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LO SCUDETTO NELLA TESTA

Tra limiti e rischi calcolati: come l’eliminazione in Coppa Italia rivela le scelte e i (veri) obiettivi del Napoli

Sport | 3 Gennaio 2018

Il 2018 del Napoli non è di certo iniziato nel modo migliore. Ieri sera, al “San Paolo”, la sconfitta con l’Atalanta è costata agli Azzurri l’eliminazione dalla Coppa Italia, mandando così in fumo il primo (e tangibile) obiettivo stagionale della squadra partenopea. A conti fatti, il verdetto finale ha decisamente rispecchiato ciò che il campo ci ha mostrato per l’intero arco dei novanta minuti: per vigore agonistico e incisività, la formazione di Gian Piero Gasperini ha ampiamente meritato il passaggio del turno, riuscendo tra l’altro ad ottenere la seconda vittoria nelle ultime tre partite giocate davanti al pubblico di Fuorigrotta.

Una sorta di bestia nera sia per rendimento (lo scorso anno l’Atalanta conquistò sei punti su sei nei due incroci diretti in campionato), sia per qualità complessiva delle prestazioni con cui il Napoli dovrà nuovamente misurarsi a breve: dopo la sosta stagionale post-Epifania, infatti, il calendario del campionato riserverà agli Azzurri proprio l’ostica trasferta in terra orobica che – a conti fatti – rappresenterà il primo e delicato crocevia della stagione.

Siamo le scelte che facciamo

Raffreddati i bollori post-gara, la sconfitta con l’Atalanta si presenta fortemente legata a fattori di carattere prettamente mentale e psicologico. Più che aver perso la partita sul piano tattico, ieri sera il Napoli è uscito sconfitto soprattutto sotto l’aspetto motivazionale, difettando in carattere e voglia di vincere. Di imporsi.

Sarri, in conferenza stampa, ha parlato di un “processo inconscio” in virtù del quale la sua squadra riesce ad esprimersi meglio – e al massimo delle proprie capacità – soltanto in campionato. E’ come se l’obiettivo Scudetto fungesse da criptonite per le energie mentali degli Azzurri quando questi, poi, vanno a misurarsi in altre competizioni. Champions League o Coppa Italia che sia.

E le differenze di rendimento e di applicazione palesate dalla squadra non possono essere più ritenute casuali o estemporanee. Si tratta di un limite chiaro ed evidente che, in assenza di un lavoro specifico e oculato in tal senso, potrà far emergere i suoi effetti anche nel doppio incontro di Europa League – in programma nella seconda metà del mese di febbraio – con i tedeschi del Red Bull Lipsia.

I limiti, come spesso accade, derivano da scelte. Il Napoli visto ieri sera è appunto il frutto di una scelta – o di un patto, che dir si voglia – che ha nel tentativo di vittoria del campionato il suo obiettivo principe e trova nel downgrade qualitativo mostrato al di fuori esso il suo effetto più immediato.

Sul tema, la partita di ieri sera ci ha mostrato come tale scelta interessi e coinvolga l’intero ambiente azzurro, a partire dagli stessi giocatori. Si tratta, infatti, di un processo decisionale molto più ampio che non deriva solo dalla volontà dell’allenatore o dell’ambiente societario. Non occorre essere massimi esperti di calcio per capire ed evidenziare che né lo Shakhtar Donetsk, né l’Atalanta e né tanto meno il Lipsia dispongono di organici meglio attrezzati di quello azzurro. Magari qualcuno di loro, come quello della Dea, risulta meglio amalgamato in termini di minutaggio complessivo della rosa.

Le riflessioni, in tal senso, si sprecherebbero per validità e varietà, ma finirebbero per perdere di efficacia – a nostro modo di vedere – dinanzi alla priorità principe del Napoli, che ha puntato tutte le sue fiche sul campionato e proverà in ogni modo a vincerlo. E nel farlo, Sarri ha scelto di affidarsi – centellinandone così l’impiego proprio nelle coppe – al meglio del meglio che la rosa azzurra gli offre.

Rosa che – è bene sottolineare – non è all’altezza di quelle di cui dispongono le superpotenze europee del calibro di Real Madrid, Manchester City, Barcellona, Bayern Monaco o della Juventus. E che pertanto paleserebbe enormi difficoltà nel provare ad imporsi il target della vittoria in tutte le competizioni in cui è impegnata.

Dicono che più investi e più guadagni. Ma devi essere disposto a rischiare. Devi capire che potresti perdere tutto. Ma se corri il rischio, se investi in modo saggio, la ricompensa potrebbe sorprenderti.

Questione di scelte. Questione di rischi e di punti di vista. E anche di approcci mentali. Prendiamone atto e godiamoci il viaggio. Anche perché i conti si faranno comunque alla fine.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 3 Gennaio 2018 e modificato l'ultima volta il 3 Gennaio 2018

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