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NAPOLI NO WAR

Oggi la manifestazione per dire No alla Nato e alla più grossa esercitazione di sempre

Battaglie, Europa, Italia, NapoliCapitale | 23 Ottobre 2015

Comitati-no-trident

Programmata per oggi con partenza alle 14,30 da Piazza del Gesù la manifestazione “No Trident Juncture”,che coinvolgerà moltissime realtà cittadine, dai collettivi alle cooperative alle associazioni che vogliono dire NO alla più grossa esercitazione Nato degli ultimi trent’anni che vedrà il Mediterraneo diventare uno scenario di guerra.
La manifestazione è stata organizzata dal “Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione del Territorio”, abbiamo chiesto a Valentina Ripa tra le organizzatrici della manifestazione e attivista del comitato di raccontarcene le motivazioni.

Ci spieghi il perché della manifestazione del 24 ottobre?

Per il 24 ottobre il Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione del Territorio – Campania, su impulso di p. Alex Zanotelli e insieme alla Rete Napoli No War, ha indetto una manifestazione nazionale per affermare la nostra opposizione alla esercitazione NATO Trident Juncture 2015, la più imponente dopo la caduta del Muro di Berlino.
Abbiamo voluto una manifestazione qui a Napoli perché viviamo in uno dei territori italiani più militarizzati, punto strategico e di comando di una serie di azioni militari che in questi anni hanno portato distruzione e morte in molte parti del mondo.
L’Italia spende ogni giorno circa 80 milioni di euro in armi, una spesa che, in base agli accordi che purtroppo abbiamo all’interno dell’Alleanza Atlantica, è destinata ad aumentare, a dispetto di tutti gli altri investimenti pubblici (quelli tesi a migliorare le condizioni delle persone), che invece non fanno che diminuire.
Le esercitazioni militari, con l’enorme dispiegamento di forze che in questi giorni è visibile nei nostri cieli e nel nostro mare, sono l’affermazione di ciò che noi non vogliamo e non condividiamo, della difesa con le armi di interessi economici che si alimentano delle stesse guerre, in un vortice folle e senza ritorno.
La sola uscita dell’Italia dalla NATO naturalmente non risolverebbe tutto questo, ma ci renderebbe, se non altro, meno complici, ci restituirebbe sovranità nazionale e potrebbe forse influire su un futuro di pace, e non solo per il nostro Paese.

Quali sono le attività che svolge le finalità che si pone il “Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione del Territorio – Campania”?

Come Comitato Pace e Disarmo cerchiamo da anni di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di una risoluzione non violenta dei conflitti e di una demilitarizzazione del nostro territorio e delle menti!
Teniamo presente, tra l’altro, che in Italia ospitiamo anche basi militari straniere, che non sono soggette al controllo delle nostre autorità, e che le strutture militari sono anche estremamente inquinanti.
Abbiamo lavorato e stiamo lavorando con gli altri gruppi che hanno promosso la campagna “Un’altra difesa è possibile”, per l’istituzione dei corpi civili di pace – e molte delle 52.000 firme raccolte per la Legge d’Iniziativa Popolare per la difesa civile non armata e nonviolenta sono state raccolte qui, grazie a un paziente e difficile lavoro di coinvolgimento dei cittadini.
Abbiamo chiesto per anni alle amministrazioni comunali che si sono succedute di “denuclearizzare” il porto di Napoli, nel quale transitano frequentemente, proprio in virtù dei nostri accordi militari, natanti a propulsione nucleare e con armi nucleari a bordo (a dispetto dei referendum contro l’energia nucleare e senza alcuna possibilità per la popolazione di salvarsi in caso di incidenti) e abbiamo recentemente ottenuto dal Sindaco De Magistris la delibera che attendevamo: un risultato importante, anche se non ancora risolutivo, che è stato annunciato proprio a ridosso dell’inizio della Trident Juncture.

Da quello che dici Napoli quindi non ha mancato di affermare le sue idee non violente attraverso la raccolta firme. La conferma di quello che pensa la città viene dall’altissimo coinvolgimento di associazioni, coop, e collettivi che aderiranno alla manifestazione.

Certo la strada è ardua, ma spero che la mobilitazione attuale contro la Trident Juncture – condotta in sinergia con altri gruppi campani e del resto d’Italia e a stretto contatto con i movimenti attivi in altri Paesi – prosegua, si rafforzi e trovi sempre maggiori consensi, affinché possano realizzarsi davvero gli auspicati cambiamenti.
Il primo passo dopo la manifestazione è l’assemblea di domenica mattina: un momento importante, visto che non è frequente incontrarsi e discutere di persona su obiettivi comuni e modalità tra tanti gruppi di diversa provenienza.

Simona Sieno

Un articolo di Simona Sieno pubblicato il 23 Ottobre 2015 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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