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NAPOLI CITTA’ DELL’ACCOGLIENZA

Matrimonio con i migranti: grazie Nunzia e Marco per averci ricordato di restare umani

Attualità, Integrazione | 13 Giugno 2017

Nunzia è un’estetista, Marco fa lo spedizioniere dopo aver perso il posto di lavoro ad Edenlandia, il parco divertimenti in cui i promessi sposi si sono conosciuti. Ma quello che sembra un banale annuncio di nozze, coronamento di un grande amore, è in realtà un’incredibile testimonianza di accoglienza, un segnale di apertura e di pace. Sì, perché Nunzia e Marco non solo si sono scelti per restare insieme tutta la vita, ma nella Chiesa del Santissimo Crocifisso e Santa Rita, nella zona dell’Arenaccia hanno ricevuto gli auguri dei migranti arrivati a Napoli. Cattolici e musulmani, partenopei, nigeriani, bengalesi, ivoriani, senegalesi insieme – come dovrebbe sempre essere – per un momento felice, di serenità e di uguaglianza – sostanziale, non solo formale – che la coppia ha fortemente voluto condividere con tutte le persone che fanno parte della loro vita.

Il padre di Nunzia infatti è un ambulante di Piazza Garibaldi e i migranti, che come lui vendono la loro merce in quella zona, li conosce tutti e anche bene: a loro dedica il suo tempo come attivista dell’associazione “3Febbraio”, da sempre impegnata per la libertà, la giustizia, la civiltà. “3Febbraio” unisce persone di diverse etnie e nazionalità, in nome della solidarietà e della vicinanza a tutti i popoli oppressi, da questi principi è partita la proposta del padre di Nunzia a sua figlia, che ha accettato di ricevere questo meraviglioso regalo di nozze, il più bello per lei e per Marco.

Un matrimonio “multietnico e multiculturale”, volevano. E nel giorno del loro matrimonio, Marco d’Avanzo , 27 anni, e Nunzia Ricigliano, 23 anni, hanno invitato al loro matrimonio, celebrato nella chiesa del santissimo Crocifisso e Santa Rita, a Napoli, soprattutto migranti.

“Sono nostri fratelli – ha spiegato Marco, mentre attendeva la sua futura sposa – È giusto ricordarsi di loro anche nel nostro giorno più bello, condividere il quotidiano e una giornata come questa”. Così, accanto ai parenti e amici, soprattutto loro: ivoriani, senegalesi, nordafricani, bengalesi.

Era stato il papà della sposa, Antonio Ricigliano, attivista dell’Associazione 3 Febbraio, che si occupa di assistere i migranti, a proporre l’idea.

«Sono i nostri futuri sposi, i nostri migliori amici, la prossima anima gemella, un batterista per la banda dei nostri figli, la prossima collega, Miss Islanda 2022, il falegname che finalmente finisce il bagno. Coloro a cui non saremo mai in grado di dire in futuro: la tua vita vale meno della mia». Queste sono le parole della scrittrice e docente dell’Accademia delle Arti Bryndis Bjorgvinsdottir, in Islanda, pronunciate quando il Paese si è detto disponibile ad accogliere 12.000 rifugiati siriani nelle case dei cittadini islandesi. Le dedichiamo a Nunzia e a Marco che le hanno rese concrete con il loro esempio, dimostrando che l’accoglienza può essere reale e quotidiana, non sempre un evento eccezionale.

Loro, insieme alle famiglie, ci ricordano che Napoli è la città dell’accoglienza, del rispetto della dignità e dell’identità di tutti quelli che la attraversano e la vivono, ben lontana dai personalismi e dagli inganni dei proclami vuoti. La città dell’Umanesimo, quello vero, quello semplice dei gesti belli come le mani tese, pronte ad abbracciare. Napoli è la casa di tutti,  di due giovani sposi innamorati e dei rifugiati che oltrepassano il Mediterraneo.

Nunzia e Marco con questo invito ad aprirsi e a fare qualcosa in prima persona contro l’odio e il razzismo, ci insegnano a restare umani, a non smettere di esserlo. Ci ricordano come si sta in questo mondo: uniti, senza disprezzo. Come si possano comprendere le storie di chi lascia la propria terra e affronta un viaggio lunghissimo e disperato per allontanarsi dalla paura. Perché si sono fermati ad ascoltare le storie, anche solo per un attimo si sono immedesimati in quegli occhi e in quei racconti, fino a capire quanto sia profondo il bisogno di sentirsi parte di un popolo, di un luogo in cui ricominciare ad esistere. Ed è profondo quasi quanto il mare.

Maria Fioretti

Un articolo di Maria Fioretti pubblicato il 13 Giugno 2017 e modificato l'ultima volta il 13 Giugno 2017

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