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“NAPOLI COLERA”

Sputtanapoli d’epoca: la vera storia dell’epidemia del ’73

NapoliCapitale, Storia | 25 Febbraio 2015
napoli colera

“Napoli colera”. Nonostante siano passati più di 40 anni dall’epidemia di colera che colpì, tra le altre, la città partenopea, i nostri amati “fratelli d’italia” continuano simpaticamente ad accoglierci in questo modo, in tutti gli stadi d’Italia.

Varrebbe la pena, pertanto, ricordare ai nostri amati fratelli, sempre molto attenti nei nostri confronti, qual è la verità dietro la “storia” del colera.

L’anno era il 1973. Il colera fece tremare alcune città italiane tra cui Napoli. Più avanti, il dottor Alfonso Zarone, incaricato dal tribunale di Napoli di procedere con le analisi per scovare il focolaio della malattia, dichiarerà: “All’epoca si accettava una concentrazione di 4 colibatteri per grammo di cozza. Io dovetti constatare che nelle cozze napoletane i colibatteri per grammo di cozza erano 400mila. La cosa paradossale era che le cozze erano un tale concentrato di colibatteri, a causa dell’inquinamento del mare, da impedire di sopravvivere allo stesso vibrione del colera”. Insomma, il colera c’era, ma il famigerato vibrione non fu mai trovato?. NON FU MAI TROVATO. Che vuol dire?

Ci torneremo tra un attimo perché un altro punto oscuro fu il conto dei morti. Non si sa. Non si è mai saputo con precisione. Vennero sparate cifre a caso ma, come al solito, non ci dissero mai la verità.

Ad ogni modo, l’epidemia ci fu, ed ebbe ripercussioni gravissime soprattutto a livello sociale. Qualche anno fa fu prodotto un documentario, a firma di Sergio Lambiase e Aldo Zappalà, dal titolo “Napoli al tempo del colera – Agosto 1973 per il ciclo “la storia siamo noi”, Rai tre. Il documentario verteva su speculazioni, bugie, pregiudizi e mistificazioni che ruotavano intorno all’ennesima golosa occasione per sputtanare Napoli.

Leggendo le pagine dell’epoca, non senza un pizzico di rabbia, risalta subito agli occhi la gara che fecero i pennaruli italiani a chi la sparava più grossa. Si passò da un fantomatico “contrabbando di cozze” ai medici che introducevano pizze e “marenne” in ospedale. La fantasia italica non ha limiti. Nemmeno la peggiore iconografia? wertmulleriana? avrebbe saputo partorire un tale impasto di assurdità, luoghi comuni e idiozie, tutti in una volta. Il giornalista Paolo Mieli, nel documentario di Rai tre sbugiardò tutte le sciocchezze e le igiurie prodotte dal “giornalismo d’inchiesta” intorno a questa vicenda.

Una ricercatrice inglese, incaricata dal Times di fare un dossier sul caso, raccontò di storie di isolamento, emarginazione, criminalizzazione. La stessa città fu colta dal panico.

Si era testimoni di una caccia alle streghe, alimentata da stampa e TV, a cui non pareva vero poter pugnalare, ancora una volta, una città in ginocchio, sventrata, distrutta. Allora al Presidente della Repubblica italiana, Giovanni Leone, fu augurato di fare la stessa fine dei suoi colerosi concittadini, nel corso di una contestazione in Toscana. Ma alla fine, ‘ste cozze erano o non erano “colpevoli”?

Certo che lo erano, ma non erano napoletane! Le cozze incriminate provenivano dalla Tunisia e non dal golfo di Napoli. Per la cronaca, ricordiamo pure che la stessa epidemia si ebbe in Puglia ed in Spagna.

E, anzi, la stampa internazionale osservò e riportò il modo EGREGIO in cui fu gestita la situazione a Napoli, sia dalla popolazione che dal sistema sanitario. Fu la città che meglio gestì l’epidemia, si disse. O meglio, lo scrissero i tabloid stranieri. Inutile sottolineare che, benché si tratti di un  batterio che si contrae attraverso l’ingestione di cibo o acqua contaminati, ciò che si vuole far passare è la relazione tra la munnezza napoletana ed il colera. Quando scoppiò l’emergenza rifiuti qualche anno fa, infatti, non mancarono i solerti pennaruli che gridavano al “pericolo colera”, come se uno la monnezza se la mangiasse. In realtà, un legame con la monnezza e questi articoli c’è: chi li scrive…

Drusiana Vetrano

Un articolo di Drusiana Vetrano pubblicato il 25 Febbraio 2015 e modificato l'ultima volta il 26 Febbraio 2020

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