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Napoli. Continua la “guerra dei basoli”: stop dei lavori a Piazza Mercato e scontro tra Sovrintendenza, associazioni e Comune

News | 20 Maggio 2018

Sembrano ormai non aver pace i tipici basoli vesuviani, i quali da secoli lambiscono strade e quartieri tra i più significativi di Napoli, che continuano, nonostante il forte disappunto di numerose associazioni del territorio partenopeo, a essere rimossi per attuare la sostituzione con la pietra etnea, non rispettando le norme in vigore in materia di tutela.

Dopo mesi di silenzi e grazie alle denunce del Comitato Portosalvo, anche la Sovrintendenza, nella persona di Luciano Garella, ha chiesto l’immediata sospensione dei lavori di piazza Mercato, ultima tra le aree colpite da questa tipologia di cantieri, inviando una nota al Comune dai toni piuttosto decisi: “Mai espresso alcun parere sull’intervento in corso a piazza Mercato che prevedesse l’uso pur parziale della pietra etnea. Nel richiamare il Comune al rispetto delle norme in vigore in materia di tutela, si chiede di sospendere qualsiasi intervento non autorizzato”.

Anche la rete di associazioni “Insieme per Napoli” si fa sentire sulla vicenda, pronta ad intervenire con azioni legali: “Le associazioni napoletane unite nella rete “Insieme per Napoli auspica che la giusta presa di posizione compiuta dalla Soprintendenza di Napoli a tutela dell’integrità della pavimentazione in basoli vesuviani si inserisca all’interno di una linea di salvaguardia del nostro patrimonio storico degli antichi assi viari. Fa rilevare che ad oggi esiste in vari depositi una gran massa di antichi basoli vesuviani che potrebbe essere utilizzata per integrare quelli mancanti, ripristinando così l’antica pavimentazione. L’incauta sostituzione degli antichi basoli con “mattonelle” costituite da pasta di pietra etnea costituisce un gravissimo danno sia dal punto di vista storico che dal punto di vista economico della nostra città”.

Dal canto suo, l’amministrazione comunale sostiene che tale intervento è inevitabile, data l’insufficienza di materiale da reperire, come ha ribadito l’assessore all’Urbanistica Carmine Piscopo: “L’operazione Unesco rientra tra le più importanti nei processi di trasformazione delle aree storiche delle città italiane, aree fragili dove il lavoro viene costantemente monitorato e le decisioni continuamente riviste alla luce delle scoperte di materiali antichi. Lo stato dei basoli, documentato fotograficamente per la commissione, è spesso di grave deterioramento, una situazione che rende difficile la possibilità di reimpiego in loco quando si interviene con operazioni di restauro e non di semplice maquillage. Per questo il progetto prevede che i nuovi inserti siano impiegati nelle parti a margine della piazza e non nella pavimentazione centrale…. Quanto al materiale, va ricordato che il basolato non è tutto uguale, e il materiale nuovo da utilizzare non può che essere la pietra etnea”.

In attesa della verità, auspichiamo in un confronto costruttivo tra le parti in causa, nel segno della tutela per un tipo di pavimentazione ormai da secoli entrata di diritto nel “pantheon” degli elementi cardine del panorama storico-urbanistico napoletano.

Un articolo di Antonio Barnabà pubblicato il 20 Maggio 2018 e modificato l'ultima volta il 20 Maggio 2018

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