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NAPOLI ORFANA

Addio Maradona, un altro pezzo della nostra identità che va via

Identità | 25 Novembre 2020

Sommessamente corrono le voci, ma prima arrivano gli sguardi. Gli occhi mi si sono gelati nelle orbite e neanche le lacrime riescono a scaldare il volto attonito, rimasto scomposto alla notizia. Maradona è morto.

Non avrei mai creduto fosse possibile, come quelle cose di cui sei consapevole, ma che rigetti in toto. La mente si rifiuta.

Un altro pezzo della nostra identità che va via e ci prepariamo all’ennesima ricostruzione di ricordi, immagini nitide che tramanderemo ai posteri, connotate nel profondo dall’amore viscerale che l’uomo ha coltivato nella città.

Pensare a Maradona e a Napoli insieme significa tenere a mente due eccezioni, due assolutismi che generano contraddizioni, chiacchiericcio sterile o fede. Odio o Amore. L’odio di chi è troppo lontano dalla comprensione di cosa significhi trascinare su un campo di calcio rivendicazioni sociali, e l’amore di una città, un popolo che si è sentito vivo e onnipotente attraverso le parole dell’uomo più forte del mondo del calcio. E, mio avviso, non solo. Lo stesso che dall’altra parte del mondo ha trovato il comune denominatore perfetto tra le sue radici e la città che lo accoglieva.

Per questo non è solo calcio e non potrà mai essere solo un calciatore.

Oggi tutti siamo orfani e tutti perdiamo per sempre un pezzo importante che ha segnato le nostre vite, facendoci sentire grandi perché potevamo raccontare di averlo visto giocare, tirare un rigore. Orfani siamo perfino noi che non l’abbiamo visto indossare la maglia azzurra, ma che siamo stati suoi contemporanei e siamo cresciuti con i racconti e gli aneddoti dei nostri familiari che prima di noi l’avevo seguito allo stadio.

E se un uomo continua a far sognare intere generazioni lontane dal suo tempo, non credo basti una cronistoria per portarvi ad esplorare il vuoto abissale che Maradona sta lasciando, ma una cosa è certa: non è morto il calciatore o l’uomo, è morta l’essenza di una generazione che ha sognato e vissuto una rivalsa sociale e sportiva. È morto un uomo che ha esportato a livello mondiale il valore più autentico dell’umanità, che con la sua semplicità e quell’accento latino ha smontato dogmi e stereotipi, squarciato il velo dei soprusi mediatici e ha acuito le frustrazioni di chi ha dovuto riconoscere il suo genio mentre cercava di infangarlo appigliandosi ai suoi problemi personali.

Questo 2020 ci sta strappando l’ultimo pezzo di cuore rimasto vivo, l’ultimo moto d’orgoglio napoletano che ci faceva sentire eterni, immortali. Avevamo un unico Dios, ora vivremo nel grande ricordo di un uomo che sarà leggenda.


Elena Crispino

 

 

Un articolo di Elena Crispino pubblicato il 25 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 25 Novembre 2020

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