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RIFLESSIONI SPARSE

Napoli-Udinese e le indicazioni (presenti e future) sulla stagione degli Azzurri

Sport | 20 Dicembre 2017

Il racconto e il significato di Napoli-Udinese è tutto racchiuso nell’immagine in evidenza che abbiamo scelto per questo nostro approfondimento: l’undici titolare scelto ieri sera da Maurizio Sarri, composto da soli quattro “titolarissimi” (Koulibaly, Hysaj, Jorginho e Callejon) e corredata da sette seconde linee, tre dei quali (Rog, Ounas e Giaccherini) all’esordio assoluto in stagione dal primo minuto di gioco.

Un turnover di ampio respiro, completato dagli innesti di Sepe tra i pali, di Maksimovic e Maggio nel pacchetto difensivo, nonché di Zielinski, seppur oramai vero e proprio titolare aggiunto, nel ruolo solitamente occupato da Marek Hamsik. Si trattava della migliore occasione per vedere all’opera quei giocatori fin qui poco utilizzati che, escludendo il già citato Zielinski, avevano all’attivo appena 1372 minuti trascorsi sul rettangolo verde. Un minutaggio complessivo decisamente scarno: basti pensare che lo sfortunato Ghoulam, prima dell’infortunio al crociato del ginocchio sinistro dello scorso 1°novembre, si è fermato a quota 1468.

Tanti, tantissimi i temi apparecchiati sul manto erboso del San Paolo: la rosa del Napoli è realmente competitiva per sostenere i tanti impegni che attendono la squadra da qui alla fine della stagione? Le “riserve” sono all’altezza dei titolari? Possono davvero consentire il ricorso a più ampie rotazioni in grado di far respirare i calciatori azzurri di maggior talento? Perché Sarri “non mette” a Giaccherini e Ounas?

La risposta del campo

Il calcio si contraddistingue da sempre per essere animato e regolato da due imprescindibili canali emotivi e comunicativi: l’insindacabilità del verdetto restituito dal campo e il mare sconfinato di pareri, visioni e opinioni che ne circonda le discussioni. Un fitto meandro in cui oggettività e soggettività si mescolano, finendo spesso col confondersi, e dal quale è necessario uscire con ordine se si vuol cercare di capire quali sono le indicazioni – presenti e future – che la partita di ieri sera tra Napoli e Udinese ci ha potuto restituire, andando oltre il mero risultato finale.

Nel farlo, proviamo a rispondere in ordine sparso ai temi sopra citati: il Napoli ha una rosa davvero competitiva per competere su tre fronti fino al termine della stagione?

Il reparto difensivo ha mostrato degli ottimi sincronismi nella lettura delle diverse situazioni di gioco: se in tal senso la prestazione di Christian Maggio non è più da ritenersi una sorpresa, qualche parola in più merita di essere spesa per Nikola Maksimovic.  Il serbo, alla sua terza presenza da titolare in stagione, è apparso talvolta insicuro nella scelta del tempo di gioco – sia quando si trattava di andare in anticipo sull’avversario, sia quando c’era da impostare la manovra dal basso – ma ha gradualmente acquisito sicurezza e solidità, disimpegnandosi egregiamente fino al fischio finale.

Nonostante qualche brivido di troppo abbia cavalcato le nostre schiene su di un retropassaggio per Sepe nei minuti finali, nel complesso la prova di Maksimovic – seppur al cospetto di un Udinese anch’essa imbottita di seconde linee – può essere comunque ritenuta soddisfacente.

Le risposte migliori sono senz’alcun dubbio giunte dal centrocampo, guidato e orchestrato da un Jorginho costretto agli straordinari per la squalifica di Amadou Diawara. Più che di Zielinski, certezza e alternativa di lusso dell’undici azzurro, è lecito sottolineare ed evidenziare a più riprese la grande prestazione offerta da Marko Rog. Il croato continua a mostrare una fame di campo senza eguali, correndo con intelligenza tattica ed efficacia dal primo all’ultimo minuto di gioco. Dai suoi piedi parte l’occasione da gol di Callejon nel primo tempo – l’unica degna di nota della prima frazione di gara – e da un suo tempestivo recupero a centrocampo nasce l’azione da cui scaturisce la rete decisiva di Lorenzo Insigne.

Un inesauribile mastino, un tuttocampista box-to-box di estrema affidabilità a tal punto da essere (ri)proposto da Sarri, nel finale di gara, nel ruolo di esterno destro d’attacco. I soli 264 minuti in campo racimolati prima di ieri sera rappresentano, a nostro modo di vedere, il vero grosso interrogativo sulla gestione della rosa da parte del tecnico toscano.

E se ad attenderlo ci sia, alle porte, una seconda metà di stagione da assoluto protagonista?

Risposte decisamente meno confortanti sono giunte dall’attacco. In particolare, l’esperimento di Callejon nel ruolo di punta centrale non ha dato i frutti e le risposte sperate: lo spagnolo, infatti, ha giocato pochissimi palloni ed è apparso un pesce totalmente fuor d’acqua nello giocare la sfera spalle alla porta. La prestazione dell’ex Real ha fatto così emergere quella che è la prima e vera necessità di organico del Napoli, verosimilmente colmata nel prossimo mercato invernale con l’arrivo dal Chievo Verona di Roberto Inglese.

Dulcis in fundo, i pomi della discordia Giaccherini e Ounas: nel post-partita, Maurizio Sarri ha brillantemente difeso i due giocatori, individuando nello scarso utilizzo da lui stesso procurato il motivo delle prove tutt’altro che esaltanti offerte dai due esterni azzurri.

L’ex Bologna non è mai riuscito a cambiare passo e ritmo alle manovre d’attacco del Napoli, finendo col disinnescare da solo quasi tutti i suoi tentativi e le sue iniziative. Decisamente più intraprendente il lavoro offerto dal 21enne franco-algerino, che ha colpito un palo nel primo tempo oltre a ben destreggiarsi in un paio di giocate individuali. Da rivedere, invece, il suo apporto tattico e il suo pieno inserimento negli ingranaggi azzurri, causa ed effetto del poco utilizzo in campo fin qui maturato nel corso della stagione.

Tiriamo le somme

Al netto di un’organizzazione tattica impeccabile e di uno spartito mandato giù a memoria nonostante i tanti cambiamenti fatti nella formazione titolare, la gara con l’Udinese ha comunque dimostrato che il Napoli senza i suoi migliori giocatori perde molto del suo mordente e, soprattutto, della sua imprevedibilità. E quanto detto per la squadra azzurra è universalmente applicabile a qualsiasi squadra, di primo o second’ordine che sia.

Ounas e Giaccherini non sono stati meno incisivi di Insigne e Mertens – che hanno sì cambiato marcia al Napoli, ma hanno soprattutto riposato in vista della gara di sabato con la Sampdoria – per il sol fatto di avere meno minuti nelle gambe e, pertanto, una minor intesa all’interno delle dinamiche di gioco azzurre. Insigne e Mertens sono semplicemente ed incredibilmente più forti dei loro compagni di squadra, divenendo pertanto insostituibili e irrinunciabili per lo stesso Sarri che – ipse dixit – ogni mattina si sveglia con un solo obiettivo: quello di vincere le partite e studiare il modo migliore per farlo.

E capirete che senza due giocatori importanti come Milik e Ghoulam, parlare di rosa profonda e varia diventa esercizio di mera retorica. Piacevole, illuminante. Ma pur sempre retorica.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 20 Dicembre 2017 e modificato l'ultima volta il 20 Dicembre 2017

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