martedì 16 luglio 2019
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NAPOLI LIBERATA

Sarri firma con la Juventus: finisce (finalmente) l’era del Comandante

Sport | 16 Giugno 2019

Da una manciata di ore, Maurizio Sarri è ufficialmente il nuovo allenatore della Juventus. Il lungo tira e molla tra l’ex tecnico azzurro e il club bianconero si è positivamente concluso in un caldo pomeriggio di metà giugno. Una sorta di giorno zero per la Napoli calcistica, tradita da quella rivoluzione sarrista a cui ha scioccamente continuato ad affidarsi anche dopo che il percorso professionale del tecnico toscano aveva raggiunto lidi lontani, di per sé già più freddi e altrettanto ricchi di quelli che lo attendono a Torino.

Perché è di professionisti che parliamo. Di personaggi che fanno solo scelte professionali, mossi da ambizioni e da interessi che, nella quasi totalità delle volte, non coincidono con quelle dei tifosi, animati invece da una passione smisurata e irrazionale attraverso cui il calcio – per dirla con le parole del filosofo tedesco Bernhard Welte – assurge a ideale, emblematica e religiosa dimensione della perfezione.

Una trasposizione metafisica che ha generato la rassicurante figura del Comandante, in cui ci hanno sguazzato gli integralismi tossici del Sarrismo post-partenopeo. E che, dal Comandante stesso, si è ritrovata rigettata e rinnegata.

Usata.

La Napoli liberata

Sarri alla Juventus è sinonimo di una Napoli liberata, capace finalmente di affrancarsi da un sentimento vissuto puramente e senza retorica alcuna, ma che la stava divorando dentro. Un legame che era diventato morboso, che aveva contribuito – nella stagione da poco conclusa – a creare intorno alla squadra un ambiente costantemente sugli scudi e perennemente in polemica.

Giocatori, allenatore, società: tutti sono caduti sotto il mirino del fuoco amico.

Adesso, però, si volta pagina. Napoli è libera e può tornare a splendere di luce propria, senza più sullo sfondo il ricordo di un allenatore che ha ben recitato la sua messinscena, che ha dissolto stima e considerazione nel nome del mercatismo delle sue scelte. Senza più il peso di un uomo capace di dare un prezzo alle emozioni vissute, abile come pochi nel dimostrare che – dal famigerato “Fino al Palazzo” a “Fin dentro al Palazzo” – il passo fosse davvero breve e di facile percorrenza.

In fondo, bastava passare dall’altra parte.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 16 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 17 Giugno 2019

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