso l’area di servizio Bellinzona Nord.

Nessuno ha potuto deviare dal percorso deciso nel dispositivo suddetto(ad un minivan di tifosi non sarebbe stato concesso di raggiungere Lugano), mentre la sosta a Lugano sarebbe stata permessa solo a chi aveva già una prenotazione in strutture alberghiere del posto.

 Troviamo davvero scandalosa tutta questa “premura” nello scortare i tifosi azzurri al di là del confine svizzero, quasi a voler allontanare prima possibile, un rischio, una minaccia di chissà quale entità, impedendo loro ogni tipo di sosta e di ristoro dopo aver percorso comunque tanti chilometri.

E’una vera assurdità che si imponga a dei tifosi, che sono pur sempre dei cittadini con tanto di diritti, di dover aspettare ben due ore e mezza per effettuare una sosta e poter così disporre di servizi e quant’altro; tifosi tra i quali ci sono anche molte donne e magari ragazzini.

Naturale domandarsi, a questo punto, se sarebbe accaduto lo stesso nei confronti di tifosi di altre squadre o se solo noi napoletani meritiamo- per i soliti motivi, leggi pure “discriminazione” – attenzioni tutte particolari, anche quando non ve ne sarebbe alcun reale motivo.

E non veniteci a dire- per carità- che il dispositivo sarebbe scattato solo in seguito alla contestazione avvenuta davanti allo stadio ( che, ribadiamo, non è stata violenta come alcuni raccontano)perché assolutamente non è così: quel piano era organizzato nei minimi dettagli, non era un dispositivo d’urgenza.

Più ignobile ancora, però, che l’informazione non si sia sentita in dovere di sottolineare questa tra le cose accadute in quel di Berna, mentre invece sguazzava, come suo solito, nella palude della mistificazione sulle contestazioni volte solo a destabilizzare l’ambiente e che tanto sanno di sputtanapoli.

Gli svizzeri ci hanno trattati un po’-e diciamolo- come “appestati”, come clandestini indesiderati… e li chiamano civili? Del resto la Svizzera è famosa per l’ ospitalità che concede ai banchieri, quelli sì veri criminali… di cosa ci stupiamo?

Floriana Tortora

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 25 Ottobre 2014 e modificato l'ultima volta il 25 Ottobre 2014

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