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NAPOLI CITTA’ APERTA

Monotematica del consiglio comunale sul turismo: la propone la commissione cultura

Turismo | 18 Maggio 2020

Una mozione da proporre ai capigruppo per calendarizzare urgentemente una seduta monotematica del Consiglio comunale di Napoli sui destini del turismo. La propone la commissione cultura del Comune di Napoli che si è tenuta questa mattina “in collegamento” ciascuno dalla propria postazione: ai giornalisti la possibilità di seguirla.

E’ stata Elena Coccia, presidente della commissione, a convocare questa seduta invitando l’assessore preposto, Eleonora De Maio, che però non si è presentata nè ha dato spiegazioni (per Marta Matano, 5 stelle, “una scelta irrispettosa”).

Certo è che la commissione ha una veduta unitaria della situazione e parla praticamente la stessa lingua: il turismo va ripensato, subito, senza aspettare oltre. Per la Coccia la cultura è la cura di questo momento, dove bisogna pensare a un altro tipo di turismo, aperto. “Napoli città aperta – ha spiegato – penso ad esempio a luoghi come Castel Sant’Elmo, emblema e centro della città metropolitana: potrebbe essere un esempio di luogo da cui far ripartire il turismo. E da Bagnoli a Monte di Procida ci sono 90 chilometri di itinerari all’aperto, facilmente percorribili, passando ad esempio per il parco archeologico di Cuma. La città del fuoco, ma anche la città della terra con le residenze reali e il percorso dei siti reali, a partire dalla casina Vanvitelliana, Palazzo Reale,  Capodimonte, la Reggia di Portici per arrivare alla Reggia di Caserta, san Leucio, fino ad arrivare alla provincia di Salerno”.

Itinerari all’aperto, insomma, dove il turismo torni ad essere una risorsa e non un problema. La Coccia pensa a un vero e proprio manifesto, con quindici percorsi già pensati: “Il turismo all’aperto si può attuare da subito, partendo dalle scale di Napoli, dai camminamenti per Pompei e per la Madonna dell’Arco. La Sanità anche è un quartiere che può essere goduto all’aperto senza problemi. O anche il cammino delle acque, come giungono a Napoli e come si diramano, è un cammino possibile. Ma anche percorsi nella natura, un cammino tra i luoghi della dieta mediterranea, penso alla mela annurca o alle ciliegie di Chiaiano. Sono 15 itinerari che vogliamo presentare alla stampa, per dire che c’è un turismo diverso che può partire e che deve essere messo a sistema”.

D’accordo tra gli altri Marta Matano, dei 5 stelle: “Napoli non può essere questo turismo visto fino ad ora: ha fatto comodo ma l’abbiamo subito. La città non è migliorata per niente con il turismo così com’è. Napoli è stata sottratta ai suoi abitanti: siamo stati invasi dalle friggitorie e dai negozi di souvenir cinesi di bassa qualità… cose che non rappresentano il nostro artigianato di qualità, dai pastori al corallo… Per me il turismo culturale se ben gestito porta molta più ricchezza. Non possiamo trasformarci in luna park. Napoli non è così, il turismo deve essere di qualità e deve essere gestito meglio” ha osservato.

L’indirizzo politico della commissione è condiviso insomma. La Coccia ha parlato di mancata messa a sistema dei percorsi alternativi. Altri consiglieri hanno sottolineato invece, come Salvatore Guangi, Forza Italia, che questa pandemia può essere un’opportunità per ridisegnare sorti diverse al turismo, valorizzando altre aree, altri percorsi.

Per la Coccia “Napoli è molto stratificata. C’è lo strato oleografico di Posillipo, di lungomare, poi c’è lo strato del centro antico più facilmente venedibile… poi c’è lo strato delle periferie all’interno della città, come i quartieri spagnoli e sanità, o san pietro a Patierno con il santuario e  le masserie. Dobbiamo “rammagliare” il territorio, unificarlo attraverso una trama di disvelamento, conoscenza e valorizzazione. Il turismo delle truppe cammellate non ci piace, possiamo correggere il tiro”.

“Napoli si vende da sola ma va venduta in modo intelligente. Deve essere opportunità per tutti il turismo” spiega ancora la Matano.

E si è discusso anche delle singole “bellezze” da rivalorizzare in ogni percorso, coinvolgendo anche le singole municipalità e “raccogliendo” le proposte.

Ora la parola passa ai capigruppo che dovranno decidere se e quando calendarizzare il dibattito su un settore che è in crisi profonda e che chiede interventi immediati da parte anche dell’amministrazione comunale.

Lucilla Parlato

ph Francesco Paolo Busco

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 18 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 18 Maggio 2020

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