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NAPOLI A PIEDI

Le scale del quinto percorso. Da via Cupa Vecchia (piazza Leonardo) a Montesanto, in 18 minuti

Battaglie, Beni Culturali, Identità, Infrastrutture e trasporti, NapoliCapitale | 19 Novembre 2016

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QUINTO PERCORSO / Via Cupa Vecchia – Vico Canalone all’Olivella (Piazza Leonardo-Montesanto)

C’è un percorso che sta da un po’ di tempo dentro il computer, con santa pazienza, ad aspettare. Lo facciamo uscire, prima che magari ci occupiamo di un altro quartiere (questa è l’ultima scala che parte dal Vomero).

E’ il fratello intermedio tra la Pedamentina di San Martino e Salita Cacciottoli (tra il primo ed il terzo percorso di questa serie): va da Piazza Leonardo a Piazzetta Olivella. Intermedio perché sta a in mezzo non solo come posizione ma forse pure come “stato sociale”: è più stretto, più buio della Pedamentina; a tratti sembra una scala a chiocciola verso le viscere della città; rispetto a Salita Cacciottoli, invece, pare una “rarità”.

Da piazza Leonardo prendiamo per via Gerolamo Santacroce ed iniziamo a scendere. Dopo trecento metri, subito prima del Parco Viviani, nel tornante, c’è una traversa a destra: c’è scritto “strada privata” ma essendoci una scala pubblica in realtà il passaggio pedonale è consentito. Si sale un poco in mezzo ai palazzi. A sinistra, capita spesso ma noi ancora non ci siamo abituati, all’improvviso si mostra il panorama del Vesuvio, un pezzo di mare, il porto commerciale.

Continuo un po’ ma ad un certo punto mi trovo davanti un cancello. Chiedo al Portiere se conosce via Cupa Vecchia (una famiglia tedesca l’ho già vista, un po’ delusa, tornare indietro): dice che Cupa Vecchia invece esiste, sta proprio qui sotto, si vede pure da qui, però dobbiamo tornare indietro fino al primo cancello che avevamo incontrato (un trentina di metri), fino ad un tornello basso a lato di un cancello, che assicura il passaggio pubblico pedonale. Andiamo. Dopo il tornello si scende dentro un altro parco privato, poi finalmente un’apertura dentro un muretto basso segna l’inizio della nostra scala. Per un attimo si va su gradini che sembrano recenti, rasenti il palazzo. Poi un cancello antico porta alla scala com’era una volta. I muri laterali, ormai sembra una costante su queste strade antiche, sono di tufo in mattoni. Subito a destra, usciti dal cancello pure l’edicola votiva con la Madonnina. Da qui la scala scende quasi perfettamente dritta. Il muro a destra ad un certo punto è stato accorciato: quella che era una porta di ferro è diventata una specie di ringhiera bassa. Oltre si intravede il cortile della casa. Sulla sinistra un po’ più giù si apre un varco tra due pilastri antichi, tenuti lì per mantenere il cielo. In fondo c’è il cancello del secondo ingresso del Parco Viviani (chiuso da alcuni mesi sembra per lavori alle fognature, così mi dice una signora che è nata e vive “nel palazzo lì, vedete, a fianco alla Madonnina”). Un’altra signora sale, piano piano, con il carrello della spesa. Altri 100 metri e siamo al Corso Vittorio Emanuele. Quasi neanche il tempo di goderci la passeggiata. Adesso abbiamo due possibilità: se attraversassimo semplicemente il Corso ci infileremmo dritti dritti in Via S. Antonio ai Monti. E’ una rampa laterale di Salita S. Antonio ai Monti che ormai conosciamo (quella del percorso numero tre): Via e Salita si incontrano proprio sotto il ponte di Corso Vittorio Emanuele. Ma oggi vogliamo esplorare una strada nuova e quindi arrivati sul Corso voltiamo verso destra.

C’è un signore vicino ad un muretto ed il cartello con l’indicazione in marmo: Vico Canalone all’Olivella. La scala è stretta, sembra l’accesso ad una casa privata. Chiedo se la scala porta giù: “Si porta giù al canalone, finisce vicino a dove arriva la scala di Montesanto”; ed un sorriso (i napoletani, come dice ogni frase retorica, sono sempre contenti di dare indicazioni). La scala di Montesanto, l’altra parente “ricca” di stamattina, da qui in effetti si vede. Noi sulle piccole scale strette e “povere” e proprio davanti, a pari altezza, a pochi metri, la scala “nobile” a doppia rampa. Continuiamo a scendere. Un occhio è attratto verso la visuale aperta, l’altro verso il basso, su questa scala a spirale, stretta stretta alla collina vecchia. I pianerottoli delle case stanno su rampe corte, a sinistra, e intanto si scende quasi in verticale. La scala è pulita. Un ragazzo sale, ci salutiamo ma non dev’essere la sua giornata perfetta. L’ultimo tratto è geometrico, sono cinque o sei rampe in un destra-sinistra perfettamente regolare. Sotto un albero di fichi finiscono gli scalini e si apre un viale largo ancora basolato pedonale, via S. Cristofaro all’Olivella. Qualche decina di metri e un gradino termina il mondo senza le auto. Pare un destino amaro: un’altra volta, appena finisce il tratto delle scale, esattamente annanz’, il cassonetto aperto. Non so più se prenderlo come un benvenuto o una pietra miliare. Una macchina parte: la signora sta lì pronta a parcheggiare lo stenditoio ché se no poi non ritrova il posto. Ancora una svolta e siamo a Piazzetta Olivella. In fondo al vicolo qui di fianco il velo della Madonna ha il colore del telo sopra i panni stesi.

Le due strade s’incontrano, confluiscono a V, e siamo a Montesanto.

(Ah, mi dimenticavo: 18 minuti da piazza Leonardo).

Francesco Paolo Busco

Per leggere le altre puntate clicca sui link di seguito:

Percorso 1: Pedamentina di San Martino e Scala di Montesanto

Percorso 2: Calata S. Francesco

Percorso 3: Salita Cacciottoli

Percorso 4: Gradini del Petraio

Percorso 6: Moiariello

Percorso 7: Salita Villanova

Percorso 8: Gradini Cinesi e Gradoni di Capodimonte

Percorso 9: Vico Paradisiello

Percorso 10: Dal Real Bosco di Capodimonte al mare della Gaiola

 

Un articolo di Francesco Paolo Busco pubblicato il 19 Novembre 2016 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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