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L’oro di Napoli – La Colonna della Vicaria maledetta dai Napoletani

L'oro di Napoli | 21 Ottobre 2017

La Colonna infame della vicaria e le origini di un improperio ancora in voga a Napoli

Ci capita spesso, a noi Napoletani, di maledire una non meglio precisata “Colonna”, come se questa potesse in qualche modo mitigare le nostre frustrazioni e, al contempo, redimere la nostra coscienza agli occhi della torva schiera celeste, sempre pronta a risentirsi qualora si sentissero indebitamente tirati in causa. Insomma, il ricco vernacolo partenopeo non finisce mai di stupirci, eppure, come sempre accade, dietro il detto comune, dietro l’apparentemente insensata imprecazione, si cela una storia perduta nei meandri del passato.

Ci fu un tempo in cui dinanzi al Trbunale della Vicaria, il castello Capuano, si ergeva un prezioso lascito della Napoli greco-romana, una piccola colonna di marmo che divenne presto l’incubo di ogni debitore della città. Gli insolventi erano infatti costretti a salire sulla colonna, calarsi le brache e declamare dinanzi al popolo le proprie insolvenze attraverso la formula latina “cedo bonis”, che tradotto vuol dire: rinuncio ai miei beni.

A partire dal XVI secolo, in epoca vicereale, il Castello Capuano fu infatti riorganizzato da don Pedro de Toledo e venne destinato a svolgere la funzione di palazzo di giustizia, accogliendo nelle sue tetre segrete carceri e camere di tortura raccapriccianti che gli conferirono un aspetto tutt’altro che rassicurante.

L’umiliazione della Colonna infame

Salire sulla “Colonna infame della Vicaria” era tra le più umilianti e infamanti condanne che si potevano subire. Un destino dal quale tutti rifuggivano poiché capace di compromettere il futuro del debitore vittima dello scherno del popolo il quale, come spesso avveniva in queste manifestazione pubbliche, si lasciava poi prendere la mano, infierendo fisicamente sul malcapitato di turno (‘o sango d’ ‘a culonna). La colonna fu rimossa soltanto nel 1856 dai Borbone ed oggi occupa una sala del Museo della Certosa di San Martino, abbandonata al suo destino e priva finanche di una semplice didascalia.

Insomma, quando la prossima volta che imprecando nominerete la celeberrima “culonna ‘nfame”, ricordando questa pratica, probabilmentevi si accapponerà la pelle…

Tutti i politici millantatori e inconcludenti di Napoli meriterebbero questa sorteRoberto de Simone 

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 21 Ottobre 2017 e modificato l'ultima volta il 21 Ottobre 2017

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