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NAPOLI FERITA

Addio a numerosi testi preziosissimi dell’Istituto per gli studi filosofici di Napoli

Attualità, Beni Culturali, Cultura, Istruzione, scuola, università, Libri, NapoliCapitale | 1 Novembre 2015
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Ieri è andata all’asta una fetta di storia napoletana, ex patrimonio dell’Istituto Studio Filosofici. Perché, comunque la si pensi, che sia “covo di giacobini” o “fucina di eccellenze, perdere testi come  una “Gerusalemme liberata” di Tasso del 1888, volumi di Medicina del XVI e del XVII secolo, di quella che fu la grande Scuola Medica Napoletana, oltre che un’edizione unica  di “Elementi di Metafisica” di Antonio Genovesi del 1760, è una sconfitta per tutti.
300 mila testi preziosissimi: la capitale mondiale della filosofia, come la definì l’UNESCO nel 1993, sottolineando che  “l’Istituto organizza corsi e colloqui ovunque nell’Europa occidentale, pubblica opere in sei lingue, antiche e moderne, contribuendo a fare della sua città una vera capitale culturale”,  viene ceduta per una manciata di euro. La parabola di una capitale che, dal 1861, è stata depredata, spogliata di tutto e messa in vendita al miglior offerente.
E scopriamo che esiste un’interrogazione presentata al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, datata 22 ottobre 2015. Per soli 23.000 euro (il debito vantato da un creditore, per cui il Tribunale di Napoli ha ordinato la messa all’asta) si perde PER SEMPRE parte del patrimonio della città e dell’umanità tutta.
Come detto nell’interrogazione, l’Istituto è “frequentato da studiosi di fama mondiale che hanno rappresentato l’umanesimo europeo novecentesco e contemporaneo: migliaia tra filosofi, sociologi, medici e matematici ospitati, migliaia di borse di studio erogate a giovani ricercatori, seminari, corsi e convegni in tutto il mondo e, infine, scuole estive nei paesi del Mezzogiorno”.
L’UNESCO ha dichiarato l’Istituto  un luogo che “non trova termini di paragone nel mondo […] e contribuisce a fare di Napoli una vera capitale culturale”. Il patrimonio dell’Istituto poteva essere comunque salvato con l’erogazione dei finanziamenti predisposti dalla legge di stabilità per il triennio 2014-2016. Una sentenza del Consiglio di Stato  (Sez. VI del 12 giugno 2015, n. 02885/2015/Reg.Prov.Coll.; n. 05701/2012 Reg.Ric. sul ricorso n. 5701/2011) ordinava al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca l’erogazione “fisica” del contributo straordinario per il progetto dal titolo “Umanesimo e scienze nella formazione dell’identità europea”. L’Istituto aveva concorso al bando “per l’attribuzione di un contributo straordinario in favore di istituti o enti di ricerca, con sede operativa nel Mezzogiorno, che svolgessero istituzionalmente attività di ricerca o formazione postuniversitaria di particolare rilievo e interesse per lo sviluppo del territorio”.
Come al solito, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ha fatto orecchie da mercante. Nessuno è corso in aiuto dei volumi di Napoli. Perché Napoli, si sa, non è Roma, non è Milano. Perché, ricordiamolo, nel 2009 Giulio Tremonti decise che l’Istituto doveva morire e tagliò tutti i fondi.
Purtroppo, ormai, ciò che è perso è perso. Ma le colpe in questa storia sono tante, e sempre da parte degli stessi: dai Ministeri alle istituzioni locali, Regione in testa. E, a dispetto della richiesta del sindaco De Magistris che vorrebbe Marotta senatore a vita, ci chiediamo e vi chiediamo se la sua gestione sia stata realmente esente da ogni responsabilità. Nessuna responsabilità investe chi l’Istituto lo ha gestito e diretto finora ricevendo, in anni passati, anche somme considerevoli per un tale patrimonio?
Tra tanti dubbi, una sola certezza: un altro pezzo di Napoli se ne va per sempre e, con esso, l’immagine sbiadita di una grande Capitale che fu.
Drusiana Vetrano
Un articolo di Drusiana Vetrano pubblicato il 1 Novembre 2015 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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