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NAPOLI NON DIMENTICA

Ciro Esposito, la battaglia per la verità continua, nonostante l’indecenza di cardinali e ministri

NapoliCapitale | 24 Luglio 2014

sepe marinella

Un noto imprenditore che non rinuncia a festeggiare i 100 anni della sua gloriosa azienda nonostante il lutto cittadino, un Cardinale che dice di non aver partecipato ai funerali di Ciro Esposito perché la sua presenza “non era in scaletta”, manco si trattasse  degli eventi mondani cui, evidentemente, il nostro è più solito prendere parte: ecco cosa ci ha offerto in queste ultime ore “l’altra Napoli”, quella che tutti identificano con la parte più sana e operosa della città, quella di cui andar fieri, quella che esporta l’eccellenza partenopea nel mondo.

Più che la distanza fisica è il muro invalicabile dell’indifferenza a segnare il confine tra le due realtà cittadine: mentre la periferia si stringe tutta intorno alla drammatica fine di Ciro con una compostezza e un’umanità esemplari, invadendo Scampia nel segno di un dolore vero, sincero e  lontano anni luce da quel degrado sociale e morale che alcuni pennivendoli di regime sono soliti raccontare, la Napoli “bene” non sta nella pelle per l’evento mondano dell’anno e prepara l’abito lungo e la cravatta per festeggiare, non sappiamo davvero con quale spirito, l’imprenditore Maurizio Marinella e i 100 anni della sua attività.

Marinella smentisce le voci che lo vorrebbero come candidato a sindaco di Napoli alle prossime amministrative, ammette di aver ricevuto più di una proposta in tal senso ma ribadisce di non avere né competenza e né voglia di abbandonare la sua attività per dedicarsi ad altro… staremo a vedere se cambierà idea fino ad allora. Certo è che, sebbene questa festa fosse ovviamente difficile da rimandare, viste anche tutte le celebrità invitate, non possiamo perdonare che non si sia pensato almeno di “festeggiare” con maggiore sobrietà, rinunciando magari a qualcosa, abbassando i toni dell’entusiasmo in favore del rispetto per il dramma che, a pochi passi da lì, si consumava in tutta la sua cruda ma dignitosissima realtà.

Ma davvero qualcuno avrà pensato che potesse bastare un applauso per Ciro per mostrare la partecipazione a quel lutto, a quel dolore? Ci meraviglia quasi che non sia stata organizzata anche una bella raccolta fondi: è così che fanno i ricchi di solito, no? Mettono mano alla tasca per tacitare quella coscienza che forse nemmeno hanno perché è senz’altro più facile agire così, sentirsi nobili attraverso la donazione di qualcosa che si ha in abbondanza… eh?

Del resto il dolore, la solidarietà e la partecipazione non le puoi fingere e nemmeno le puoi comprare; quelle fanno parte dell’interiorità di ognuno, quell’interiorità che spesso si perde tra un flute di champagne e una foto col vip di turno, un’interiorità ormai sempre più sopraffatta dall’ego, dalle sovrastrutture, dai lustrini e dai sorrisi finti coi quali cercate, inutilmente, di mostrare al mondo e a voi stessi che ce l’avete fatta, che contate qualcosa.

Invece non contate nulla, siete aridi esattamente come gli zeri del vostro conto in banca e inutili come i numeri della vostra carta di credito, senza la quale sareste persi.

Il Cardinale Sepe, dal canto suo, nel tentativo maldestro di difendere l’indifendibile, confonde addirittura l’essere “evangelista” con l’appartenenza alla confessione  evangelica; parla di “scaletta” come se per partecipare ad una cerimonia funebre servisse l’invito, o peggio, come se si trattasse di uno “spettacolo” con un preciso “ordine di apparizione” da rispettare…

Napoli perde un figlio in circostanze tragiche e dopo 53 giorni di agonia e il rappresentante massimo della Chiesa napoletana non sente né l’esigenza, né il “dovere morale” di presenziare a quel funerale per ragioni ancora ignote, però non trova di cattivo gusto partecipare, invece, alla festa delle vanità a Palazzo Reale, sfoggiando addirittura sorrisi smaglianti e intrattenendosi con veline e simili.

Il buon gusto, nonché magari anche il ruolo che ricopre, avrebbero dovuto indurre sua Eminenza a declinare l’invito all’evento mondano in quanto rappresentante comunque della gran parte di napoletani cattolici e afflitti per quanto accaduto al giovane di Scampia, per mostrarsi, se non altro, solidale con quella parte di Napoli.

E invece, proprio come esiste “un’altra Napoli”, quella che non porta vestiti griffati per celare la propria miseria interiore, così esiste pure “un’altra chiesa”, quella senza la c maiuscola, quella degli “uomini”semplici, quella davvero vicina alla gente che soffre e più autenticamente vicina a Cristo, quella che a quei funerali, invece, c’è stata e come; così com’è stata vicina alla famiglia di Ciro in quei giorni di dolore inenarrabile e, siamo certi, continuerà ad esserci anche quando i riflettori inizieranno a spegnersi.

Anche noi, nel nostro piccolo, vogliamo continuare ad esserci, lotteremo fino alla fine per rivendicare le verità che il potere ancora tenta di celare, come ha fatto ieri il ministro dell’Interno Angelino Alfano, il quale, in un’intervista a Il Mattino, rigetta le accuse della famiglia Esposito, e di un intero popolo, circa la gestione dell’ordine pubblico, ribadendo che non vi fossero motivi plausibili per presidiare Tor di Quinto, nè quel chiosco ( di Daniele De Santis) che- ricordiamolo- è un covo di fascisti e neonazisti legati al tifo romanista, gestito da un elemento con una bella serie di precedenti a suo carico, ma, evidentemente, anche con qualche amicizia “in alto”, di quelle che contano, insomma.

Secondo il ministro sarebbe capitato l’imponderabile; eppure, come più volte abbiamo scritto qui, i napoletani non sono stati tutelati né durante il tragitto tra il parcheggio e l’accesso allo stadio – designato proprio dal piano della questura-  né quando è avvenuto l’agguato, visto che Ciro ha dovuto attendere per ben 50 cazzo di lunghissimi minuti l’arrivo dei soccorsi…

Basterebbe già questo per far ricredere Alfano circa le responsabilità del Prefetto e del Questore che egli finge di non vedere. Basterebbe il buon senso per spingere Questore e Prefetto a dare le proprie dimissioni. Basterebbe avere dentro il senso della propria missione per evitare figuracce come quella cui si esposto il Cardinale Sepe. Basterebbe un minimo di cervello per far tacere gente ignobile come Gad Lerner.

Peccato che nulla di tutto ciò potrà mai bastare a chi ha perso un figlio per mano di questo paese, paese che ha creato e tutt’oggi alimenta l’odio verso i napoletani, paese che ancora chiama “eroe” un certo Garibaldi e che invece tenta in tutti i modi di mostrarci Ciro per ciò che NON era: un violento, un facinoroso, un colpevole a tutti i costi, da buon napoletano.

Floriana Tortora

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 24 Luglio 2014 e modificato l'ultima volta il 22 Marzo 2015

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