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Napoli e la strage degli innocenti

News, Politica | 6 Gennaio 2017

Fiumi di inchiostro, o di bip, vergano da giorni pagine di giornali per quanto accaduto pochi giorni fa a Napoli (vai alla notizia): una bimba di 10 anni è stata colpita per caso da una pallottola esplosa da un raid armato per questioni di racket nel popoloso mercato della “Duchesca”. Editoriali, prime pagine, quasi diventa una narrazione transmediale. Ma è giusto che sia così, è informazione, fa notizia.

Il tema che rimane è, però, avulso dalle narrazioni, è di tipo sociale. Indiscutibilmente.

Nel giro di pochi mesi abbiamo assistito ad un vero eccidio di innocenti, vittime ree meramente di trovarsi al posto sbagliato al momento sbagliato per mano della sanguinaria follia insita in un tessuto atavico, quasi inossidabile – e qui dopo ci arriviamo -, un substrato sociale.

Quanti Luigi Galletta, Ciro Colonna, Maikol Russo, Genny Cesarano dovremo ancor veder morire? È questo il quesito che dovrebbe invadere la mente, in modo perenne, di chi ha la forza per poter reagire, per poter dire no alla camorra.

Una vera ricetta non esiste, ovviamente. Ma, come in molti scrivono – è lunga la fila di opinionisti da ciabatte e vestaglia da camera – alcune soluzioni sarebbero dirimenti: creare dei piani massicci di investimenti in progetti culturali e sociali che fungano da prevenzione in quei quartieri difficili in cui moltissimi giovani non trovano via d’uscita che nel guadagno facile, nel fiancheggiare il boss di turno per potersi sentire parte integrante di una realtà bieca, artefatta. Una prevenzione, però, che sia anche pura alternativa sociale. Tutto ciò in sinergia con una rete capillare e forte di interventi da parte delle forze dell’ordine, che vada a smantellare quelle cellule tossiche annidate, ormai, ovunque. Detto questo, però, urge una premessa di rilevanza quasi vitale: si necessita di un dialogo istituzionale a tutti livelli che non addivenga alla classica pantomima, alla consueta arena politica dove per privilegiare il brand di cui si è promotore si va ad inficiare sulla cittadinanza tutta. Che finisca, subito, il ring mediatico tra scrittori, primi cittadini e governatori. Non serve a nulla, non serve alla città, non serve. Punto.

Quando riusciremo a realizzare questo, senza dimenticare necessità di abbattimento coatto di quel muro di omertà che fa da sfondo al contesto, saremo ben che felici di poter leggere titoloni che narrano di una città migliore; di una città dove camminando per i vicoli, tra il sapore del mare e l’odore di una sfogliata calda, l’unico rischio è quello di beccare una pallonata dal vispo ragazzino di turno.

 

Ai posteri l’ardua sentenza.

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 6 Gennaio 2017 e modificato l'ultima volta il 6 Gennaio 2017

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