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NAPOLI – MOSCA

Un antico legame onorato dalla nuova sede del consolato russo inaugurata oggi

Battaglie, Beni Culturali, Cultura, Diritti e sociale, Economia, Emigrazione, Europa, Identità, Imprese, Integrazione, Istruzione, scuola, università, Italia, Lavoro, Libri, Mondo, Musica, NapoliCapitale, Politica, Storia, Teatro, Turismo | 10 Luglio 2015

de magistris con l'ambasciatore russo sergei razov

 

 

Il rapporto tra Napoli e la Russia è un legame antichissimo, ricco di contatti non solo politici ed economici, ma anche culturali e sociali. In virtù di queste storiche relazioni, nodo cruciale nei rapporti tra Est e Mediterraneo, oggi, venerdì 10 luglio è stata inaugurata la sede del nuovo consolato russo a Napoli, preceduta dalla conferenza stampa nella sala Giunta di Palazzo San Giacomo con il Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, il console onorario della Federazione Russa Vincenzo Schiavo, l’ambasciatore straordinario e plenipotenziario in Italia Sergey Razov. Assente il Presidente della Regione Vincenzo De Luca.

Un evento di risonanza mondiale  vista la proroga Ue delle sanzioni economiche alla Russia fino al 2016.

Ma è proprio il Sindaco, durante la conferenza di questa mattina, a ricordare che i legami costruiti vanno oltre le relazioni internazionali: “Napoli è una città d’amore e pace, per questo non ci interessa giudicare la nascita di questo consolato in un’ottica soltanto diplomatica, ma il nostro scopo è quello di costruire, con rapporti dal basso, ponti di contatto con la Federazione Russa. Un esempio in questo senso viene proprio dal nostro Vicesindaco, Raffaele del Giudice, il quale ha adottato dei bambini russi” afferma de Magistris.

“Vedi Napoli e poi muori” dichiara l’ambasciatore Razov, “una città stupenda, degna di essere visitata – continua – tra tutte le altre nazioni: il Regno di Napoli, fu il primo nel 1777 ad instaurare rapporti diplomatici con la nostra nazione. Il nostro è dialogo plurisecolare e già nel 1997 venne onorato con l’apertura del consolato onorario. Oggi, intendiamo continuare ad onorare questa tradizione con l’intensificazione dei rapporti bilaterali”.

L’ambasciatore accenna al periodo odierno di crisi, definendondolo come “difficile e complesso momento politico ed economico” che rientra nelle negatività del mosaico che compone le relazioni bilaterali tra Italia e Russia. L’altra faccia della medaglia è però disegnata da un confronto privilegiato tra i due paesi dimostrato durante i quattro incontri tra Putin e Renzi: “Putin non è mai andato così spesso in visita ufficiale in un’altra nazione” ricorda Razov, concludendo con un accenno sull’amicizia tra Napoli e le città russe.

La delegazione si sposta poi in via Partenope 1, dove Razov e Schiavo tagliano il nastro d’inaugurazione della nuova sede, benedetta con una cerimonia dagli esponenti della Chiesa Ortodossa al quale è stata donata una chiesa come sede per l’occasione.

Un’occasione storica per l’attuale conformazione del sistema internazionale, post bipolare, caratterizzato dal dominio militare statunitense e diviso nell’egemonia economica e politica. Un sistema multipolare il cui asse è stato spostato, rispetto al precedente rapporto tra le sponde dell’Atlantico, con la crescita della Cina, dell’India e delle nazioni del Sud Est, verso il Pacifico. Ma le ultime vicende mondiali, la crisi ucraina e del Medio Oriente, hanno riposto l’attenzione sull’equilibrio di potere nel Mediterraneo e in Europa. Dove l’Ue si è mostrata, ancora una volta, non risolutiva, anzi, con le sanzioni economiche alla Federazione, le imprese agroalimentari nostrane hanno perso più di un miliardo di guadagni, tanto per citarne una e senza parlare della questione dell’immigrazione.

L’apertura del consolato non è  estranea alle dinamiche odierne, ma conferma un’attenzione sempre crescente verso le sponde mediterranee dove, ricordiamo, a Niscemi,  è stato installato anche il sistema statunitense di comunicazioni satellitari Muos.

In quest’ottica, la sede napoletana è fondamentale per riprendere i contatti con il sud, caratterizzati da un predominio americano con ben 40 basi militari nelle regioni meridionali esclusa la Sardegna.

Napoli quindi riconferma la propria posizione di rilievo nelle relazioni internazionali, nonostante la chiusura del consolato britannico nel 2012. Del resto proprio nella capitale del sud risiede il più antico consolato straniero, appunto, quello statunitense, inaugurato nel 1796, fino al 1861 ambasciata, e sede del più vasto e importante archivio diplomatico nord americano in Italia.

Entrambe le nazioni, russa e statunitense, possono dunque vantare un’amicizia lunghissima con la nostra città che si esplica in forti scambi commerciali e culturali.

La storia delle statue dei due cavalli “russi” all’ingresso di Palazzo Reale, realizzati da Petrl Klod, dono dello zar Nicola II a Ferdinando II di Borbone, racconta proprio l’intensità di questi scambi, all’epoca, infatti, dall’Ucraina – allora parte dell’impero – arrivavano i principali rifornimenti di grano del Regno. La stazione zoologica Dohrn è un altro luogo simbolico di quest’amicizia, fondata dal tedesco Anton Dohrn e arricchita dalla volontà della moglie russa Maria Baranovskaia.

Ed oggi è il console onorario Vincenzo Schiavo ad elencare le numerose eccellenze campane preferite dall’utenza russa. Il primo settore allo stato attuale è quello agroalimentare penalizzato fortemente dalle sanzioni, ma l’apertura del consolato può con concretezza rappresentare una grande opportunità per le 23.000 imprese campane che producono verso la Russia. Per Schiavo è cruciale “per lo sviluppo dell’economia locale e grande possibilità per le imprese in crisi di trovare spazi”.

Il secondo settore d’interesse è quello del turismo con ben 100.000 presenze di cittadini russi ogni anno su un totale di 1 milione e 800.00 in tutta Italia. Le mete predilette sono le isole termali come Ischia, Procida e Capri – quest’ultima scelta da Lenin per il suo esilio – e la costiera amalfitana, con Napoli come città storica e artistica. I visitatori russi producono in Campania un fatturato di 100 milioni essendo un’utenza economicamente in crescita, che risiede in media 3-4 notti sul territorio campano e rappresenta il secondo mercato turistico in Italia, dopo quello americano.

“Sono numeri importanti che grazie al consolato cresceranno, miglioreranno e sicuramente i rapporti internazionali tra l’Italia saranno ancora più frequenti. Il consolato oltre ad avere un rapporto politico, favorirà l’interscambio tra Napoli e la Russia: solo l’interscambio del reparto enogastronomico produce più di un miliardo di euro in Italia, con ben 280 milioni generati dalle 23.000 imprese campane dirette verso la Federazione” spiega Schiavo.

Il terzo settore è quello dell’istruzione: sono 4.000 i russi residenti in Campania, per cui il diritto all’istruzione e alla protezione del bambino e della cittadinanza sono tra gli obiettivi principali come dichiarato dall’ambasciatore Razov.

Decisivo in questo settore il contributo del mondo universitario: è l’Università Orientale uno dei maggiori interlocutori per la cultura russa con una biblioteca in lingua, la più grande d’Italia,  composta da 35.000 volumi e 80 periodici scientifici pubblicati dalle università russe,  docenti madrelingua e corsi di lingua tra i più frequentati e richiesti tra i corsi di laurea. L’Orientale ha accordi con cinque università russe e la nuova sede del consolato è sicuramente una grande potenzialità per i numerosi studenti di lingua e letteratura russa. Saranno proprio le docenti di russo dell’Università insieme al rettore a far parte del consiglio del consolato per contribuire allo sviluppo culturale russo a Napoli.

Infine risale al 2004 l’accordo per la creazione del Centro italo-russo tra la II Università di Napoli e l’Università di Stato di Mosca per l’Economia, la Statistica e l’Informatica.

I cittadini russi potranno sentirsi a casa a Napoli: d’altronde l’ospitalità è uno dei nostri miglior pregi.

Elena Lopresti

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 10 Luglio 2015 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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