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NAPOLI NON DIMENTICA

Troisi, vent’anni dopo: quando l’identità non muore

Cinema, Cultura, Identità, NapoliCapitale, Teatro | 4 Giugno 2014

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Doveva fare il geometra, invece scelse di fare l’attore, scelse il teatro e poi il cinema, perché lui, Massimo, è sempre andato contro: contro le scelte imposte da altri, contro i luoghi comuni, contro le idee preconfezionate come quella – fin troppo diffusa – che vede in  Napoli solo terra di emigranti e di malaffare, e contro quel destino infame, ingiusto che, ormai vent’anni fa, se l’è portato via.

Massimo Troisi  aveva solo 41 anni quando quel ticchettio già anomalo del suo cuore lo abbandonò e ci abbandonò per sempre; eppure, nonostante una vita così breve, è riuscito a lasciare dietro si sé una scia di ricordi talmente dolci da provocare in moltissimi di noi, ancora oggi, un groppo in gola al solo pensiero, al pensiero che lui, davvero, non ci sia più.

E allora ci ritornano in mente certe immagini, come quelle in cui, vestito da Maria, riceveva l’annunciazione dell’ Arcangelo Gabriele, ed ecco rispuntare un sorriso quieto ma liberatorio per quella comicità tutta nuova, innocente quasi, fatta di idee diverse, pacate e mai banali, fatta di modi gentili e di parole usate come musica a dispetto di tutti quelli che consideravano il napoletano una lingua forte, violenta, sguaiata. Per Massimo non esisteva altra lingua, non esisteva altra ispirazione che non fosse Napoli, che non fosse la sua S.Giorgio A Cremano.

Isabella Rossellini in un’intervista per Mixer gli chiese: “Ma perché parli sempre in napoletano?” e lui, con la naturalezza disarmante che era solito avere, rispose: “Perché è l’unico modo in cui so parlare…”
“Io non mi sento mai rapportato ai napoletani. Io mi sento napoletano, che è diverso, ti levi dall’imbarazzo della bandiera o dei comunicati o delle cose. Io so’napulitano, nun l’aggio dimustrà a nisciuno e  nun l’aggio spiegà. Penso, sogno in napoletano,quando parlo in italiano mi sembra di essere falso.
Sembra un vezzo,un atteggiamento, invece soltanto in questo modo credo di esprimermi con sincerità e credibilità.”

Massimo aveva ben chiaro in sé il senso dell’identità, lui, napoletano, si riconosceva nella sua lingua, si sentiva a suo agio solo esprimendosi attraverso essa e con essa raccontava sé stesso, raccontava i giovani della sua Napoli in quegli anni un po’ svagati, senza riferimenti, sempre in viaggio alla ricerca di qualcosa e con mille ansie, fissazioni, timori.
“Io devo tutto a quel mondo, al mio paese, San Giorgio a Cremano, 5 chilometri da Napoli. Laggiù ho imparato cos’era la disoccupazione, ma anche a non rassegnarmi. Ho imparato a parlare, a fare “‘o teatro” e non mi pare di essere cambiato molto da allora, anche se vivo a Roma”.

Non è mai cambiato lui, è rimasto lo stesso di sempre, l’anti-divo, il mimo dall’espressione attonita e un po’ malinconica che ricordiamo fin dagli esordi, con quella strana litania che aveva nel parlare e che lo ha contraddistinto da sempre, con quel fare semplice e genuino come  ce lo raccontano pure i pescatori di Procida coi quali si intratteneva volentieri a chiacchierare durante le complicate riprese del suo ultimo film, “Il Postino”.

 “Eccomi qui, io sono sua maestà il Napoletano normale. Nessuno se lo aspettava un napoletano timido, che parla sottovoce. Forse per questo faccio ridere”: questo diceva di sé Massimo, sottolineando la straordinaria normalità sua e di tanti napoletani che, come lui, non si sono mai arresi allo stereotipo del napoletano chiassoso, aggressivo e volgare che imperversa in questo paese. Massimo ha sempre ribadito che Napoli è altro da quello che vogliono farci credere, Massimo ha sempre saputo la verità come quando rivendicava la necessità di certi “superpoteri” – tentando di attirare a sé oggetti vari in “Ricomincio da tre” – per i meridionali visto che al nord “c’hanno le industrie”… come una sorta di premio per chi era stato meno fortunato, insomma.
“Io ho capito perchè a noi ci hanno sempre chiamato Mezzogiorno d’Italia, per essere sicuri che a qualunque ora scendessero al Sud, si trovassero sempre in orario per mangiarci sopra”.
“A Napoli la disoccupazione è un problema che va risolto. E i politici ce la stanno mettendo tutta. Hanno pensato di risolverlo con gli investimenti. Solo che poi hanno visto che con un camion dei carabinieri riescono a investirne uno, due. Quelli so tanti. Se vogliono risolvere veramente il problema, con una politica seria e impegnata, l’unica cosa è fare i camion più grossi”.

Ecco come Massimo, alla sua maniera dissacrante e allo stesso tempo candida, parlava della questione meridionale denunciando il tipico atteggiamento italiota rispetto al sud e ai napoletani, deridendo il modo in cui la politica nazionale credeva di risolverne i problemi, senza eccessi se non quello nobile del paradosso,o quello aspro del sarcasmo.

 “Nun è overo, io nun vogl’ cagnà Napule, a me me piac’ a pizz’, ‘o mannulin…e ppoi cagnat’ Mantova, Rovigo…io so’ gghiut’ a Rovigo co’ mio padre riec’ ann’ fa… so’ turnat’ è semp’ ‘a stess’…cagnat’ Rovigo!!”.

Massimo non ha mai usato Napoli né la napoletanità per specularci sopra, per suscitare facili risate, piuttosto ne raccontava i limiti con leggerezza e mai con rassegnazione, quasi a far intravedere le soluzioni possibili; non amava altresì essere accostato a Totò o a Eduardo, ma per timidezza e pudore, non per finta modestia; con lui è scomparso un modo di “essere napoletani” più che un modo di recitare, e, nonostante l’eredità artistica che ci ha lasciati, sentiamo che manca qualcosa, che mancherà sempre qualcosa: quel sorriso, quella mimica, quello sguardo, la sua genialità inimitabile, quella sua indolenza dolce, la naturalezza disarmante con cui raccontava il suo mondo.

Pensare che ci sia oggi una generazione di giovani che non lo abbia conosciuto è inammissibile: Massimo andrebbe studiato a scuola, andrebbe raccontato a quei ragazzi napoletani che forse ne conoscono a stento il nome, andrebbe valorizzato come pezzo di un patrimonio da custodire gelosamente, e da amare, sorridendo.

Floriana Tortora

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 4 Giugno 2014 e modificato l'ultima volta il 26 Settembre 2014

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