mercoledì 20 novembre 2019
Logo Identità Insorgenti

NAPOLI A PIEDI

Quarto percorso: Gradini del Petraio, da Sant’Elmo a Castel dell’Ovo in 25 minuti

Attualità, Infrastrutture e trasporti, NapoliCapitale | 12 Novembre 2016

petraio-n7-copy

C’è una scalinata a Napoli di cui non si può non parlare: si chiama Gradini del Petraio. Si può usare per collegare (o quasi) due castelli: Castel Sant’Elmo e Castel Dell’Ovo. Parte da via Annibale Caccavello; dietro la stazione della funicolare di Montesanto lato Vomero.

Questa volta ci andiamo di primo pomeriggio (ore 15.20). Non ricordo bene dove è il punto esatto da cui inizia, allora dietro la funicolare comincio a cercare, poi leggo sulla targa all’angolo della strada: Gradini del Petraio, eccoci; mi giro verso il fondo e vedo il mare. C’è una famiglia di turisti francesi in controluce. Il padre quasi s’inginocchia per scattare una foto. Iniziamo a scendere.

Quattro grossi paletti di basalto segnano l’inizio ufficiale. Il corrimano sta proprio al centro della scalinata che sembra prenda il nome dalle pietre che l’acqua raccoglieva qui perché questo era, prima che ce ne appropriassimo, il percorso della sua discesa (il suo nome più antico, prima di fine ‘700, era “Imbrecciata” ma il significato è quello). La luce del pomeriggio napoletano di fine ottobre riscalda i colori.

Qualche turista sale, di poche parole, perché il fiato arrivati qui sopra serve ad altro. Scendendo, anche se abbiamo appena cominciato, piuttosto si starebbe fermi, lo spettacolo e la calma sono tali che non viene da cercare oltre. Per un attimo ricompaiono le macchine quando incrociamo via Mancini, ma innocue, ferme, perché la strada è cieca. Già da qui si vede il Castello di Virgilio Mago.

Poi si incontra via Luigia Sanfelice ma non ce ne si accorge quasi perché si presenta con i gradini di una rampa corta laterale. Proprio di fronte la rampa c’è, in ferro battuto, una faccia al sole. Anche lungo questa scalinata, a piano terra, ci abitano. Ma le inferriate a chiudere i pianerottoli sono spesso leggere, senza disturbare. Una svolta secca a sinistra e si allargano contemporaneamente gradinata e vista: compare per primo il Vesuvio, poi Capri al centro della scena; siamo a Largo del Petraio.

Una signora svolta a destra sotto un arco proprio all’inizio dello slargo e ci ricorda di andare a vedere: si chiama Vico del Petraio ed inizia con una “camera di decompressione”: una loggia corta corta con una panchina di legno al sole. E’ il vicolo del vicolo, una riserva di calma al quadrato. Dentro è come un borgo ma fatto di un’unica “strada”. E’ pulito, qui la sensazione è che ci abitano in pace: gli stenditoi stanno sui lati “sotto sotto ‘o muro” ché il vicolo è largo poco più di un metro. Ci stanno pure i vasi con le piante ben curate.

E’ una digressione della digressione. Una signora sta fuori dalla porta e le chiedo dove finisce la stradina: mi dice che “continua ancora poco e poi basta”. Qua nessuno tocca niente e lo scaletto è appoggiato al muro senza catenacci. Sento voci di ragazzini dal soggiorno di casa. A destra il soggiorno è a piano terra ma non mi sporgo: non disturbiamo. Poi finisce: davanti il muro, a sinistra invece il vicolo cieco ha la vista ultra panoramica sul mare. Ritorniamo indietro verso la scalinata: Largo del Petraio ha il tabernacolo di una Madonna sorridente e di fronte la fontanella col lavandino. Poco dopo due sedie sono state aggiunte alle panchine al sole vista Capri, ah no, mo che mi ricordo qua poco tempo fa c’erano tre panchine, mo ce ne stanno due, o la terza è quella che stava all’inizio del vicolo del vicolo o ci dev’essere “qualcosa che non ho capito”.

Riprendiamo la discesa: la luce gialla del primo pomeriggio è riscaldata ancora di più dai muri gialli di tufo e vernice. Ora a destra si può voltare per andare a prendere la funicolare centrale, ma bisogna aspettare che riapra dopo i lavori di manutenzione. La pendenza adesso è minore e i gradini diventano più lunghi. La signora, intenta nelle pulizie, dalla finestra sorride quando capisce che è il soggetto della fotografia. Passiamo sotto una passerella in alto che serve a collegare il palazzo al suo terrazzo lato mare. Anche qui ci sono vasi con le piante. Dietro di noi alcuni turisti francesi scendono. Forse i fiori sono anche per loro.

Che peccato che queste scale sembrano percorse solo da residenti e da turisti, i napoletani in gran parte si perdono lo spettacolo. Dopo poco si aprono tre possibilità (**): girando stretti a destra un arco ci riporterebbe nel mondo delle ruote e dei cavalli vapore (all’estremità inferiore di via Palizzi), voltando a destra in discesa si va verso via dei Mille, a sinistra si va verso via Chiaia. Sarà che i Mille non ci stanno troppo a cuore o che di là siamo scesi altre volte, oggi vi raccontiamo il tratto che volta a sinistra e che è quello che cambia solo poco il nome in Salita del Petraio. Andiamo.

Dopo la prima curva a destra l’aria diventa più popolare, i bassi vanno sul grigio e perdono colore: sarà la vicinanza del traffico di corso Vittorio Emanuele che già si intravede. Scopa e paletta però sono appesi al muro a disposizione di chi evidentemente pulisce tutti i giorni. Anche qui (come all’incrocio dello stesso corso con Calata S. Francesco) ci ritroviamo i cassonetti aperti proprio sotto il naso, e non è un bel “guardare”. Attraversiamo sulle strisce e ci infiliamo giù per altri gradini tra lo spigolo del palazzo e l’edicola dei giornali.

La teoria sembra confermata: pure qui non c’è più la calma della prima parte della discesa di oggi, le automobili inquinano non soltanto l’aria, la calma ed il “colore” di queste gradinate migliorano in maniera direttamente proporzionale alla distanza dai veicoli a motore. Poi siamo di nuovo sulla strada aperta al traffico: via S. Carlo alle Mortelle, poi vico Mondragone. Dopo via S. Caterina da Siena ricomincia l’oasi a piedi: l’atterraggio è morbido (ore 15.45, 25 minuti) con i Gradoni che ci portano piano su via Chiaia che, fortuna, pure è pedonale.

Però un momento, un momento, non ci possiamo perdere l’occasione. Fate finta che abbiamo scherzato, o dite pure che abbiamo sbagliato; ma noi a quel bivio raccontato più sopra (dove c’era quel doppio asterisco ** che non si capiva la ragione ), a destra ci dobbiamo andare. Ecco. Si scende a destra allora, la scala nera di basalto, per un tratto senza abitazioni. Poi si incrociano i Gradoni S. Maria Apparente (la chiesa della fine del ‘500 sorta per conservare l’immagine miracolosa della Madonna trovata su uno di questi muri).

I gradoni verso destra ci riporterebbero su via Palizzi. Ma noi scendiamo. C’è di nuovo il corrimano, addirittura doppio, così chi scende e chi sale c’hanno ognuno il suo, ed anche i bassi su entrambi i lati. Signore parlano sedute sulle scale. Le bollette infilate sopra lo stipite di una porta chiusa si consumano alla pioggia e al sole. Poi uno stendi panni per rubare il posto alle auto davanti la finestra ché anche stavolta siamo al corso Vittorio Emanuele. Quasi tutte le scale che scendono dal Vomero, eccetto, vi ricordate, salita Cacciottoli, quella che passa sotto, prima o poi “sbattono” contro questa strada. Attraversiamo, di nuovo la scala è ripida. Andiamo a destra ché siamo in cerca del posto più scenografico di questa discesa. Eccolo: a sinistra si scende dentro uno zig-zag raccolto di scale. S. Ciro ci abita dentro una casetta (gli viene richiesta come affitto solo una preghiera). La scala qui è animata. Manca poco: Salita Betlemme, vico Vasto a Chiaia e siamo a via dei Mille. Castel dell’Ovo non è così lontano.

Francesco Paolo Busco

Per leggere le altre puntate clicca sui link di seguito:

Percorso 1: Pedamentina di San Martino e Scala di Montesanto

Percorso 2: Calata S. Francesco

Percorso 3: Salita Cacciottoli

Percorso 5: Cupa Vecchia

Percorso 6: Moiariello

Percorso 7: Salita Villanova

Percorso 8: Gradini Cinesi e Gradoni di Capodimonte

Percorso 9: Vico Paradisiello

Percorso 10: Dal Real Bosco di Capodimonte al mare della Gaiola

 

 

 

Un articolo di Francesco Paolo Busco pubblicato il 12 Novembre 2016 e modificato l'ultima volta il 18 Marzo 2017

Articoli correlati

Attualità | 19 Novembre 2019

NOMINE

Asia: la De Marco, candidata sconfitta a Scampia, nuovo presidente

Attualità | 16 Novembre 2019

SENTENZA CUCCHI

Alessio Forgione: “Un pensiero per Davide Bifolco, per il quale non ci sarà giustizia”

Attualità | 13 Novembre 2019

GRAZIE ITALIA

Manutenzione al Sud: a Napoli si contano i danni del maltempo

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi