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NAPOLI & MEDIA

Se la spesa alla Pignasecca fa più notizia di 4mila morti

Sputtanapoli | 22 Marzo 2020

La macchina del fango messa in moto dalla stampa nazionale nell’ultima settimana contro Napoli e il Sud sembra avere una stretta (e assai infelice) correlazione con l’aggravarsi della situazione in Lombardia e nelle altre regioni del Nord. A pensar male si fa peccato, è vero, e noi speriamo proprio di sbagliarci, perché gli attacchi scagliati a mezzo stampa in questi giorni (che, in realtà, sembrano emanare il tanfo rancido della bile) sfidano ogni logica e ogni fondamento deontologico.

L’arroganza e il livore ingiustificato con il quale è stato trattato Ascierto e la sua equipe di scienziati prima a Cartabianca e poi, ancora peggio, a Striscia la Notizia, così come la vergognosa analisi di Barbara Palombelli, secondo la quale il virus si sarebbe diffuso al Nord perché da quelle parti ci sono cittadini geneticamente più “ligi” e dunque più abituati a lavorare, lasciano intravedere un velo di perfida frustrazione da parte di chi detiene il controllo dell’informazione nell’area più “diligente” del Paese.

Per non parlare di quel fulgido esempio di giornalismo che risponde al nome di Lucia Annunziata (campana, tra l’altro) che, durante la trasmissione “Mezz’ora in più” andata in onda oggi, riportava ancora la “notizia” degli assenteisti al “Cardarelli”, smentita da giorni dalla Direzione dell’ospedale che – peraltro – sta anche agendo per vie legali contro i diffusori di fake news.

Uno degli ultimi episodi in ordine cornologico è il servizio del tg2 andato in onda ieri pomeriggio, durante il quale, dopo aver glorificato una Lombardia in ginocchio (a causa – soprattutto – della superficialità con la quale è stata affrontata l’emergenza), veniva affrontato il caso dei cittadini di Napoli e Bari, rei di affollare le strade dei rioni mercatali per andare a fare la spesa. Allo stesso tempo Open di Enrico Mentana e molti altri giornali nazionali (ma anche i soliti galoppini locali) inondano di merda Napoli con immagini della Pignasecca accompagnate dalle solite didascalie tendenziose che fanno da sponda agli immancabili commenti antimeridionali vomitati a tanto al chilo. Ebbene sì, anche in tempo di Coronavirus.

Il post di Open sulla Pignasecca

La Pignasecca

La Pignasecca è un supermercato a cielo aperto, un budello di vicoli angusto ma di certo più sicuro è meno asfissiante di un qualsiasi centro commerciale, oggigiorno. Di solito, per camminarci, bisogna sgomitare, farsi largo a forza nella calca umana che l’attraversa. Oggi non è così, ovviamente. Una zona di Napoli nota per il suo mercato rionale, un’area da secoli adibita all’approvvigionamento di derrate alimentari di prima necessità. Per chi non lo sapesse, come i tanti professori che commentano sotto agli articoli spazzatura pubblicati in questi giorni, ci troviamo nel quartiere di Montesanto, in una delle aree più popolose della città, che conta ben 30.292 abitanti per chilometro quadrato (avete letto bene: 30.292!). Il problema di un eventuale focolaio a Napoli è proprio questo, e quella vecchia volpe di De Luca non lo ha mai nascosto: la densità abitativa. A differenza di molte aree del Paese (dove la fanno da padrone i centri commerciali) qui la spesa si fa dal macellaio, dal salumiere e dal pescivendolo sotto casa, ergo fuori dai negozi (purtroppo) c’è da aspettare il proprio turno. Non ci sono alternative.

Provate a figurarvi un quadrato lungo un chilometro per lato e buttateci dentro 30 mila persone. Ora immaginate che una persona su dieci, durante la fascia di apertura delle attività commerciali, scenda di casa per fare la spesa: ebbene, in quel chilometro quadrato, sono transitate almeno 3 mila persone. Sono queste le notizie che destano scalpore nel giorno in cui i pazienti affetti da Coronavirus deceduti sfondano la soglia dei 4 mila.

Napoletani indisciplinati

In realtà, nella stragrande maggioranza dei casi, ci troviamo ad assistere a scene di ordinaria rassegnazione che possiamo osservare un po’ ovunque in città: dal Borgo Vergini alla Duchesca, dal Vasto al Vomero passando per il Borgo di Sant’Antonio Abate e Porta Nolana. Uomini, donne, giovani e anziani si aggirano a ridosso dei negozi con lo sguardo smarrito, goffamente imbavagliati da mascherine di fortuna. Sbirciano all’interno, si accodano sconsolati sul marciapiede e scambiano qualche cenno solenne con chi li precede.

Immagini raccapriccianti, per il mainstream dell’era del clickbaiting. E così, tutto a un tratto, scopriamo che non è il sistema sanitario depotenziato il vero problema, e neanche i contraddittori decreti del governo che, fino a ieri, permettevano a un’azienda di call center o a una fabbrica di tenere decine, centinaia o migliaia di dipendenti stipati in capannoni chiusi (ma tanto era garantito il metro di distanza, eh…). Sono i poco ligi napoletani con le buste della spesa il problema, sono sempre loro a fare notizia…

Antonio Corradini 

Foto Marco Sommella

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 22 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 22 Marzo 2020

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