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Napoli non si Lega

News | 14 Giugno 2018

Nulla è più “aperto” del mare: unico orizzonte visibile è quello che unisce l’acqua al cielo o che si caratterizza con i lineamenti di un nuovo territorio da conoscere.

Alessandro Baricco, in “Novecento” racconta il desiderio dei migranti diretti verso il “Nuovo Mondo” di vedere per primi i contorni della terra che avrebbe accolto i loro sogni, le speranze e i desideri di conquistare nuovamente una dignità rubata dalla loro madre patria. “America!” – avrebbe prontamente urlato chi, per primo, l’avesse vista. Come se già la tenesse scolpita negli occhi e nel cuore per riconoscerla al primo sguardo.

Il mare e i porti sono aperti per natura. Ossimoro è definire “chiusa” l’immensità dell’azzurro, il traffico frenetico dei porti, “chiuso”.

La partenza del corteo del 12 giugno, dal porto di Napoli

Dal porto aperto di Napoli inizia il corteo di partenopei, eritrei, senegalesi, uomini e donne liberi da ogni forma di etichetta imposta da altri. Al grido di essere “semplicemente” tutti e soltanto esseri umani, per primi, contro ogni forma di razzismo e xenofobia, hanno marciato su quella terra che non può appartenere a nessuno perché è di tutti.

Non di tutti i napoletani soltanto. Non degli italiani che rivendicano la purezza della loro appartenenza, credendo di poter decidere a chi poter dare il via libera per entrare all’interno dei propri confini.
Un altro ossimoro tremendo da ascoltare: l’associazione dei termini “Napoli” e “confini” non esiste. Non è mai esistita.
Provate  a passeggiare per spaccanapoli o per via dei tribunali. Fatevi un giro nella Sanità. La città di Napoli è Grecia e Roma, insieme. Nelle mura assapori gli odori di Istanbul, i suoni del Senegal e della Nigeria. Trovi l’Argentina e il Brasile nel giro di pochi metri quadrati.
Mai Napoli ha respinto la ricchezza che proviene dalle culture diverse dalla sua: se ne appropria, le trasforma, le sublima e le rende sue. 

Ecco perché Napoli non si Lega. Distante chilometri da quella Padania inesistente, baluardo del popolo delle “camicie verdi” che, prima acerrimi nemici dei meridionali, hanno trovato un altro avversario contro cui scagliarsi. La diversità gli fa paura e sono pronti a combatterla a tutti costi. Il “guerriero di Legnano” sbandierato come simbolo del partito trasformista di cui Umberto Bossi è il presidente a vita, non festeggia alcuna vittoria. Con lo scudo si difende dalla ricchezza della diversità, dalla bellezza dello scambio culturale, dall’intelligenza che mai lascerebbe spazio alla paura e alla arroganza contro chiunque.

Quel rosso che ha “sporcato” i vessilli di Lega e Movimento 5 Stelle al termine del corteo che ha colorato le strade della città il 12 giugno scorso rappresenta un vero e proprio massacro: muore la coscienza di tutti coloro i quali hanno scelto di seguire e sostenere le assurde politiche di destra di questo governo. Muore l’intelligenza e l’orgoglio dei meridionali che hanno dimenticato gli attacchi beceri e denigranti di quegli arroganti settentrionali. Muore lo spirito solidale ed accogliente di una parte di Napoli che continua a dichiarare la giustezza della chiusura dei porti.

Chiuse sono le menti di chi ragiona così. Napoli è quell’abbraccio del golfo, sormontato dal Vesuvio, che invita ad entrare, a sostare e a godere di quelle bellezze che appartengono a tutti, espressione inequivocabile di accoglienza assoluta.

Napoli non si Lega: lasciatele la libertà di guardare le stelle con la meravigliosa certezza di appartenere al mondo e di vivere in una terra che non ha confini.
A tutti gli altri, razzisti, xenofobi e rinnegati: specchiandovi nell’acqua di questo mare nostro, riuscirete  a farvi un po’ schifo da soli?

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 14 Giugno 2018 e modificato l'ultima volta il 14 Giugno 2018
#corteo   #Lega   #Napoli   #Salvini  

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