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NAPOLI VOTA SI

Il percorso del Comitato referendario Napoli No Triv per il Si al referendum

Ambiente, Attualità, Battaglie, Cultura, Diritti e sociale, Economia, Europa, Eventi, Italia, NapoliCapitale, Politica | 17 Aprile 2016

 

- NAPOLI 10 APR 2016 - Flash Mob referendum sulle trivelle. Comitato No Triv Napoli  in Rotonda Diaz per manifestare a sostegno del SI! e catena umana per dire no alle trivellazioni.      foto Riccardo Siano
– NAPOLI 10 APR 2016 – Flash Mob referendum sulle trivelle. Comitato No Triv Napoli in Rotonda Diaz per manifestare a sostegno del SI! e catena umana per dire no alle trivellazioni.
foto Riccardo Siano

 

Poco più di un mese per portare avanti la campagna di sensibilizzazione per il “Si” al referendum di oggi, 17 aprile, sull’abrogazione del terzo periodo del comma 17 dell’articolo 6 del Codice dell’Ambiente in sostanza se concedere o meno proroga delle concessioni alle piattaforme estrattive in mare, entro le 12 miglia dalla costa fino ad  esaurimento dei giacimenti.

Un quesito posto da nove regioni – Basilicata, Campania, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria e Molise – snaturato in parte dalle modifiche poste alla legge di stabilità, i quesiti, inizialmente, erano sei.

Comitati e Regioni si sono visti negare, in questi mesi, anche la richiesta dell’Election Day che avrebbe permesso di votare in un’unica data, quella del 5 giugno per le amministrative – che si terranno in molte città principali italiane – e di risparmiare circa 300 milioni. Questo nel concreto ha comportato grandi difficoltà dei comitati nel poter informare velocemente i cittadini su un tema così delicato, unito ai numerosi inviti di Renzi, ultimo aggiunto anche quello l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a non andare a votare e ai divieti imposti alle amministrazioni comunali di esprimersi in materia, violando di continuo l’Art. 48 della Costituzione in cui il voto viene definito “dovere civico” del cittadino della Repubblica itagliana.

A Napoli, tuttavia, è nato un comitato attivo ed eterogeneo che in questo mese e mezzo ha portato avanti con costanza e determinazione le argomentazioni a favore del “Si”. Un Comitato giovane formato da attivisti provenienti da varie aree geografiche e di lotta e che ha concluso, ufficialmente,  lo scorso 10 aprile la campagna con un ultimo atto: un grande Si umano davanti il mare che bagna Napoli sul lungomare.

In questi mesi abbiamo seguito e partecipato alle iniziative del Comitato, di cui vogliamo raccontarvi la storia con quest’intervista nata dopo incontri ed assemblee svolte in questi mesi nei luoghi simbolo della resistenza napoletana come l’Ex Opg.

Com’è nato il comitato?

La nascita del Comitato non è stata particolarmente difficile. Questo perchè Napoli ha una lunga storia di lotte ambientali e tantissime sono le realtà che le animano quotidianamente su diverse aree della città. Il primo passo è stato metterle insieme tutte e lavorare per un obbiettivo comune. Quello che è venuto fuori da un solo mese di lavoro è importantissimo: al Comitato si sono aggiunte tante realtà note e meno note, tanti ragazzi e ragazze a cui sta a cuore la difesa dell’ambiente e del territorio, ma soprattutto moltissimi si sono interessati alle ragioni del Referendum e hanno dimostrato la propria intenzione e la propria voglia di andare a votare (Sì ovviamente). E’ comunque nostra intenzione che questo coordinamento non si limiti alla sola tappa del 17.

Di cosa tratta il referendum ?

Il quesito referendario recita:“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?

Esso quindi non riguarda il divieto di effettuare nuove trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa, dove sono già vietate, ma riguarda la possibilità che, una volta scadute le concessioni di quelle già esistenti, queste vengano fermate anche se c’è ancora gas o petrolio da estrarre. Infatti il governo Renzi, con lo sblocca Italia, ha reso possibile per una compagnia che opera in queste zone estrarre fino all’esaurimento del giacimento rendendo superfluo e automatico il rinnovo delle concessioni. Il referendum ha quindi l’obiettivo di fermare le trivellazioni alla scadenza delle concessioni, che nel 2016, dopo il COP21 e tante belle parole, è il minimo che si possa fare per iniziare una transizione verso una società meno dipendente dalle fonti fossili.

 

Come vi ponete rispetto alle ragioni del No?

In netta contrapposizione. In gioco ci sono troppi interessi e, soprattutto, il futuro del nostro Paese. Non è accettabile liquidare il Referendum, considerandolo un “voto simbolico” perchè riguarda solo una ventina di concessioni. Proprio per questo, non votiamo per questa o quella trivella, ma per dire al governo che tipo di modello energetico e di sviluppo vogliamo per il nostro Paese. Per non parlare della posizione di chi promuove il non voto, in primis il presidente del consiglio Matteo Renzi. E’ una posizione altrettanto inaccettabile, ma soprattutto antidemocratica e in mala fede perchè mira senza dubbio al non raggiungimento del Quorum.

Perché votare si?

Per tanti motivi, sia immediati che di ampio respiro e di più lunga portata: è ormai dimostrato che il rinnovo automatico delle concessioni di cose pubbliche genera cattiva amministrazione e soprattutto disinteresse per i danni provocati dato che il modo in cui il bene viene gestito non è sottoposto a nessun controllo e a nessuna verifica.

L’ utilità pratica della progressiva chiusura di queste piattaforme risiede nel fatto che queste producono pochissimo petrolio e gas e fruttano allo stato molto poco mentre allo stesso tempo hanno un significativo impatto ambientale sia in termini di inquinamento delle acque che di abbassamento del livello del suolo. Sono soltanto un peso per la collettività, un costo sociale e ambientale che non è ripagato da altrettanti benefici se non per i pochissimi imprenditori coinvolti. Vengono “tenute in vita” soltanto per evitare i costi di smaltimento alle lobby petrolifere, di cui il governo è emanazione diretta. Allargando invece lo sguardo oltre il mero tecnicismo del quesito, si nota subito l’enorme significato politico di questo referendum, reso ancora più evidente dalle vicende degli ultimi giorni.

Lo scandalo che ha visto coinvolti multinazionali, imprenditori ed esponenti del governo e che ha portato alle dimissioni del ministro dello sviluppo economico Guidi, ha mostrato chiaramente qual è il modello di sviluppo che hanno in mente Renzi e i suoi amici petrolieri. Un modello di sviluppo fondato sul clientelismo, sulla corruzione e sulla mancanza di trasparenza in cui pochi fanno profitti a scapito della maggior parte della popolazione. Popolazione su cui ricade interamente il prezzo da pagare di quello che ci viene venduto come progresso e sviluppo e che invece spesso è soltanto danno ambientale e alla salute come dimostra il caso della Basilicata. Questo referendum assume quindi un valore politico enorme. E’ un’occasione per esprimere il proprio rifiuto di questa logica, per far sentire per una volta la nostra voce contro quella delle lobby petrolifere, la voce di chi vuole vivere in pace con gli altri e con l’ambiente. Questo significato politico è molto chiaro ai nostri media e ai nostri governanti che per questo stanno volutamente oscurando e intralciando il referendum, cosa molto grave per una democrazia. È per questi motivi che il 17 Aprile è una data particolarmente importante .Votare SI a questo referendum vuol dire esprimere simbolicamente il proprio parere contro le politiche energetiche del governo che, aldilà delle belle parole sulle energie rinnovabili tenute nei meeting internazionali sul clima, nei fatti proseguono a senso unico nella corsa al petrolio. Votare SI vuol dire schierarsi contro le attuali politiche di sviluppo, insostenibili a livello ambientale e sociale, che tendono a favorire gli interessi dei pochi a scapito di quelli della maggioranza della popolazione!

Comitato Referendario Napoli No Triv 

Elena Lopresti 

 

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 17 Aprile 2016 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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