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NAPOLI IN CALABRIA

de Magistris nel villaggio libero dalla ‘ndrangheta: “Il riscatto? Nasce dalla ribellione”

Altri Sud, Attualità, Battaglie, Cultura, Europa, Eventi, Identità, Indipendentismi, Italia, Libri, Made in Sud, Mondo, Politica | 23 Agosto 2016
De Magistris a Scalea
De Magistris a Scalea

Ieri sera, a Scalea (CS), presso “La Bruca Resort”, si è tenuto l’incontro con il sindaco di Napoli Luigi De Magistris in occasione della presentazione del libro “Voci sulla città”. Un incontro che ha coinvolto circa 200 persone tra calabresi e campani.

Moderatrice della serata, Benedetta Sciannimanica, giovane impegnata nella politica di Napoli, che ha gestito l’ampio dibattito tra gli ospiti: da Umberto Zito agli attori Silvia Siravo, Anna Teresa Rossini e Mariano Rigillo.

Il dibattito si è aperto con le parole di Francesco Fazio, direttore del resort, e con i saluti del sindaco di Scalea Gennaro Licursi.

Fazio è stato protagonista di una vicenda spiacevole che ha riguardato il suo villaggio, distrutto dalla violenza della criminalità organizzata, ma ben presto ricostruito. Non ama definirsi o essere definito “vittima di ‘ndrangheta”. Dice: “Siamo tutti delle vittime. Quindi non voglio essere considerato un eroe o quant’altro per ciò che è accaduto, ma per le piccole cose che faccio quotidianamente.”

Ad animare la serata ci hanno pensato gli attori presenti, che hanno letto alcuni passi del libro presentato, interpretando anche un’intervista realizzata da Arsenale K, un gruppo di professionisti della satira. Un’intervista divertente fatta ad un immaginario Luigi De Magistris, che ha poi concluso l’incontro con un intervento che per molti è stato emozionante, surreale, e a tratti divertente.

In Calabria si è poco abituati ad ascoltare gli spiriti liberi, coloro che mettono passione e amore in ciò che fanno. La libertà ai calabresi fa paura. Fa paura credere, sperare. Ecco perché tanti giovani vanno via. Il futuro, in Calabria, non lo immaginano neanche più. Eppure c’è chi ancora lotta e sogna in questa terra, nonostante tutto. Ed è ai giovani calabresi che De Magistris dice: “RIBELLATEVI! Perché non verranno gli alleati a liberarvi. O ci liberiamo da soli o non ne usciamo più. E vi dico che si può fare. E’ una questione di volontà. Se la volontà diventa collettiva, il cambiamento si è già realizzato. A Napoli ho vinto anche avendo tutti contro, senza un euro, senza lobby, senza partiti, ritornando alle cose semplici. Ci abbiamo messo la faccia, l’impegno, l’autonomia, il coraggio. Con mani pulite, ma senza lasciarle mai in tasca. Lavorando. Abbiamo “cementificato” rapporti umani. Allora la gente ha capito. I napoletani hanno capito. Hanno capito che in città si respira un’aria fresca.[…] Oggi Napoli è viva perché il capitale umano conta più del capitale economico. Tante le persone in movimento, tanti giovani, associazioni. Tantissimi comitati. E vado controcorrente anche ai miei colleghi sindaci, che alludono alla violenza per fermarli. Non funziona così. Nella nostra città ci sono tantissimi giovani che hanno preso vecchi spazi abbandonati, spazi che erano discariche, e li hanno trasformati in laboratori sociali, scuole dal basso, teatri. Ma è un’occupazione? O è un processo di liberazione? Io credo che questi ragazzi vadano ringraziati perché invece di andare a spacciare droga sono andati a fare ciò che la politica non è riuscita a fare, ciò che altri hanno abbandonato.[…] Napoli si sta riscattando soprattutto attraverso la cultura. La cultura è l’arma vincente.”

De Magistris ha regalato ai calabresi una speranza, portando la sua entusiasmante esperienza politica napoletana giù in Calabria, una terra che ama profondamente e a cui è molto legato. “Dopo Napoli, la Calabria è la mia seconda terra per una serie di motivi: ho sposato una calabrese, ho villeggiato per anni a Piano la Donna, tra Marina di Belvedere e Diamante, ho svolto qui la mia attività da magistrato. Eppure avrei tante ragioni per odiarla, perché questa terra mi ha strappato il lavoro a cui ho dedicato anni della mia vita. Ma la toga non me l’ha strappata la ‘ndrangheta con la coppola e la lupara, o la ‘ndrangheta dei romanzi. No. Io sono stato fatto fuori da chi mi doveva proteggere, sono stato fatto fuori dai miei superiori, che non erano ‘ndranghetisti, erano magistrati. Io sono stato fatto fuori dalla magistratura. Essere sindaco di Napoli oggi è il regalo più bello dopo la ferita più grande”, afferma De Magistris.

Il libro “Voci sulla città” non è solo il suo libro, ma è il libro di tante persone che in campagna elettorale hanno voluto scrivere un pensiero sull’attività politica svolta nei primi 5 anni. Per il futuro, già prossimo, De Magistris lavorerà su un concetto, ossia l’autonomia. Dice: “Io credo che il Mezzogiorno d’Italia si debba liberare, debba rompere il guinzaglio. Non dobbiamo appartenere a nessuno, se non alle nostre terre e alla nostra comunità. Però, attenzione: l’autonomia è un elemento di forza, ma anche di debolezza. Pasolini diceva che l’autonomia è forza perché non prevede ordini; è debolezza perché se rimani da solo, sei fottuto.”

“Il privilegio di aver incontrato persone, aver stretto mani, aver abbracciato, aver fatto fotografie, aver avuto critiche, suggerimenti, aver visitato tutte le scuole napoletane, avere una quantità di lettere scritte dai bambini. Tutto questo non ha riempito le mie tasche, né la mia salute, ma sono felice. Abbiamo dimostrato che si può fare, poi sta a noi meridionali, napoletani, dimostrare che si può anche cambiare. E per poter cambiare dobbiamo essere un po’ pazzi”, conclude il sindaco.

Eleonora Greco

 

 

 

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 23 Agosto 2016 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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